“Bastards” (Fr. 2013) di Claire Denis

Inedito in Italia

(marino demata) Difficile ripetersi, anche per una regista bravissima come Claire Denis, subito dopo due film, 35 rhums e White material,  considerati come due capolavori e, da qualcuno, come i migliori film diretti da una regista nel nuovo millennio.  Eppure, ciò malgrado, e pure con qualche evidente limite, Bastards è un film che rientra in un ambito d i piena positività e non sfigura all’interno della ricca e convincente filmografia della regista francese.
Con Bastards  la Denis costruisce un noir classicheggiante e un po’ atipico, perché le cosiddette regole del genere non sempre vengono seguite (e, tra l’altro la regista non sembra molto curarsi di questo aspetto), soprattutto se si pensa ad esempio alla sequenza finale con un imprevisto colpo di scena, sul quale naturalmente non è il caso di aggiungere altro, per non entrare in zona “spoiler”.
Fatto sta che il noir che costruisce stavolta la Denis tiene legato lo spettatore alla sedia, nell’ansia di capire l’intreccio non sempre agevole della storia e di cogliere indizi e riferimenti che possano aiutare a decifrare l’intrigo a cui assistiamo. Merito soprattutto di una scelta della regista che si colloca all’opposto di alcuni thriller hitchcockiani, nei quali (esemplare in tal senso La donna che visse due volte) lo spettatore ne sa e ne capisce molto di più del protagonista per una precisa scelta registica. Viceversa in Bastards la regista fa un altro tipo di scelta: è attentissima a non offrire alcun indizio “riservato” per lo spettatore, che non saprà mai una parola in più di quanto ne sappia il protagonista. In tal modo si realizza una salda identità tra spettatore e protagonista ed entrambi saranno portati gradatamente a capire l’intreccio e le situazioni criptiche del film. E a sciogliere le numerose ambiguità.Bastards2.jpg
Prediamo ad esempio le prime tre scene del film: esse disorientano lo spettatore perché sembrano non avere alcun rapporto tra di loro. In una Parigi flagellata da un diluvio, un uomo si aggiusta la cravatta sotto un elegante vestito e si avvicina alla finestra; un taglio e subito scorgiamo un corpo sul marciapiede che viene coperto con un lenzuolo dagli uomini della polizia. Riusciamo ad intuire che l’uomo  che si aggiustava la cravatta, si è suicidato lanciandosi dalla finestra.  Perché? Riusciremo a sapere solamente  dopo che il suicidio è causato da una pesante situazione debitoria dell’uomo. Ma non solo da questo!
La scena successiva, apparentemente senza alcun nesso con la precedente,  ci mostra, sempre per le strade di Parigi di notte (ma la pioggia è quasi del tutto cessata), una bella ragazza che cammina completamente nuda,  se si fa eccezione per le sole scarpe risse con un vistoso tacco alto, apparentemente senza meta e come in stato ipnotico. Verrà soccorsa dalla polizia. Poco dopo sapremo che si tratta della figlia del suicida.Bastards-Vincent-Lindon-011
E infine eccoci alla terza sequenza, che ci mostra una donna intervistata dalla polizia femminile, che le consegna  una lettera. E stavolta la Denis ci apre uno spiraglio di comprensibilità: la lettera è stata scritta dal marito suicida della donna interrogata, per spiegare le ragioni del suo gesto. Presa dalla foga e dal nervosismo, la donna (Sandra, interpretata da Julie Bataille) fa riferimento ad un uomo che in qualche modo avrebbe avuto un ruolo determinante nel suicidio del marito e nell’incedere quasi ipnotico della figlia nuda: Eduard Laporte (Michel Subor).
Rimasta sola, a Sandra non resta altra scelta che fare appello a suo fratello maggiore, Marco Silvestri (Vincent Lindon) che è il comandante di una imbarcazione al momento lontana dalla Francia. Marco non può restare insensibile al dramma che gli espone la sorella e non ci pensa due volte a lasciare la nave e a recarsi a Parigi. Sandra riferisce a Marco del dramma della propria famiglia, annegata ne debiti, che hanno corroso anche le risorse provenienti da una piccola fabbrica di scarpe ormai in fallimento.  Marco farà di tutto per far fronte ai debiti della sorella, fino a cancellare una propria assicurazione e a vendere l’Alfa Romeo di sua proprietà.
Ma c’è qualcosa che non quadra. Nel racconto di Sandra ci sono molte lacune ed omissioni. E intanto sua nipote Justine (Lola Creton), la figlia di Sandra, è ricoverata in ospedale con danni molto gravi alla vagina, per essere stata evidentemente non solo violentata, ma anche sadicamente brutalizzata.
bastards-02.jpg
Ritorna il nome del multimilionario Eduard Laport, autore del fallimento della fabbrica di scarpe e, a quanto appare presto, a capo di una rete di malfattori specializzati soprattutto nel fornire a ricchi clienti donne da utilizzare nei modi più brutali ed efferati.
Per approfondire i rapporti di Laport con la propria famiglia Marco riesce ad affittare l’appartamento del piano di sopra rispetto a quello di Laport e comincia a corteggiare la moglie (Chiara Mastroianni), per curiosità e per saperne di più e poi per una sorta di vendetta.
A questo punto della storia (e siamo appena all’inizio) molte sono le situazioni non ancora chiare a Marco e di conseguenza allo spettatore: quali sono gli aspetti della vicenda tenuti nascosti da Sandra? E perché? C’è qualcosa di misterioso nella reticenza di Sandra? Cosa vuole nascondere?
Sono questi gli interrogativi, ai quali presto se ne aggiungeranno altri, che tengono avvinti lo spettatore, in un crescendo che determinerà il classico “accumulo” di indizi e di depistaggi, vera e propria materia prima in ogni film noir che si rispetti.
Il film è caratterizzato anche da una serie di scene molto dure e violente, per non dire decisamente disturbanti, e dedicate soprattutto ha chi ha lo stomaco forte. Ma non c’è nulla di gratuito in questo: la Denis non è il tipo di regista che si lasci andare allo spettacolo della violenza se non sia pienamente essenziale e strettamente richiesto dallo svolgimento del film.Bastards0.jpg
Il film è chiaramente ispirato ad un capolavoro della cinematografia Giapponese classica: I cattivi dormono in pace, interpretato da Toshiro Mifune e diretto dal grande Akira Kurosawa. Ma non mancano i chiari riferimenti ad altri film di genere, soprattutto americani, quali Chinatown di Roman Polanski, Sanctuary di William Faulkner, ed ancora altri titoli.
Gli attori si muovono con grande disinvoltura. Merito della regista che utilizza quasi sempre la medesima equipe di attori in tutti i film. In questo caso con l’unica eccezione di Chiara Mastroianni, per la prima volta interprete in un film della Denis.
Il film è stato presentato a Cannes nella sezione
Un certain regard, e alla proiezione ufficiale ha ottenuto plausi ma anche dissensi per le scene di violenza. Il film non è mai stato distribuito in Italia.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...