“Permanent vacation” (Usa 1980) di Jim Jarmusch

Il film di esordio di Jarmush

(marino demata)  Nel 1980, all’età di 27 anni, Jim Jarmush riusce a realizzare , alla Columbia University , come una sorta di tesi di laurea, il suo primo film, Permanent vacation. In precedenza aveva girovagato, proprio come i personaggi dei suoi futuri film, dalla nativa terra dell’Ohio, a Chicago ove entrò nella Scuola di Giornalismo, a Parigi ove fu folgorato dalla ricchezza di stimoli cinematografici presenti nella Cinemateque de France.
Parallelamente al suo girovagare, si registrano in Jarmush (anche in questo caso come i suoi futuri personaggi), profondi mutamenti interiori, che lo porteranno, dai primi falliti tentativi paterni di inserirlo nel mondo della Chiesa Episcopaliana, alla spinta della madre, critica cinematografica e teatrale, verso il mondo del cinema, alla passione per la letteratura ed alla avida lettura di centinaia di romanzi, fino alla scoperta della contro-cultura letteraria degli autori della Beat generation, e finalmente al cinema underground e poi alla maturazione di una propria idea di cinema
Nel corso di questo pellegrinare fisico e interiore Jarmush ebbe la fortuna di imbattersi in una serie di personaggi che certamente ebbero un peso importante nella sua evoluzione come Tom DiCillo, futuro regista indipendente e sceneggiatore, che sarà il direttore della fotografia del suo primo film Permanent vacation e di altri film successivi, a Nicholas Ray, di cui divenne assistente, a Spike Lee tanti altri.Perament Vacation.png
L’inquietudine, i cambiamenti di luogo e di pensiero che caratterizzano la formazione di Jarmush, li ritroviamo tutti nel suo primo film, che può essere considerato una sorta di manifesto cinematografico del regista, con elementi che ritroveremo in tutti gli altrii suoi film. L’elemento fondamentale appare subito la necessità di passare da un luogo all’altro e da una situazione all’altra, senza aver paura di quello che ti aspetta in luoghi e situazioni nuove.
Il protagonista di Permanent vacation, Allie (Chris Parker) teorizza in certo senso questa necessità di cambiamenti di luogo nella prima parte del film, allorchè afferma con voce fuori campo: “Io mi muovo da questo posto, queste persone, ad un altro posto, ad altre persone…Per me le persone che ho incontrato sono come una serie di stanze, proprio come i luoghi ove ho trascorso del tempo. La prima volta cammini in questa stanza curioso delle novità, la lampada, la TV ecc.  Ma poi le novità scompaiono completamente. E poi c’è questa specie di paura…Credo che il succo del discorso sia che dopo un po’ qualcosa te lo dice. Ti parla una voce: Qui è tutto. E’ tempo di cambiare. Vai da qualche altra parte.” E qui Jarmush, attraverso la voce fuori campo di Allie, introduce una distinzione meta filosofica tra le persone e le cose: “Le persone tendono ad essere tutte uguali. Forse usano un frigorifero diverso oppure il bagno…o qualcos’altro. Ma queste cose ti parlano e tu devi cominciare ad allontanarti. Potresti non avere voglia di andare, ma le cose ti hanno detto di farlo. “
Queste affermazioni sono in certo senso la summa del cinema di Jarmush, che nei successivi film non si discosterà mai da questa concezione del cinema, come strumento che racconta essenzialmente delle necessità  di mutamenti continui nel tempo, nello spazio e nell’animo umano: mutamenti che ritroviamo in tutti i suoi film e i cui esempi più eclatanti, oltre ai primi film, possono essere individuati in Dead men, Broken florer, The limits of control, e in Only Lovers Left Alive. Ma in definitiva questa concezione non è assente in nessuno dei suoi film.

