A proposito di “Elephant song” con Xavier Dolan. Dubbi, interrogativi e riflessioni da sciogliere dopo la visione.

(QUESTA NOTA E’ SCONSIGLIATA A CHI NON HA VISTO IL FILM, PERCHE’ LA DISCUSSIONE CHE APRE E’ RIVELATRICE DEL FINALE. WE ARE NOT SPOILERS!!! Pertanto essa e’ dedicata esclusivamente a coloro che hanno avuto il piacere di assistere al visione di questo film domenica 16 luglio al Chiostro del Museo Novecento di Firenze o a chi visto il film all’estero o per altri canali.)

(marino demata) Una della caratteristica essenziale che il cinema da qualche decennio sta assumendo è quella di non dire tutto della storia narrata in un film, ma lasciare allo spettatore la possibilità di interrogarsi su determinati temi lasciati in sospeso. Siamo del tutto d’accordo con questo andamento: il film non deve dire tutto, ma acuire l’intelligenza e la fantasia dello spettatore che in qualche modo deve dare la propria interpretazione ai punti topici che il regista lascia in sospeso o in posizione dubitativa. Un film che dice tutto ha solo una funzione (rispettabile quanto si vuole) di intrattenimento evasivo che si esaurisce in se stesso. Al contrario un film che lascia dei dubbi e che dà adito a diverse interpretazioni esalta il ruolo dello spettatore. Come sosteneva tenacemente e con passione un grande sostenitore del ruolo creativo dello spettatore, il purtroppo scomparso Abbas Kiarostami.
Elephant song, diretto dal regista canadese Charles Binamè e tratto dalla pièce teatrale omonima di Nocolas Billon e che si avvale soprattutto dei duelli dialettici tra i due protagonisti interpretati da Bruce Greenwod e da Xavier Dolan, ha una struttura a incastro, ove il presente è costituito dai colloqui che i Dirigente dell’Ospedale psichiatrico Dr. Craig Jones ha di volta in volta in volta col Dr. Green e con la capo infermiera Susan Peterson. Si tratta di spezzoni di colloqui attraverso i quali il Dirigente cerca di ricostruire i tasselli di una tragica giornata. La sceneggiatura è molto attenta a non lasciare allo spettatore nessun indizio che quei colloqui sono finalizzati a ricostruire le fasi attraverso le quali si è arrivati alla morte del paziente Michael Aleen.Elephant Song
Gli spezzoni di colloqui sono brevissimi, quasi incomprensibili per chi non ha il quadro generale della storia e servono solo per delineare gli stati d’animo degli interlocutori. Sono però naturalmente intervallati da lunghi e ampi squarci in flashback degli eventi di quella giornata e segnatamente del Dr. Green col paziente Aleen. In questo contesto registriamo un flashback nel flashback, allorchè Michael Aleen ricorda l’unica volta che ha visto suo padre, quando questi gli ha fatto assistere all’uccisione di un elefante, elemento decisivo per il suo equilibrio psichico. Un altro flashback è situato proprio all’inizio del film, assieme ai titoli di testa, allorchè la madre di Michael, famosa cantante lirica, si esibsce a Cuba e prova un trasparente fastidio per la presenza del figlio.
In questo quadro sono tre gli elementi di rilievo problematici sui quali il film ci invita a riflettere:
1) Il Dr. Green è stato incaricato di incontrare il paziente Michael Aleen per cercare di scoprire quello che egli sa sulla scomparsa improvvisa, la sera precedente, del Dr. Lawrence, che lo tiene direttamente in cura.
Quando arriva nell’ufficio di Lawrence, Green si rende conto di non avere gli occhiali da vista. Questo particolare viene molto enfatizzato e ripetuto più volte. E’ legittimo per lo spettatore chiedersi il perché di tale insistenza, che porta Green a  momenti di irritazione e nervosismo, quando lo vediamo con la cartella clinica del paziente in mano, impossibilitato a leggerla. Teniamo presente che il Dr. Green vede il paziente per la prima volta in vita sua! Lo spettatore attento capirà solo alla fine che la impossibilità di Green a leggere la cartella clinica del paziente gli  impedisce di conoscere la grave patologia della quale è affetto, e cioè l’intolleranza completa alle nocciole. Quando Michael si impadronisce della scatola di cioccolatini presa dal cassetto della scrivania del Dr. Lawrence, Green non interviene, come avrebbe dovuto, per impedire che Michael ingerisca tutti i cioccolatini alla nocciola presenti. Come è noto è proprio questo che porterà Michael alla morte. C’è solo da riflettere ancora su come si possibile in ogni caso che un medico affermato possa aprire un colloqui con un paziente che non conosce senza leggere la cartella clinica. In certo senso questa circostanza, dovuta alla dimenticanza degli occhiali più volte ricordata nel film, porta il Dr. Green ad essere la causa prima della morte di Michael.Elephant song3
2) Il tipo di rapporti tra Michael e il Dr. Lawrence, che lo aveva direttamente in cura, risultano non del tutto chiari nello svolgimento della storia. Le dichiarazioni dei diretti interessati sono contraddittorie e finiscono col depistare (volutamente?) lo spettatore. Proviamo a ricostruire i vai elementi. Michael inizialmente vuole lasciare intendere al Dr. Green che i rapporti col dottore scomparso, che lo aveva in cura, erano intimi. Abbiamo una sequela di indizi: dapprima Michael mima un rapporto orale utilizzando la proboscide del suo elefantino di peluche; poi invita il Dr. Green a prendere una busta contenente foto  nel cassetto della scrivania. Le foto ritraggono Michael nudo in pose oscene: sono state, secondo le sue dichiarazioni, da lui regalate a Lawrence. Si va avanti su questa versione per un po’. Successivamente Michael cambia registro e sostiene che l’amore del Dr. Lawrence nei suoi confronti era di  carattere platonico. In una delle ultime scene del film, dopo la morte di Michael, Green incontra Lawrence e quest’ultimo ribadisce che il suo amore per Michael era del tutto platonico. Questa versione tra l’altro giova molto alla Casa di Cura, perché le evita un pesante scandalo che si aggiungerebbe ad un altro simile avvenuto pochi mesi prima. Resteranno però nello spettatore molti dubbi su quel rapporto, che resta ambiguo, e ciascuno potrà farsi un’idea diversa in merito.
3) La concitata sequenza che porta alla morte di Michael, malgrado gli estremi tentativi di iniettare adrenalina e di praticare il massaggio cardiaco, inducono a pensare che il ragazzo andasse volutamente incontro alla morte, cogliendo la palla al balzo della superficialità del Dr. Green che gli aveva consentito di ingerire l’intera scatola di cioccolatini. In più il ragazzo cerca anche di mettersi davanti alla porta per impedire a Green di andare in farmacia a prendere l’adrenalina. Da notare che l’idea di arrivare alla propria morte matura improvvisamente mentre mangia i cioccolatini; al contrario tutto l’andamento della giornata e la discussione con Green fanno pensare ad una volontà di vivere e di uscire dalla  casa di Cura, come esplicitamente richiesto.

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