4° Firenze FilmCorti Festival – I premi e le motivazioni per la Sezione Directorial Debuts – Fedic Prize

Primo Premio per la categoria DIRECTORIAL DEBUCT va al film SILENCE del regista Dejan Mrkric.
Senza ombra di dubbio e senza pericolo di sbilanciarci troppo questa opera prima è stata una delle opere più amate in assoluto di questa edizione. La regista dimostra uno stile, una forza e una determinazione nel suo racconto da far invidia a cineasti ben più esperti. La storia racconta il dramma del sentire, a qualsiasi livello, corporeo, mentale, esistenziale. La sordità incipiente della protagonista è solo l’emblema di un sentire che sta svanendo e vuole essere recuperato a qualsiasi costo, tramite il contatto disperato con il proprio corpo la cui menomazione fisica diventa anch’essa simbolica. La bravissima attrice Charly Thorn è formidabile nel mostrare un candore e un’irrequietezza che riusciamo a sentire genuini, mostrando anche lei uno stile del tutto personale e carismatico. Siamo lieti di premiare quest’opera che meriterebbe tanti altri premi, e seguiremo con grande attenzione la carriera di questo cineasta, sicuramente una promessa del panorama internazionale.SILENCE_1.9.1_150dpi
Secondo premio per la categoria DIRECTORIAL DEBUCT va a Shadow della regista Jae Won Jung. Un noir/thriller psicologico esistenzialista che si snoda in inseguimenti e rivelazioni, in cui la figura del cineasta e dell’attrice finiscono per simboleggiare una condizione umana per cui senza la testimonianza dell’altro, ogni vita è non vissuta. Una bella prova, originale e coinvolgente che merita uno dei massimi voti nella nostra selezione.
Terzo premio per la categoria DIRECTORIAL DEBUCT va a Orchid’s never die della regista Olivia Martinez de La Grange, un’opera che ci ha molto colpito per schiettezza, coraggio e voglia di mettersi a nudo. Attraverso tre generazioni si vive emblematicamente l’epopea di una condizione femminile che a qualsiasi latitudine e longitudine è spesso storia di rinunce e violenze. La regista tratta quest’argomento senza retorica, ma con una grande compassione e voglia di riscoprire sé stessa attraverso la storia delle donne della sua famiglia. Un documentario per eccellenza, perché intimo, personale, biografico e sincero. Una vigorosa opera prima.
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