“My Blueberry Nights” (Usa 2007) di Wong Kar-Way

Hollywood attrae l’Oriente

(marino demata) E’ evidentemente di moda nel mondo dei registi orientali cimentarsi col cinema occidentale e segnatamente di Hollywood. Per alcuni si è trattato quasi di un trasferimento. Basti citare John Woo e Takeshi Kitano, per il film Brother. Più recentemente ci siamo occupati di Park Chan-wook, uno dei registi più acclamati oggi dell’ampio panorama del cinema sud-coreano, che pure ha voluto provare a girare un film in America con Stoker, dirigendo attori di primo piano come Nicole Kidman e Mia Wasikowska, con risultati del tutto soddisfacenti.
Qualche anno prima, nel 2007, ci ha provato anche il regista di Hong Kong Wong Kar-Way, con il film My Blueberry Nights, al quale è stato affibbiato in Italia, non si sa perché,  il titolo banale e demenziale a un tempo di Un bacio romantico. Il nome di Wong Kar-Way  viene spesso accostato al suo miglior film, vero e proprio caposaldo del cinema orientale, In the mood for love. Ma questo logico accostamento tuttavia non fa giustizia di altre opere di grande impegno sempre made in Hong Kong, che hanno reso il nome di Wong Kar-Way famoso ben oltre l’area del mondo orientale.my blueberry_nights_007.jpg
Blueberry Nights si apre con l’incontro tra Jeremy (Jude Law), proprietario di un bar, ed Elizabeth (Norah Jones),  che nel bar si rifugia non solo fisicamente, ma soprattutto idealmente, per trovare riparo dalla incredibile delusione per essere stata lasciata dal suo amore per un’altra donna. In Jeremy scocca  una scintilla che lo porta quasi subito ad innamorarsi di lei. Ma Elizabeth è troppo scossa per quello che è accaduto e non sa darsi pace. Alla fine non troverà niente di meglio che fuggire da quel luogo, depositario di tanti ricordi ormai dolorosi e mettere se stessa a tante centinaia di km da lì. Si tratta di un viaggio per dimenticare, ma anche per ricercare se stessa, conoscere nuovi luoghi e nuove persone e soprattutto ripristinare un rapporto con la propria vita che le sembrava distrutta. Riesce, in quel suo peregrinare a trovare lavoro nei vari luoghi ove soggiorna e ad entrare in rapporto con persone che riusciranno a darle qualcosa: un marito disperato per il tradimento della moglie e alcolizzato (David Strathairn), la moglie assolutamente intransigente con aspirazioni alla libertà assoluta (Rachel Weisz), una brillante ragazza col vizio del gioco al tavolo verde, con fortune molto alterne, che la porterà  con sé a Las Vegas, ove ha un conto da regolare con la fortuna e col proprio padre. Alla fine il cerchio si chiuderà col ritorno a New York di Elizabeth.My bacio_romantico_splash
Wong Kar-Way  riprende in questo film alcuni temi molto cari al cinema americano, anche a costo di snaturare se stesso. Ci riferiamo innanzitutto al tema del viaggio con la costruzione di un road movie/ricerca di se stessi, che non ha mai perso il suo fascino fin dagli anni ’60,ma che, col passare del tempo ha perso anche molta della sua carica innovativa e dissacrante. E dobbiamo dire che, più che rifarsi al suo cinema e al suo capolavoro, In the mood for love, il regista strizza l’occhio a Wim Wenders e al suo modo di vedere l’America come straniero in viaggio, il che porta più che altro all’esaltazione della diversità.
Insomma che si si aspettava  un impatto  felice del regista col cinema made in USA resterà deluso. Kar-Way sembra perdere qui tutte le sue caratteristiche più valide e personali: del suo capolavoro restano alcune citazioni musicali qua e là e soprattutto nei titoli di coda, l’affidarsi per la colonna sonora a Ry Coder e per la fotografia al fedele iraniano Darius Khondji. Troppo poco per dare quel senso e quello sviluppo ad una storia alla maniera alla quale ci aveva in passato abituati.  Il cast stellare che riesce a costruire attorno al suo film, a partire da Norah Jones, prestata al cinema dalla musica che la ha resa celebre,  sembra addirittura sprecato.My bacio-romantico-trailer-italiano-916.jpg La verità è che il tutto sembra scontato come un copione di genere rifatto tante volte ad Hollywood. Si salvano singole storie create dagli incontri della protagonista (in particolare quella che la vede in rapporto col personaggio della giocatrice d’azzardo ben interpretata da Natalie Portman), ma la sviluppo della storia nel suo complesso, compreso il finale scontato, ci lascia un senso di vuoto e di insoddisfazione, del quale è difficile farsi una ragione o trovare valide giustificazioni.
In questo senso Kar-Way perde anche al paragone col collega coreano prima citato, Park Chan-wook, che, girando Stoker non solo non ha snaturato se stesso né le idee-madri che avevano caratterizzato tutta la sua cinematografia, ma esce da Hollywood con convinzioni critiche molto negative circa il modo di lavorare lì e la tendenza a condizionare la libertà di ispirazione degli autori.
Il film è stato presentato a Cannes nel 2007 nella sezione in Concorso.
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