Venezia 2017 – “Le fidèle” (Be. 2017) di Michaël R. Roskam

Amore e crimine a Bruxelles

(marino demata)  Presentato fuori concorso all’appena conclusa Mostra del cinema di Venezia 2017, Le fidèle rappresenta, nelle intenzioni del regista belga Michaël R. Roskam, l’ennesimo capitolo della Trilogia del crimine dopo il film d’esordio, Bullhead, che fu riconosciuto degno di concorrere all’Oscar per il migliore film straniero, e dopo The drop (titolo italiano che naturalmente non c’entra niente: Chi è senza colpa).
Non è possibile negare che il film ha avito una certa risonanza e successo qui a Venezia soprattutto tra una buona parte dei critici, anche se, almeno nel corso della proiezione alla quale abbiamo assistito,è sembrato che il pubblico non uscisse estremamente soddisfatto dalla sala.
E’ un film ben interpretato dalla coppia Adèle Exarchopoulos, che, lo ricordiamo, ha vinto la Palma d’Oro a Cannes per La vita di Adele, e inoltre ha convinto Sean Penn ad offrirle un parte di rilievo nel film The last face,  e Matthias Schoenaerts, un habitué del regista, che lo ha utilizzato in tutti i suoi  film. le_fidele
Il film inizia con la conoscenza e relativo colpo di fulmine tra i personaggi interpretati dai due attori protagonisti, Benedicte, Bibi per gli amici, e Gino. Lei è di ottima famiglia e aiuta l’azienda paterna che naviga col vento in poppa. Tutto questo le consente di dedicarsi alla sua passione, le auto da corsa, che guida in maniera spericolata e con qualche successo nelle competizioni. Gino le dichiara subito il suo amore, ma i due dovranno rivedersi dopo ben 15 giorni per affari che terranno il giovane lontano dalla città. Ma Gino mente: in realtà, ed è storia iniziale del film, Gino è parte integrante di una banda criminale dedita a rapine ad alto livello.
Col passare del tempo, consolidatosi l’amore, di carattere estremamente passionale,  fra i due giovani, le menzogne di Gino per coprire i sui loschi affari diventano sempre più trasparenti, tanto da insospettire Bibi e soprattutto suo padre. Lo stesso Gino vorrebbe farla finita col crimine, ma viene obbligato e ricattato dal resto della banda.Le-fidèle.jpg
E’ indubbio che il film, ispirato da avvenimenti in parte accaduti in Belgio,  ha, come su pregio migliore, un ritmo frenetico, con scene che lasciano il fiato sospeso, assecondate da una buona fotografia. E inoltre la recitazione dei due attori principali è senz’altro ragguardevole. E tuttavia il film ha degli evidenti difetti sui quali, benevolmente,  gran parte della critica è passata sopra.  Sospeso tra Crime story, thriller e dramma passionale, il film stenta a prendere una sua strada maestra e spesso si perde in vari rivoli laterali. In ogni caso, se l’intera prima parte del film mantiene una sua validità, grazie soprattutto all’impegno e alla bravura dei due attori, nella seconda parte assistiamo ad un progressivo e non sempre giustificato e motivato accavallarsi di avvenimenti, nei quali lo spettatore può finire col perdere bussola e orientamento.  E così, senza scendere in particolari per non finire in “zona spoiler”, limitiamoci ad affermare che il regista e co-sceneggiatore mette tanta di quella carne a cuocere e tante di quelle sciagure tra i piedi dei due protagonisti, che verrebbe la voglia di invitarlo a smettere.
La verità è che probabilmente nelle intenzioni del regista c’era la voglia di una scrittura in chiave passionale estrema del film come storia esemplare dell’amore impossibile. E questo probabilmente lo ha spinto all’accumulo delle disgrazie, forse nella convinzione che, quanto più numerose esse sono, più impossibile diventa anche il grande amore. Il che è quantomeno discutibile….
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