“The rover” (Aus.lia 2014) di David Michoud – Domenica 30 luglio ore 21.00 al Chiostro del Museo Novecento – FI

Un film distopico con due grandi attori


(marino demata) The rover è un termine poco usato in America e in Inghilterra: si tratta di un’espressione australiana che si può tradurre con “Il vagabondo”. E questo è il titolo che il regista australiano David Michod ha dato al suo secondo film del 2014, dopo l’esordio molto apprezzato di Animal Kingdom, che si è guadagnata una candidatura all’Oscar e molti premi in Festival sparsi per il mondo. The rover  è un film di grande interesse che affronta nella maniera giusta un tema non nuovo nel cinema. Ci riferiamo ai film cosiddetti “distopici”, che cioè parlano del futuro non in maniera positivamente utopico, ma, al contrario, in maniera catastrofica. In questo percorso la letteratura ha preceduto il cinema. Basterebbe citare un paio di mostri sacri come il celeberrimo Orwell e  Ray Bradbury, l’autore di Fahrenheit 451, fonte di ispirazione di Francois Truffaut per il suo film omonimo.
Ma più recentemente, nella sconfinata letteratura fantascientifica in generale, un romanzo si è staccato su tutti per originalità, modalità narrative e linguaggio: ci riferiamo al capolavoro della letteratura di genere, The road di Cormac McCarthy. Purtoppo un tentativo di versione cinematografica per la regia di John Hillcoat è risultato non esaltante e lontano dallo spirito del romanzo. Ma The road è rimasto fonte di ispirazione in generale di alcune opere cinematografiche di ottima fattura.
E’ il caso appunto di The rover, che, proprio come il romanzo di McCarthy, si svolge in un futuro imprecisato, dieci anni dopo il collasso economico, politico, demografico e sociale dell’intero pianeta. Il collasso ha avuto come conseguenze la cancellazione delle più importanti risorse, la rarefazione della popolazione, e quella violenza che inevitabilmente prende quota quando non c’è più alcun Governo, né forma di Stato, né regole da rispettare e soprattutto si lotta per la propria sopravvivenza.The rover3

Il film si svolge in Australia perché è lì che si sono individuate alcune fonti di lavoro e di possibilità di vivere meglio: il lavoro nelle miniere. Ma, come sempre accade, accanto a chi si riversa, anche da Paesi lontani, nel continente australiano per cercare lavoro, si presentano alla ribalta anche masnade di uomini che cercano di sfruttare la situazione attraverso la violenza e le ruberie.
Il film ha la particolarità di soffermarsi sul comportamento diverso degli uomini in quella situazione di vera e propria anarchia. Il regista ci fa entrare subito in tema, addirittura ancor prima dei titoli di testa: un paesaggio stepposo e desertico e il primissimo piano del volto sofferto e scavato di Eric (un eccellente Guy Pearce, del quale non dimenticheremo mai l’interpretazione in Memento). Su quel volto la macchina da presa si sofferma per qualche momento in maniera inusuale, quasi a volere spingere lo spettatore a fraternizzare da subito con quello che poi sapremo essere un ex contadino, che ha perso quasi tutto. Scende dalla sua auto e si reca in quello che un tempo doveva essere un bar lungo una strada deserta dell’entroterra. Nel locale si sente musica orientale soffusa. I pochi uomini presenti – come tutti i personaggi del film – sono armati.  Dopo tutto c’è una atmosfera di pace e Eric sembra voler godere fino in fondo di quella sosta rilassante. Ma la pace dura poco. Eric non si rende subito conto che tre brutti ceffi sono scesi dal loro pick up sgangherato e si sono impossessati della sua auto. Quando Eric si accorge del furto è troppo tardi e non gli resta altro da fare che prendere il vecchio pick up e mettersi alla caccia dei tre ladri.The rover
Appare subito strano che Eric si dia da fare per recuperare la propria auto in una realtà nella quale tutto sembra essere di nessuno e di tutti. Non sarebbe così difficile per Eric procurarsi un’altra auto magari anche migliore di quella che gli è stata rubata. Ma Eric sembra molto determinato. Ci sarà una ragione speciale perché Eric debba intraprendere un lungo e pericoloso inseguimento per rimpossessarsi della propria macchina? Cosa conterrà di tanto speciale? Non a caso una donna che Eric incontra lungo il viaggio gli chiederà: “Devi proprio amare quell’auto, tesoro.”Lo spettatore dovrà aspettare l’ultimo fotogramma del film per avere una spiegazione!
Ben presto, nel suo inseguimento, Eric sarà coadiuvato da un personaggio chiave dell’intera storia
: Rey (interpretato dall’attore inglese Robert Pattinson (del quale ricordiamo il personaggio di Edward Cullen in The Twilight Saga  e Cosmopolis di David Cronenberg). Rey è il fratello di uno dei tre malfattori, Henry: nel corso di  una rapina è stato gravemente ferito. I tre fuggitivi lo lasciano forse credendolo morto o per la fretta di fuggire: le recriminazioni di  Henry sono molto blande!
Dunque questo è il corposo antefatto del film, che diventa poi una sorta di road movie dei due uomini, disperati per ragioni diverse, lungo le desertiche e polverose strade dell’interno dell’Australia a caccia di un auto con tre uomini a bordo.the-rover-robert-pattinson.png
La caratterizzazione di Eric da parte di Guy Pearce è tipica di un attore consumato: si muove con determinazione, anche se non sempre sa dove recarsi. Inoltre, malgrado si scorge chiaramente che di base avrebbe un carattere mite, come di chi vive dell’attività agricola, ha imparato che al momento opportuno può essere necessario impugnare la pistola e uccidere un uomo senza tante storie. Robert Pattison è ugualmente straordinariamente efficace nel suo ruolo di sbandato e di balordo, pieno di tic nervosi, che da un lato vorrebbe ritrovare il fratello e casomai fargli pagare l’abbandono, all’altro lato vorrebbe impedire che Eric lo uccida. Una strana coppia accomunata dal fatto che entrambi si sentono derubati di qualcosa, Eric dell’auto e Rey della fiducia del fratello.
Il regista, David Michod, ha dichiarato che dopo tutto il suo film è falsamente post-apocalittico e che le tragiche scene a cui si assiste in realtà non sono poi così fantascientifiche: l’assalto in senso positivo da parte dei lavoratori e in senso negativo da parte degli avventurieri alle miniere australiane si svolge in maniera molto simile a quello che oggi (e non nel futuro) già accade in realtà come la Sierra Leone, la Nigeria e la Guinea. Questa tesi ha un riferimento preciso in tutti coloro che hanno sostenuto e sostengono che la maggior parte dei film fantascientifici più che parlare del futuro, parla in realtà del presente e dei problemi della nostra attualità. E alla fine ci rendiamo conto che uno dei meriti di questo film e del suo regista è anche quello di aver alimentato questo dibattito sul genere distopico, quale futuro-presente…

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