Sam Shepard: appunti per uno scritto sui suoi rapporti col cinema.

 Da Zabriskie point al Trinity College di Dublino

(marino demata) Ha fatto in pochi giorni il giro del web il filmato del premio Oscar Matthew McConaughey, al Red Carpet  della presentazione del suo ultimo film The dark tower, allorchè, tra una domanda e l’altra dei vari giornalisti, si sente chiedere di rilasciare un commento sulla morte di Sam Shepard. L’attore ha risposto con sincera e sconvolta espressione di sorpresa mista a sgomento: “Cosa? San Shepard è morto? Dannazione!”
C’era stato un recente sodalizio tra i due, entrambi attori del film Mud diretto da Jeff Nichols e nella improvvisata intervista McConaughey ricorda di aver più volte detto al regista che per il trailer del film la cosa migliore sarebbe stata mostrare l’intera scena che ritrae Shepard seduto sulla sedia verde intento a chiarire al ragazzo chi era in realtà Mud. Una scena di due minuti e mezzo che poteva essere il miglior trailer possibile, a suo giudizio. E l’attore chiude l’improvvisata conversazione dicendo: ““Damn, we lost one of the great ones. Great writer, great mind.”mud16x.jpg
E non a caso, spontaneamente, pur venendo da un film girato insieme, Matthew McConaughey lo ricorda come “grande scrittore”. E, senza nulla togliere ai suoi grandi meriti come attore ed anche, in un paio di casi, come regista, fu essenzialmente un grandissimo scrittore prestato al cinema. Scrittore di numerosissimi lavori teatrali, che hanno tenuto banco a Broadway e nei migliori teatri degli States, e che gli hanno procurato tante soddisfazioni e centinaia di premi, tra i quali il più prestigioso è stato il premio Pulitzer per “Buried Child” (1978), e scrittore di brillanti sceneggiature, che sono state poi il vero tramite tra il teatro e il cinema.
Confesso di aver trovato per la prima volta il nome di Sam Shepard nei “credits” del film di Antonioni Zabriskie point. Era il 1970: un periodo meraviglioso, naturalmente, nel quale il cinema migliore era proteso a descrivere ed avallare quello che succedeva nelle strade, alla ricerca di realtà diverse e migliori. E quindi ad innovare. Da convinto innamorato del genio innovativo del regista italiano (che continuo ad amare), non poteva sfuggirmi il film girato in America, che direttamente dava voce all’universo giovanile della grande contestazione. Rimasi stupito nel leggere accanto ai nomi degli altri sceneggiatori (lo stesso Antonioni, Tonino Guerra, ed altri), quello di Sam Shepard, che non conoscevo affatto e che poi scoprii che aveva appena 26 anni! E pensai che evidentemente serviva in sceneggiatura una esperienza giovanilistica del luogo. E poi, leggendo la breve ma già intensa biografia, mi resi conto che la scelta doveva essere sicuramente appropriata.
Ma fu nel 1984, col grande film di Wim Wenders Paris, Texas, che ebbi intera la misura della grandezza di Shepard come sceneggiatore. Un film bellissimo che sa toccare le corde più remote dell’animo umano grazie proprio ad una felicissima sceneggiatura, compatta, essenziale: soprattutto per questo motivo il film vinse la Palma d’Oro al Festival di Cannes del 1984. E fu dunque da quella mia felice esperienza da spettatore che cominciai a seguire veramente Shepard  nelle sue molteplici attività e, naturalmente, soprattutto nel cinema. E’ merito infatti soprattutto di Shepard se la storia di Paris, Texas ha avuto lo sviluppo a cui lo spettatore assiste. Infatti si era incontrato con Wim Wenders per discutere la possibile sceneggiatura di Hammett. Lo scrittore chiarì subito di non essere per nulla interessato ad Hammett, ma ad un altro tipo di storia, quella di due fratelli, dei quali uno perde la memoria e vaga per il Texas. La storia piacque molto a Wenders e quello fu dunque il primo nucleo da cui nacque Paris, Texas.Paris Texas.jpg
Come si vede, dunque, il rapporto dello scrittore col cinema fu magari anche occasionale, ma sempre estremamente significativo. In questo quadro non può non essere ricordato anche il rapporto con un altro grande regista, Robert Altman, col film Fool for love. Il regista, dopo aver letto la sceneggiatura, e i suoi aspetti melodrammatici, volle Shepard anche come attore protagonista, al centro di una schiera di grandi star, come Harry Dean Stanton, già protagonista di Paris, Texas, Kim Basinger, Randy Quaid.
Presente in ben 55 film in carriera, Sam Shepard mi ha data sempre l’impressione di prendere le sue partecipazioni ai film quasi come un gioco piacevole, rispetto alla sua attività di scrittore, che ha sempre considerato come il suo vero lavoro, la fonte di ogni genuina ispirazione.
La notizia della morte di Shepard non ha solo avuto l’effetto di stordimento per Matthew McConaughey, ma ha naturalmente, come sempre in questi casi, sollecitato in tante star ricordi, emozioni, citazioni, interviste. Playwright Sam Shepard.
Tra tanti, forse vale al pena di ricordare solo il toccante articolo di Patti Smith sul The Newyorker. Dai ricordi del rapporto con Shepard proprio nell’anno di Zabriskie point, il 1970, fino all’incontro che hanno recentemente avuto nel 2012 a Dublino, allorchè, al Trinity College, Shepard fu insignito del Dottorato di Lettere Honoris Causa ed era piuttosto imbarazzato perché l’onorificenza proveniva dalla stessa Istituzione dove Samuel Beckett, uno dei suoi autori preferiti,  aveva studiato. Successivamente Patti Smith si recò spesso a casa di Shepard: si impegnarono insieme in lunghe conversazioni e nel lavoro attorno al suo ultimo manoscritto.
Ho scelto, tra tanti usciti in questi giorni, l’articolo di Patti Smith, perchè l’ho trovato molto diverso da qualsiasi altro ed inusuale per circostanze come questa. E’ un articolo pieno di poesia, di ricordi vivissimi, che manifestano ancora una volta il rapporto bellissimo fra i due, nato alla fine degli anni ’60, nutrito di amore e di solidarietà, e poi in realtà mai finito.

 

 

 

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