“Life Guidance” (Aus. 2017) di Ruth Mader

La fantascienza tra futuro e presente

 

(da Venezia marino demata) Come è noto, la Mostra del Cinema di Venezia non è soltanto il susseguirsi di eventi che sfociano nella proiezione dei film in concorso, ma è anche costituita da una serie di eventi collaterali e di rassegne di straordinario interesse, perché portano alla ribalta una serie di film bellissimi  e di cinematografie seriamente e variamente impegnate. Una di queste rassegne è costituita delle Giornate degli autori, giunta alla 14° edizione, che ha come vocazione “quella di incoraggiare, accompagnare, sostenere il coraggio, l’originalità, la diversità di voci che hanno il diritto di farsi sentire con tutta l’autorevolezza che il marchio ideale di Venezia garantisce nel mondo”, come ci ricorda la prefazione della bella pubblicazione che anche quest’anno accompagna l’evento. Quest’anno a presiedere  la Giuria delle Giornate degli Autori è stata chiamata la regista iraniana Samira Makhmalbaf, che nel 2000 ha vinto a Cannes il premio della Giuria per il film Lavagne.
Molti sono i film degni di nota presentati in questa rassegna, che ha visto come vincitrice l’opera di Jhonny Hendrix Hinestroza, Candelaria, un film sul quale a breve dovremo tornare.  Oggi vogliamo invece occuparci di un interessante film di distopia made in Austria: Life Guidance della regista Ruth Mader. La distopia sta diventando un vero e proprio genere o sottogenere della fantascienza e, per inciso, andrebbe fatta una riflessione sul perché ci sia una così forte tendenza ai film nei quali si ipotizza un futuro a tinte fosche per la nostra umanità, mentre il suo opposto, l’utopia sembra sia stata messa in soffitta.Life2.jpeg
La verità è che, come spessissimo accade con i film di fantascienza, la descrizione del futuro dell’umanità nella maggior parte dei casi non è altro che la metafora dei tempi e dei problemi attuali, enfatizzati da un quadro di riferimento proiettato nel futuro.
E appunto Life Guidance ci trasporta in un futuro indeterminato nel quale il capitalismo è diventata una macchina perfetta, grazie al lavoro e alla dedizione di un ceto intellettuale e tecnocratico che, attraverso un lavoro di gruppo, riesce ad individuare le strade più valide per gli ulteriori sviluppi del sistema. Al di sotto di questo ceto ci sono le persone comuni, i meno abbienti, che vivono in rioni periferici piuttosto squallidi e senza alcuna speranza di riscatto.
Il ceto delle persone di successo dovrebbe in toto avere garantita a propria felicità. Ma a volte si manifestano alcune eccezioni, persone che evidenziano in qualche modo la propria insoddisfazione e che devono essere corrette, perché potrebbero aprire della falle nel sistema generale. Il Potere ha affidato ad una compagnia privata, Life Guidance, il compito di intervenire per trasformare le persone insoddisfatte del ceto elevato in persone di nuovo felici.
Alexander (Fritz Karl),  brillante esperto di problemi alimentari e capace di felici intuizioni e previsioni, ha avuto un comportamento sbagliato nei confronti del suo unico figlio: la cosa non è sfuggita a Life Guidance, che riesce sempre ad avere un controllo totale sulla esistenza delle persone. Ben presto alla porta di casa si presenta l’incaricato di questa agenzia che comunica ai genitori del bambino la propria missione: correggere gli errori che caratterizzano la conduzione della famiglia. Life3
Alexandre non ci sta e vuole capire quali sono i sistemi di indagine di Life Guidance e se sia possibile ribellarsi ad essi. Il film si trasforma ben presto in un thriller carico di suspense e di colpi di scena, che hanno la capacità di avvincere lo spettatore fino al singolare finale che ci riserverà.
La regista, Ruth Mader, che ha al suo attivo solo un altro lungometraggio, Struggle, del 2003, presentato con successo a Cannes nella sezione “Un certain regard” e in numerosi altri festival, era presente, assieme ad una consistente parte della troupe, alla proiezione alla quale abbiamo assistito a Venezia ed ha chiarito che il “prius” dal quale è partita è la netta suddivisione in classi della società, in modo rigido e senza possibilità di improvvise ascese sociali. L’altro elemento è il rigido controllo sui ceti dirigenti, che non possono permettersi di sbagliare per non danneggiare il futuro del capitalismo. Partendo da questo quadro di insieme la regista ha poi inserito la storia di Alexander e della sua famiglia e dell’agenzia di Life Guidance.
Ma in realtà si parla non del futuro, ma dell’oggi. Sempre la regista scrive: Il film “fa riferimento a un futuro che somiglia in modo inquietante al nostro presente…Sono già compresi elementi a noi familiari: la democrazia liberale, il capitalismo finanziario, le elite tecnocratiche. Le condizioni di Life Guidance sono già state soddisfatte…”Life4.jpg
Se ci spostiamo dalle classi tecnocratiche (e felici) alle classi emarginate, notiamo che dopotutto non c’è una grande preoccupazione del Potere per esse. Gli emarginati sono come narcotizzati, portano avanti la loro esistenza cercando di soddisfare soltanto  i loro bisogni primordiali. L’unica preoccupazione del Potere è fare in modo che non ci siano contatti tra i due ceti: addirittura il GPS dell’auto di Alexander sconsiglia di prendere un’uscita dell’autostrada che porterebbe ad uno dei rioni emarginati, avvertendo che tale uscita sarebbe pericolosa.
Il film è ben girato e si avvale di un cast di attori tutti molto bravi. Della regista, Ruth Madler, dopo questa esperienza e quella di Struggle, sicuramente sentiremo ancora parlare, perché le idee ci sono ed indubbiamente  le capacità e, a giudicare dalle sue parole al termine della proiezione,  anche tanto entusiasmo.
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