“Dominion Prequel to The Exorcist(Usa 2005) – Domenica 10 settembre al Museo Novecento FI

Diretto da Paul Schrader contro Hollywood

(marino demata) Il film si apre con il ritrovamento, da parte degli occupanti tedeschi in un paesino dell’Olanda, di un loro soldato ucciso. Il responsabile della guarnigione vuole il colpevole o farà fucilare 10 persone a caso e, come spesso in queste circostanze,  si rivolge al sacerdote del  luogo, Padre Merrin,  per essere indirizzato. Malgrado le resistenze del sacerdote, tre persone, tra cui una bambina, vengono uccisi. Seguono ad uno ad uno tutti gli altri fino a raggiungere il numero di dieci.
La scena si sposta quindi nel 1947 nell’Africa Orientale inglese.  Il prete nel frattempo, colpito dalle atrocità dell’occupazione nazista e ormai in dubbio sulla fede, si è tolto gli abiti sacerdotali e ha coltivato la sua passione per l’archeologia. Vuole procedere con gli scavi in una zona non distante dal quartier generale inglese, ma le autorità gli impongono la compagnia di un giovane sacerdote che vorrebbe evangelizzare il luogo.  Da qui in poi molti stani eventi caratterizzeranno la storia.
dominion-6Ma la vicenda descritta nel film passa a questo punto in secondo piano rispetto alle bizzarre vicende che caratterizzarono la lavorazione del film. Il quale nasce dall’esigenza, ben avvertita ad Hollywood all’inizio di questo millennio, di girare un prequel de L’esorcista, il celebre film diretto da William Friedkin nel 1973, del quale  erano stati girati ben due sequel.
Il primo di questi, L’esorcista II – L’eretico (1977), porta  la firma celebre di John Boorman, anche sceneggiatore,  e un  cast eccellente che in parte riproduce quello del film base: Linda Blair e Max Von Sydow, e, in più, Richard Burton. Il secondo sequel, dal titolo L’esorcista 3 nasce dall’esigenza, avvertita dallo scrittore del libro e della sceneggiatura del film principale e iniziale, William Peter Blatty, di porre rimedio, nel 1990,  ai quasi irreparabili guasti prodotti da John Boorman con L’esorcista 2 e quindi dalla volontà di rimettere le cose a posto. Ma il rimedio fu peggiore del male e soprattutto fuori tempo massimo, ben 13 anni dopo il sequel di Boorman, allorchè l’ineresse del pubblico per la estenuante vicenda era scemato.
Eppure ben 14 anni dopo il tentativo di Blatty con l’Esorcista 3, Hollywood, come si è detto , avverte nel 2004 l’esigenza di produrre il prequel. Fu prescelta di nuovo una grande firma per la regia con John Frankenheimer. E qui si ebbe il primo intoppo, che forse doveva rendere avvertiti i produttori che si aveva a che fare con un film”maledetto”. Infatti le condizioni di salute di John Frankenheimer peggiorarono e il grande regista non potè accettare l’incarico. Morirà poco dopo. La regia allora fu affidata un po’ a malincuore a Paul Schrader, un regista/sceneggiatore che non aveva mai avuto buoni rapporti col mondo di Hollywood e la cui celebrità era più legata al cinema indipendente, antagonista al cinema degli studios. Basta scorrere alcuni titoli per rendersene conto: scrive per Scorsese (allora regista indipendente) la sceneggiatura di Taxi driver, di Toro Scatenato e de L’ultima tentazione di Cristo, cioè film girati in modo decisamente anti-convenzionale, proprio come NON piaceva agli studios hollywoodiani. dominion05-595x325
La sceneggiatura del prequel de L’Esorcista fu affidata a William Wisher Jr. e Caleb Carr, la musica ad Angelo Badalamenti, ricreatore di atmosfere misteriose, come nel caso della saga di Tween Peeks di David Lynch, la fotografia porta la celebre firma di Vittorio Storaro e come interprete principale, dopo il rifiuto di Liam Neeson, che era già impeganto con Scorsese per Gangs od New York,  viene scelto lo svedese Stellan Skarsgård, cioè il più importante attore scandinavo, quasi come contraltare all’altro svedese, Max Von Sydow, il prete esorcista del primo film.
