“The Manchurian candidate” (Usa 2004) di Jonathan Demme

Fino a che punto la mente umana è manipolabile?

(marino demata) Tratto dal romanzo di Richard Condon, The Manchurian candidate è il remake di un film di John Frankenheimer del 1962 (che in Italia è diventato incredibilmente Va’ e uccidi), interpretato da Frank Sinatra. Il film di Jonathan Demme aggiorna, alla luce di tutto quanto è successo nella politica e nella società americana negli ultimi decenni, gli assunti del libro e del primo film, costruendo un affresco che ha al suo centro le capacità di manipolazione della mente umana al fine del controllo delle scelte politiche più importanti.
Il sergente Raymond Shaw (Liev Schreiber) è stato insignito di onorificenze e soprattutto ha guadagnato grande popolarità per le sue azioni eroiche nel corso della prima Guerra del Golfo. In particolare, grazie a suo eroismo, la sua squadra fu salvata da un’imboscata che era stata tesa dai nemici.  L’ambiziosa madre di Shaw  (una eccellente Meryl Streep) vuole sfruttare fino in fondo la popolarità del figlio per una candidatura alla vicepresidenza, nella certezza di un grande successo, non esitando a servirsi degli accorgimenti tecnici e manipolativi di una spregiudicata multinazionale, la Manchurian Global, per modificare la sua ritrosia ad accettare un così grande impegno politico. La stessa Manchurian Global aveva avuto una parte fondamentale nel manipolare le coscienze dei soldati presenti all’imboscata nella Guerra del Golfo, e la madre di Shaw era ben al corrente dell’opera manipolativa della multinazionale.Manch2.jpg
Il piano è ben congegnato, ma uno dei presenti all’imboscata nel Golfo, il maggiore Ben Marco (Denzel Washington) ricomincia a ricostruire mentalmente quei giorni e quelle ore e gradatamente, tassello dopo tassello, comincia a comprendere, grazie anche all’aiuto di strani sogni, comuni anche ad altri soldati presenti in quella azione, che ci sono lati oscuri nell’intera vicenda.  Marco comprende che c’è un spazio vuoto nella ricostruzione di quanto accaduto in quelle giornate nella guerra del Golfo. Ci sono spazi temporali  che nessuno dei presenti all’azione nel Golfo ricorda. Di qui all’insinuarsi in Ben Marco della convinzione che la vicenda, lungi dall’essere incentrata sugli eroismi di Shaw, è stata in realtà una sequela di esperimenti di manipolazione delle menti dei presenti, il passo è breve. Nella sua paziente ricostruzione Marco si convince che lui stesso e Shaw sono stati indotti addirittura ad  uccidere propri compagni spinti dai voleri esterni e manipolativi, senza alcun problema e senza rimorsi. Una sorta di test generale sulle capacità di manipolazione messe in atto dalla Manchurian Global, che si è servita di microchip inseriti nel corpo di Shaw e dello stesso Marco.Manch3.jpg
La prima edizione del film ne 1962, con  la regia di John Frankenheimer e con le ottime interpretazioni di Frank Sinatra e  Angela Lansbury e soprattutto di Laurence Harvey, risentiva fortemente del clima della guerra fredda. L’azione militare si svolge in Corea, ove un gruppo di soldati americano vengono catturati dai cinesi e sottoposti a procedure psicologiche per azzerare la loro volontà e il loro ricordo. Tornati in patria, al Sergente Raymond Shaw viene tributata una medaglia d’oro per avere salvato la vita ai propri compagni.
Ma sarà Ben Marco (Sinatra) a ricostruire la verità. Il film risente del clima di anticomunismo viscerale dell’epoca, soprattutto nelle scene nelle quali si paventa la presa del potere da parte dei sovietici in America.
Certo, come succede in molti film di fantascienza o, in questo caso, di fantapolitica, dopo qualche decennio anche The Manchurian candidate si rivela premonitore della realtà. Il film di Demme, giova ricordarlo, esce nel periodo della presidenza di Bush jr., cioè uno dei Presidenti più incapaci di prendere decisioni autonome e autorevoli e che riceveva degli imput, come poi si è saputo, da collaboratori senza scrupoli e impegnati solo nella ricerca del proprio tornaconto. Ma il film non è solo una metafora dei condizionamenti ricevuti dal Presidente Bush. Lo stesso Demme nega che il suo sia stato un film politico. In realtà occorre dire che il suo è un film sulle incredibili capacità del potere, attraverso la scienza e la tecnica,  di condizionare, in generale, la volontà e le opinioni altrui. Naturalmente tutto questo viene però applicato alla politica e quello che è in gioco è un vero e proprio colpo di Stato tentato con i mezzi tecnologici della Machurian Global.Manch4.jpg
Oggi sappiamo benissimo che, anche senza grossolani microchip da inserire nel corpo degli uomini, è possibile manipolare le coscienze e modificare le volontà delle persone attraverso modalità sempre più sofisticate. E la conseguenza più grave è  che gli uomini alla fine non sono più liberi, pur credendo di esserlo.
Il film è stato presentato fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia. L’accoglienza della critica americana al film è stata molto buona.
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