“Diabel/Diavolo” (Pol. 1972) di ANDRZEJ ZULAWSKI – Domenica 6 agosto ore 21.00 al Chiostro del Museo Novecento – Firenze

Ciò che non è scritto non esiste

 

 

(marino demata) Un uomo con barba e avvolto in un ampio mantello arriva a cavallo nell’ampio cortile di un monastero, che nell’emergenza della guerra è stato anche adibito a prigione. In pochi secondi la scena ti aggredisce e ti stordisce come potrebbe fare un forte pugno nello stomaco:  suppellettili, forse mobili, che bruciano, soldati che fuggono  non si a dove,  tipica manifestazione quest’ultima di un esercito in rotta. E ancora: il suolo pieno di morti , ruote di carro, devastazione ovunque. E’ una sequenza di appena poco più di un minuto. Ma è intensissima e ti catapulta direttamente in un altro mondo. Non mi riferisco al mondo lontano della guerra tra la Polonia e l’invasore prussiano. Ma mi riferisco al mondo parossistico e pieno di dolore di Zulawski.
Il film è “Diabel”/”Il diavolo”, una delle prime opere del grande e controverso regista. Un film maledetto, bloccato per 17 anni dalla censura polacca e dalle autorità religiose. Maledetto ancora oggi, se si pensa che è quasi completamente scomparso anche nelle edizioni in DVD.
La scena descritta sopra si riferisce ad uno dei tanti episodi della guerra della Polonia contro le armate prussiane, preludio a quella che sarà una delle tragiche spartizioni del Paese nell’ultimo decennio del XVIII secolo. diabel-1
Cosa cerca l’uomo a cavallo avvolto da un ampio mantello nel monastero in parte adibito a prigione? Ha un ordine di liberazione per un prigioniero, il giovane nobile contestatore Jakub, imprigionato per aver tentato di uccidere il re. La liberazione del giovane riesce e l’uomo a cavallo provvede anche a portar via una giovanissima suora perché allieti la fuga del giovane.
Jakun vorrebbe tornare a Varsavia e unirsi di nuovo ai contestatori, ma viene dissuaso dal suo liberatore.
Inizia a questo punto il peregrinare di Jakub verso la via di casa, il suo palazzo nobiliare, ma tutto intorno a sé continua a vedere paesaggi di devastazione e di morte. Lungo la strada Jakub incontra una compagnia di attori girovaghi che lo invitano ad unirsi a loro. Jakub rifiuta perché ha fretta di tornare a casa. Il capo della compagnia, Herz, cerca di convincerlo con argomenti che hanno una loro logica: “Tutti scappano da tutti più lontano che possono. Anche dalle camere reali. Ma come salvare se stessi? Esibendosi!” Oltre a questo Herz rivela a Jakub che a casa troverà le cose molto cambiate: la sua fidanzata sta per sposare un altro uomo.
Purtroppo, arrivato a casa, Jakub trova una devastazione superiore a quella trovata lungo il percorso. Vede la sua fidanzata incinta in procinto di sposarsi con un suo amico, il padre si è suicidato e il corpo giace da giorni quasi in decomposizione su un letto, la madre è diventata una prostituta, il fratello si è unito alla sorella in un rapporto incestuoso, il palazzo è in parte sventrato. Lo spettacolo porta Jakub quasi alla follia.diabel2
L’uomo col mantello, che lo ha seguito lungo il viaggio, gli dà dei consigli e lo protegge, ma Jakub non riesce a fare altro che lasciare dietro di sé una scia di sangue e di morte, uccidendo, anche senza una plausibile ragione, con un rasoio, tutti coloro che gli si parano innanzi, senza neppure risparmiare i suoi più stretti famigliari. Morte. Inferno. Decadenza. Ma dire “decadenza” forse è poco, a meno che non si specifichi, come si sentirà dire in faccia Jakub, che essa è delle due l’una: “Cos’è la decadenza? Debolezza contro malvagità o malvagità contro debolezza?”
Il film riserverà ancora sorprese soprattutto nell’ultima parte, con un finale e un contro-finale raccapriccianti e deliranti, nei quali verrà svelato chi è il falso e il vero Diabel. La verità è che Jakub porta con sé qualcosa di prezioso, una lista di nomi di suoi compagni cospiratori. I suoi nemici vorrebbero mettere le mani su quella lista. Jakub obietta che i nomi sono noti a tutti, sentendosi rispondere con una delle tante massime o frasi lapidarie di cui il film è pieno: “Quello che non è scritto non esiste!”
diabel-il-diavolo-copertina-960x299Al Al suo secondo film Zulawski ci porta per mano in una sorta di discesa agli inferi, in un film adatto a persone dallo stomaco forte, che ci racconta a quali livelli può arrivare il male insito nella natura umana. Un vero e proprio incubo che ci racconta di un mondo alle soglie dalla sua decomposizione, e nel quale il regista ci chiarisce subito a quale tipo di cinema lui intende rivolgersi. Il cinema non è un passatempo, ma un mezzo per far conoscere al pubblico la vera essenza della vita, dominata dalla presenza del male.
Il film fu bloccato dalla censura politica e religiosa del tempo. Entrambe le autorità videro nel film una trasposizione nel secolo XVIII di eventi e clima politico della contemporaneità. Nella lettura del film avevano probabilmente ragione perché è difficile non vedere in Jakub un eroe senza tempo, che combatte generosamente contro il potere, ma che sembra inevitabilmente dover essere sopraffatto non solo dal male insito nel potere, ma anche, più in generale, in quello che si annida nella natura umana.
Dopo aver subito la censura per questo suo film, Zuawski si convinse a trasferirsi in Francia, ove riuscirà, senza altri intralci, a portare avanti le sue idee di cinema.diable
Una volta sbloccato dopo 17 anni “Diabel”, la critica ebbe subito l’impressione di trovarsi di fronte ad un’opera di estremo interesse, specchio della complessa personalità del suo autore e quasi un preludio di uno dei suoi futuri capolavori,”Possession”, perché vi si può scorgere la stessa filosofia e la medesima traccia di delirio e di morte, che vede il male come protagonista principale.
Il film è una magistrale prova di regia, una regia che non finisce mai di essere frenetica e che obbliga la macchina da presa ad evoluzioni senza fine, a movimenti e scatti a sorpresa funzionali alla complessità dinamica della storia, all’isteria dei personaggi, al delirio che sottende la vita e la morte di tutti.
La stessa musica, incalzante e a volte assordante, accompagna con grande coerenza le azioni e all’improvviso, nelle scene topiche, diventa musica contemporanea. La fotografia  è fredda e a volte livida come il freddo gelido della Polonia d’inverno.
A Jakub che gradualmente finisce per essere inghiottito in una realtà atroce e maligna, a lui, un tempo pieno di nobili ideali libertari, impegnato in un  viaggio lungo l’inferno di un Paese massacrato e quasi finito, viene ricordato che i suoi ideali non potevano aver vita: “Il bene dovrebbe essere l’obiettivo di tutti. Tuo padre si considerava un cittadino del mondo libero. Ma il mondo non è libero, Jakub. Il mondo è in schiavitù.  ll debole è in schiavitù del forte. Il saggio è in schiavitù del criminale. Il Povero in schiavitù del ricco. E noi tutti siamo in schiavitù di Dio.”

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...