Lo spirito indipendente di Paul Schrader emerge anche in questo film, che, malgrado le raccomandazioni dei produttori di Hollywood, imprime all’intera storia un’intenso carattere psicologico. Tutto questo non piace alla casa produttrice, la Morgan Creek Productions company, che accusa Schrader di aver girato un film troppo cerebrale e poco pauroso, mentre  avrebbe voluto una storia con momenti di orrore esplicito da far rabbrividire il pubblico. Risultato: quasi alla fine della lavorazione, nel 2002,  Schrader viene licenziato e sostituito da Renny Harlin, che fece del suo meglio per andare incontro alle esigenze indicate da Hollywood col suo Exorcist: The Beginning, usando lo stesso set e quasi la stessa troupe di Schrader. Il risultato fu devastante: il nuovo regista era andato oltre il segno, creando un film di pura macelleria, con tanto sangue ed orrori e poche idee. Fu la vendicativa vittoria di Schrader , al quale i produttori aumentarono l’ingaggio di 35.000 dollari rispetto al budget originario, purchè il film da la lui iniziato fosse portato fino alla parola fine.dominion-prequel-to-the-exorcist-4
Il bizzarro risultato di questo tormentato percorso è che i pubblico si trovò alla fine con due film più o meno con la stessa trama, in parte con gli stessi attori, ed esattamente con la medesima ambientazione. Ma anche uno spettatore superficiale non potrebbe non rendersi conto delle notevoli differenze tra  due film. Schrader non è per nulla interessato a ritrarre, come il suo collega, scene esplicitamente sadiche e preferisce limitarsi a mostrare solo i risultati di tale sadismo: ufficiali e soldati inglesi vengono mostrati già morti, uccisi in maniera crudele da un giovane africano invasato dal demonio. Quest’ultimo viene considerato da padre Merrin come un povero innocente, di cui il demonio si è impossessato, e l’unica prova della presenza di Dio in quel luogo. Tutto questo spinge psicologicamente padre Merrin a recuperare la fede perduta dopo le atroci vicende cui aveva assistito in Olanda, e ad ingaggiare la sua lotta contro il maligno.dominion
Il film di Schrader dunque ha un impianto psicologico che nulla ha a che vedere con il rozzo tentativo di Renny Harlin, perché ha una sua dignità e una sua logica che è presente nell’intero percorso interiore di padre Merrin dalla fede, alla delusione e miscredenza e poi di nuovo e definitivamente alla fede. Certo gli fa torto il riferimento al grande film L’esorcista, al cui paragone, per essere onesti, non regge. Ma se il film di Schrader lo vediamo in sé, facendo astrazione dai paragoni col film di Friedkin, non possiamo negare che ci troviamo di fronte ad un film che lascia comunque un’impressione positiva, per la sua forza psicologica e per la coerenza con la quale i personaggi vengono descritti nei loro percorsi interiori.
Del resto è difficile che l’”indipendente” Schrader sbagli completamente un film. Recentemente lo abbiamo rivisto a Cannes con il gangster movie indipendente Dog eat dog, con uno dei suoi attori preferiti, Willem Dafoe, da lui utilizzato in altri cinque film e con una parte riservata per lui stesso.  E’ un regista e sceneggiatore dunque che si trova molto più a suo aggio quando può lavorare senza pressioni esterne e girare esattamente il film che vuole fare, andando fino all’esplicito rifiuto di ciò che gli altri vogliono fargli fare, come nella tormentata storia di questo film. Per il quale poi, alla fine, ha avuto ragione lui, nella lotta contro i colossi produttivi di Hollywood.
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