“Still walking” (Jap. 2008) di Hirokazu Kore-Eda – Domenica 27 agosto ore 21.00 al Chiostro del Museo Novecento – FI

Grande film sull’assenza e sul rimpianto

 

(marino demata) E’ usanza abbastanza diffusa in Giappone tenere una volta all’anno una riunione di famiglia per celebrare e commemorare uno dei parenti scomparsi, portare fiori sulla tomba e restare insieme per l’intera giornata per parlare del passato, ma anche cogliere l’occasione per raccontarsi reciprocamente del presente e dei propositi del futuro.
In una giornata d’estate in un paese di mare, nella casa degli anziani genitori Yokoyama si celebra, come ogni anno nello stesso giorno e per la dodicesima volta, la riunione di famiglia per ricordare il primogenito Jumpei, morto prematuramente per salvare un amico che stava annegando. Jumpei, agli occhi dei genitori, del fratello e della sorella più giovani e di tutti gli amici, era una persona speciale. E questo crea da un lato un profondo senso della mancanza e dell’assenza e dall’altro la consapevolezza,da parte di tutti, di non poter essere all’altezza dello scomparso. Ed ecco che, come ogni anno, emergono  sottili e nascosti dolori, rimpianti e scricchiolii e crepe nei rapporti all’interno della famiglia, simili a quelle ben visibili nella vecchia e malandata casa. Malumori e rimpianti che, proprio come ogni anno non vengono esternati, ma vengono per pochi istanti alla luce attraverso gli sguardi o attraverso qualche parola accennata.Still Walking 5.jpg
Per questi motivi il secondogenito Ryota  (un bravissimo Hiroshi Abe) odia queste annuali celebrazioni, e sente dentro di sè come un peso ed un rimprovero da parte dei genitori di non essere morto lui al posto del fratello maggiore. A tal punto che, durante il viaggio in treno per raggiungere la casa dei genitori, Ryota vorrebbe che la moglie (che ha da poco sposato, vedova con un figlio) inventi una scusa per poter chiudere l’incontro nel più breve tempo possibile, entro la stessa giornata. La moglie si oppone non ritenendo giusto un tale comportamento.
La giornata scorre come previsto, finchè  arriva, come ogni anno, un ospite non propriamente gradito ai due anziani coniugi: il ragazzo salvato da Jumpei a prezzo della sua stessa vita. E’ un ragazzo grasso, sudato, goffo, di cui non verrà mai detto il nome: immaginiamo l’esatto contrario di come sarebbe in quello stesso momento Jumpei se non fosse morto.
E, come ogni anno, è evidente l’imbarazzo del ragazzo e il manifesto senso di colpa, che quel rituale un po’ perfido fa venir fuori. E non a caso Ryota, che a sua volta si sente in colpa per essere sopravvissuto al fratello, prova solidarietà per lui e chiede ai genitori di spiegare il perché di quella sorta di cattiveria costituita dall’invitare chi ha causato la morte di Jumpei. La risposta sorprendente della madre è “perché così lui soffre”!Still walking2.jpg
In effetti la madre tende più di ogni altro personaggio ad esplicitare i suoi sentimenti e le sue sensazioni senza alcuna diplomazia e con grande semplicità; mentre il padre un medico in pensione, tende a trascorrere il tempo nel suo studio e a parlare poco. E sembra che tutto, anche la presenza della figlia, che aspirerebbe ad andare a vivere coi i due anziani genitori, crea imbarazzo a Ryota, alle prese a sua volta con la costruzione di un rapporto col figlio adottivo, dal carattere difficile e, come tutti i bambini, tendente ad una sorta di materialismo che porta a non comprendere il valore spirituali di alcuni atti, come recarsi sulla tomba di una persona scomparsa.
Still walking è l’ennesino capolavoro intimista sui rapporti umani e famigliari di Hirokazu Kore-Eda, dopo il successo degli altri due film sempre sul tema della famiglia: After life e Nobody nows, e prima di altri film sulla medesima lunghezza d’onda come il recente I wish. Ancora una volta Kore-Eda gira un film sui sentimenti e sui rapporti umani e, in questo caso, in particolare sulla mancanza e sulla malinconia, che sembra attanagliare inesorabilmente ognuno dei membri della famiglia. StillWalking1-.jpgEppure, nel tardo pomeriggio, qualche muro divisorio tra i personaggi sembra gradatamente tendere ad abbassarsi e i rapporti sembra comincino a sciogliersi. Una rapida passeggiata sulla spiaggia, il vecchio genitore in testa, poi Ryota e il suo figlio adottivo, insomma tre generazioni collegate insieme. E’ una selle scene più belle e suggestive del film: Koe-Eda affida al mare agitato, al preannuncio delle ombre della sera, alle  nuvole che sembrano avvolgere lo scenario, il senso della malinconia che pervade l’intero film. E i personaggi invece  parlano finalmente di argomenti futili e Ryota apprende che il padre è diventato appassionato di calcio: “sono andato allo stadio di Yokohama…Andiamoci col bambino una volta.” E Ryoka rispode, poco convinto: “Già, uno di questi giorni.” E sente di voler fare altre promesse: portare ad esempio i genitori a fare un giro in macchina. Pur sapendo che queste promesse non saranno mai mantenute.
Col toccante finale del film, che ci porta ad alcuni anni dopo , con la voce fuori campo di Ryota, che esprime le sue considerazioni, dimostrando di essere diventato più maturo di quanto non appaia prima, siamo veramente ad un livello di cinema molto alto. Still-Walking-5
Ancora una volta in questo film il regista dimostra di essere, nel panorama del nuovo cinema giapponese, il vero erede del realismo di Yasujirō Ozu, dal quale coglie anche molti aspetti tecnici. Il cinema di Kore-Eda, al pari di quello del grande Ozu, è ricco di immagini curatissime e di una ricerca, che si individua quasi maniacale, del modo migliore di posizionare la macchina da presa per ogni singola inquadratura. Per questo motivo i tempi di preparazione e di lavorazione dei suoi film sono mediamente più lunghi dei registi a lui contemporanei. Ma alla fine si può affermare che non c’è nei suoi film una immagine che avrebbe potuto essere resa in un modo migliore; anche se questa potrebbe sembrare una affermazione ardita ed esagerata.
Ma non c’è solo Ozu nel suo cinema fatto di realtà quotidiana: Hirokazu Kore-Eda ha dimostrato di saper mettere a profitto la lezione di due correnti da lui molto amate: il neo-realismo italiano e la nouvelle vague francese. E non a caso, proprio a proposito di quest’ultimo movimento, è stato affermato che un film di Kore-Eda come Nobody knows sarebbe stato adorato dal teorico e critico Andrè Bazin, per il suo accentuato realismo.
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