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Il protagonista di Permanent vacation trascorre le giornate e le notti insonni a girovagare per New York ove si imbatte in persone e luoghi diversi.  Già New York: le prime sequenze ci mostrano in alternanza due città. La prima è la New York che conosciamo, con le strade affollate di persone, uomini di affari, persone che fanno lo shopping, con un sassofonista che, appoggiato ad un muro, emette note strazianti tra l’indifferenza di tutti. E subito e in contrapposizione una New York fatta di strade deserte e sporchissime. Successivamente Jarmush ci mostra una New York con i palazzi semi abbattuti per un bombardamento, vetro rotti, polvere e rovina quasi ovunque. Insomma siamo in un futuro post-atomico o post apocalittico? In realtà siamo nel presente, perché le macerie sono quelle dell’animo umano alla vana ricerca di se stessi, di una ragione, di uno scopo.
E quando ritorna nella sua dimora occasionale, alla ragazza che si lamenta delle sue lunghe assenza (“Sono stanca di stare sola”), Allie ribatte “Siamo tutti soli.  Alcune persone sono capaci di distrarsi con le loro ambizioni. Ma io non sono così. Loro credono che la gente come me sia pazza. Per come vivo. Capisci? Puoi chiamarmi incosciente. Ma è l’unico modo per me.”Permanent Vacationvlcsnap-2014-10-05-22h40m25s210_zpsac848efc.png
Quando Allie riprende a girare per la città e per le macerie che la caratterizzano, incontra una serie di persone, che lo incuriosiscono e che costituiscono, nel loro insieme, un aspetto del cambiamento che lo appassiona. Il film diventa gradatamente un atipico road movie a piedi, ove Allie incontra, sempre tra le macerie di New York, un reduce dal Vietnam, poi si reca dalla madre, che forse non lo riconosce,  in una clinica ove è ricoverata, poi un afro-americano che gli racconta la storia toccante di un  suonatore di tromba  che va all’estero (anche qui un radicale cambiamento di luogo) sperando di trovare chi comprenda la sua musica, ma si accorge di non ricordare più le note della sua canzone preferita e alla fine si uccide. Incontra poi un sassofonista (John Lurie) e una cassiera di un cinema ove si proietta Ombre bianche, unico esplicito riferimento ad un altro film e chiaro omaggio al regista Nicolas Ray, morto poche settimane prima dell’inizio delle riprese.  Tutti questi incontri sono caratterizzati dal medesimo elemento: la difficoltà a comunicare e a stare in compagnia degli altri. Del resto, come abbiamo visto, Alie aveva affermato alla sua amica che “tutti siamo soli”!
La svolta , come spesso accade, nasce dal caso: una ragazza scende dalla sua auto per chiedere qualcosa allo stesso Allie, che subito si lancia nella decapottabile e la ruba. Il furto gli frutterà 800 dollari coi quali riesce ad acquistare un biglietto per la nave per Parigi. Le bellissime sequenze finali ci mostrano la costa di New Yotk che si allontana gradatamente e la voce fuori campo di Allie che afferma “..Sono una specie di turista.  Un turista perennemente in vacanza.”Permanent Vacation3.png
La situazione emotiva di Allie viene comunicata allo spettatore in due diverse modalità: attraverso i dialoghi di Allie con le altre persone (soprattutto la ragazza) e attraverso il suo comunicare diretto col pubblico  con la propria voce fuori campo. E la sua stessa voce fuori campo ci dice, fin dalle prime battute:  “così mi trovo qui, in un posto di cui non conosco nemmeno la lingua”. Stratagemma narrativo col quale Jarmush lascia intendere che Allie si trova già a Parigi e che dunque il film ha il senso di un lungo flashback per illustrare la propria vicenda, ovvero un pezzo della propria vita, votata alla ricerca di se stesso e al senso da dare alla propria esistenza.
Il film segna l’inizio della collaborazione artistica con John Lurie, non solo autore della colonna sonora, sempre molto appropriata, ma anche esecutore di una propria versione di Over the raimbow al sassofono nei titoli di coda.
Negli speciali ringraziamenti vengono citati in primo luogo Laslo Benedek e lo scomparso Nicolas Ray. Con entrambi Jarmush aveva collaborato ricevendo in cambio mille consigli per il suo film di esordio.
Con questo film, che è stato premiato in Germania al Mannheim International Festival, Jarmush diventa un punto di riferimento fondamentale del cinema indipendente americano degli anni 80, anche se una parte della critica americana non ha amato Permanent vacation quanto invece le opere successive.
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