Soderbergh ancora contro Hollywood con “Logan Lucky”

 


E’ noto che Steven Soderbergh non ha mai amato troppo l’estabilishment hollywoodiano e le sue regole: è rimasto dopo tutto un animo indipendente, fin dalla sua prima regia, l’indimenticabile film “che più indipendente non si può” Sesso, bugie e videotape (1989), con un grande James Spader e una bellissima Andie Mac Dowell; anche se spesso il regista ha fatto poi ricorso ad Hollywood per motivi produttivi e per la complessità di alcuni progetti.
Ma che i sistemi di Hollywood non gli vadano a genio lo ha riaffermato proprio in questi giorni e le sue affermazioni sono state prontamente citate sulla stampa americana, a partire dal The New York Times e sono  poi rimbalzate in tutto il mondo, e naturalmente anche in Italia.
L’occasione è la prossima uscita del suo ultimo film, Logan Lucky, per il quale Soderbergh ha deciso di non avvalersi dei soliti e secondo lui anacronistici canali di lancio e di pubblicità degli Studios, ma di  procedere con suoi propri sistemi: non privilegiare  soltanto – come gli Studios sono soliti fare – la pubblicità delle prime serate e dei red carpet, ma invece puntare sulla durata del prodotto nei tempi lunghi, partendo da una diffusione iniziale del film in 2500 sale.logan-lucky2
In passato molto spesso Soderbergh si è lamentato dei canoni produttivi e di marketing made in Hollywood. In particolare ha sempre criticato le folli spese per il marketing di una film, che spesso erodono in anticipo i  possibili ritorni economici. Con Logan Lucky ha escogitato un nuovo sistema basato sul risparmio delle spese di produzione e di marketing iniziali e sul rastrellamento anticipato di risorse legate agli incassi futuri e alla vendita del film all’estero e ai canali televisivi, come da lui entusiasticamente dichiarato al The New York Times.
E dunque per ciò che riguarda distribuzione e marketing, le major hollywoodiane non vi metteranno il naso, ma Soderbergh farà tutto da sé, compreso locandine e trailer, con la certezza di potercela fare.
D’altra parte lo stesso soggetto non è per nulla hollywoodiano, perché si nutre di una storia che ha come protagonisti i contadini della Virginia: in pratica quel ventre molle dell’America che ha votato ed eletto Trump. Si tratta di due fratelli che per risolvere i loro pesanti problemi organizzano una complessa rapina ingaggiando un ex galeotto impersonato da Daniel Craig.
Molti pronosticano il fallimento dell’idea di Soderbergh e gli Studios lo sperano vivamente, perché se l’dea avesse successo sicuramente si aprirebbero nuovi scenari veramente poco graditi a quel mondo finora granitico di Hollywood. Noi riteniamo che Soderbergh ancora una volta ce la farà!
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