Venezia 2017: “Disappearance” (Iran 2017) di Ali Asgari

C’è qualcosa di nuovo in Iran!

(marino demata)  C’è una legge in Iran  che proibisce ad una coppia di avere rapporti sessuali prima o fuori del matrimonio. La legge, naturalmente, nell’ambito della vita privata delle persone, è costantemente (e giustamente) violata, a meno che non si sia costretti a denunciare ufficialmente dei rapporti per esempio in ospedale per motivi particolari.
E’ quanto accade alla diciannovenne protagonista del film iraniano Napadid Shodan (Disappearance), che, dopo aver fatto l’amore col fidanzato per la prima volta, ha una inarrestabile emorragia. La prima scena del film ci mostra la ragazza varcare le porte di un Pronto Soccorso: l’ospedale è un ente pubblico, dunque deve inventarsi una storia per aggirare la legge. Dirà che ha subito uno stupro da parte del conducente di un taxi. Una storia verosimile, ma nella situazione poco convincente soprattutto dopo una visita da parte della dottoressa che non rileva alcuna violenza subita. La ragazza viene invitata a denunciare il fatto alla polizia e a convocare di urgenza in genitori per il consenso ad un intervento chirurgico breve ma necessario.Desappeared1
Ma continuano le inevitabili bugie. Il fidanzato viene presentato in ospedale come il proprio fratello. Inoltre entrambi non hanno documentazioni da esibire. Ma per l’Ospedale è più importante avere le carte a posto e non violare la legge, che salvare una ragazza da un pericolo presente.
Questo è solo il primo episodio di un folle notte di inverno di pellegrinaggio tra i vari ospedali di Teheran. Una corsa contro il tempo nella consapevolezza che l’intervento a cui deve essere sottoposta la ragazza è molto urgente. Ma questa urgenza continua a scontrarsi contro la necessità di lasciare la famiglia all’oscuro di tutto per evitare gravi problemi.
In questo contesto vengono di volta in volta coinvolte nel tentativo di aiuto altre persone, soprattutto amici dei due ragazzi, in particolare una studentessa al terzo anni di medicina, nel tentativo di trovare una soluzione che, a questo punto, non può essere che fuori dalla legge.disappearance2.jpg
Disappearance è uno dei film che abbiamo scelto di vedere alla Mostra del cinema di Venezia, ove è stato presentato nella sezione “Orizzonti”,   e la scelta è stata opportuna, perché non si tratta solo di un film che denuncia l’arretratezza delle leggi iraniane sulla famiglia e delle concezioni dei genitori nei confronti delle figlie. Si tratta, per altro verso, di un film che ci consente di vedere uno spaccato della nuova gioventù del Paese, dei propri timori per la legge e per la famiglia, ma soprattutto di un modo di ragionare comune a tutti i ragazzi che vediamo nel film, di chiara insofferenza verso leggi e costumi ormai obsoleti e insopportabili. Questa è la vera novità che il giovane regista Ali Asgari ha inteso portare sullo schermo. C’è negli occhi di quei ragazzi coinvolti nella notte di Teheran un senso di frustrazione misto a ribellione per ciò che offre la realtà circostante e che chiaramente traspare nei dialoghi che intercorrono in quella notte.
Quest’aspetto è stato ben sottolineato dal regista e dal cast del film, tutti presenti in sala qui a Venezia, allorchè hanno affermato che è in atto una vera e propria silenziosa rivoluzione nel modo di pensare, a partire naturalmente proprio dai giovani. Fino a pochi anni fa, ha affermato Asgari, tutto questo  era impensabile e certamente un film del genere non si sarebbe potuto girare. Questo dimostra che la situazione sta cambiando e che dobbiamo augurarci che al più presto  anche leggi e istituzioni tengano il passo con l’evoluzione delle coscienze che il film ci testimonia .disappearance_disc__05
Insomma qualcosa di vecchio sta “scomparendo” e questo giustifica il titolo del film, ove  l’immagine che evoca il termine “Disappearance” ha il significato della speranza di questa scomparsa. Anche se la parte finale del film ci mostra un’altra scomparsa più concreta e reale, che assumiamo a sua volta come metafora di questo processo di eliminazione della vecchia realtà.
Il contenuto del film, così importante ed originale per la realtà iraniana, fa passare in secondo piano i pregi tecnici e stilistici del film, che sono  veramente rimarchevoli. Sarebbe perciò un errore non parlarne affatto. Il film infatti si inserisce nel solco della recente  cinematografia iraniana, generalmente coraggiosa ed evoluta sul piano specificamente filmico.
E infatti Disappearance ha un ritmo serrato e un linguaggio cinematografico di tutto rispetto. La macchina da presa spesso si incolla ai personaggi in una sorta di “pedinamento” alle spalle di essi, soprattutto nella prima concitata parte. L’intera azione si svolge tutta in una notte estremamente convulsa che viene vissuta dai giovani personaggi (tutti attori non professionisti) con timore ed ansia, ma anche con la voglia di farcela.
Il finale riserva un colpo di scena, che lascia molto spazio alla riflessione dello spettatore e in questo Asgari dimostra di aver ben interiorizzato la lezione del grande capostipite di questo genere di film che, con grande rispetto, lascia allo spettatore il compito e la voglia di ripensare l’opera e in certo senso di completarla: ci riferiamo naturalmente ad Abbas Kiarostami.
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