“Jayne Mansfield’s Car” (USA 2012) di Billy Bob Thornton

Un tuffo negli ani Sessanta

(marino demata) Non inganni lo strano titolo di questo film: non è la storia di Jayne Mansfiled, né tanto meno quella della sua auto, nella quale trovò la morte in modo molto tragico. Jaine Mansfied’s car è invece un film di Billy Bob Thornton che si svolge appunto all’epoca della diva americana, negli anni ’60 e prende il nome da un singolo episodio che caratterizza quegli anni, la mostra itinerante dell’auto della Mansfield nelle medesime condizioni nelle quali è uscita dal mortale incidente.
In una località dell’Alabama il ricco Jim Caldwell (Robert Duvall) è stato costretto ad allevare i suoi quattro figli (tre maschi e una ragazza) da solo ed ora continua ad occuparsi – a modo suo – dei figli ed anche dei nipoti. Questa situazione è nata dalla fuga della moglie, che detestava la vita sedentaria nella tenuta in Alabama ed aspirava a vivere una vita brillante e movimentata che Caldwell non poteva e non voleva offrirle. Un tipo di vita che aveva invece trovato durante un viaggio a Londra ove aveva conosciuto e, dopo il divorzio, sposato Kingsley Bedford (John Hurt). Jayne Mans3
Quello che non ti aspetti: a distanza di trent’anni dal  matrimonio londinese arriva a casa Caldwell un messaggio che annuncia la morte della donna e il suo ultimo desiderio di essere seppellita nel Paese dell’Alabama ove aveva vissuto prima di andare a Londra. L’arrivo della famiglia Bedford al completo crea non pochi imbarazzi ad entrambi i gruppi e qualche inizio di love-story tra i giovani delle due famiglie. E’ questa probabilmente la parte più brillante ed umoristica del film, ricca di situazioni e di imprevisti.
Billy Bob Thornton, autore della regia e della sceneggiatura, ritaglia per se stesso un ruolo di attore che ha qualche aspetto contraddittorio: è un eroe di guerra decorato per aver abbattuto sei aerei nemici, eppure, nei confronti del burbero padre, difende il fratello minore che ha decisamente sposato la causa della contestazione contro la guerra in Vietnam
Da queste brevi note sulla trama del film riteniamo si possa evincere che ci troviamo di fronte ad uno spaccato dell’America degli anni sessanta visti da un osservatorio di uno degli Stati più conservatori, l’Alabama e dove quindi più aspre e accese sono le contraddizioni sociali e politiche e dove la parte più conservativa è rappresentata dal vecchio e intransigente Caldwell e da uno dei figli,  quella protestataria dal figlio più giovane (Kevin Bacon). E’ uno spaccato dell’America visto con sguardo agro-dolce e con un pizzico di nostalgia: insomma quasi un moderno e a volte spiritoso Come eravamo.Jayne Mans4.jpg
Dove il film invece ci sembra scivolare di brutto è nell’ultima parte, nella quale, quasi per incanto, i contrasti tra i due capi-famiglia si sciolgono e il burbero Caldwell improvvisamente si riavvicina ai sui figli offrendo quel calore che non era mai riuscito a dare né a loro né alla propria moglie. La metamorfosi di Caldwell è talmente miracolosa, che la sceneggiatura, al fine di poterla materializzare, ricorre ad un espediente un po’ improbabile. Certo è che il tutto ci appare come uno scivolone verso uno sciagurato e un po’ melenso happy end totale che in verità il film non avrebbe meritato, e che ci fa riflettere che un grande attore come Thornton, capace di forgiare personaggi straordinari come quello de L’uomo che non c’era dei Coen, fino a quello della serie TV di Fargo, quando si cimenta con la regia e la sceneggiatura, resta sempre un gradino al di sotto delle proprie capacità attoriali. Anche se, dobbiamo dire onestamente, il Thornton sceneggiatore ha offerto prove migliori, come  Lama tagliente, per il quale film ha vinto l’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale.  Questo film, invece, sembra risentire di una errata impostazione di sceneggiatura e di una insana voglia di voler rimettere tutti i tasselli della storia a posto nel modo migliore.
Thornton è stato bravo nel dare equilibrio alle vicende di ogni singolo personaggio (compreso quello da lui interpretato) ed è riuscito a circondarsi di uno stuolo di attori eccellenti, oltre quello già citati. E tuttavia alla fine costruisce un film che non puoi che definire assolutamente “classico”, ove tutto viene detto,spiegato e visto e allo spettatore non resta alcuna domanda da porsi, alcun vuoto da colmare, nessuna situazione in sospeso da poter immaginare. Non resta che andare a casa tranquilli e rassicurati che dopo tutto anche le situazioni della vita più contrastate e tempestose alla fine avranno il loro lieto fine.

 

 

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