“L’inganno/ The Beguiled” (Usa 2017) di Sofia Coppola

Remake del film con Clint Eastwood

 

(marino demata) L’ultima fatica di Sofia Coppola, L’inganno/ The Beguiled, ha suscitato, come ormai accade per  quasi tutti i suoi film, discussioni e opinioni molto distanti tra loro. E  che un’opera faccia discutere è comunque un segnale positivo in sé. Dagli entusiasmi della Giuria dell’ultimo Festival di Cannes, che ha insignito la regista e sceneggiatrice del premio alla migliore regia, fino ad arrivare ad alcune stroncature soprattutto in qualche settore della critica americana.
Innanzitutto è però da lodare il coraggio della regista che ha trasferito il romanzo di Thomas P. Cullinan del 1966, A Painted DevilCoffali delle nostre librerie,  in una sceneggiatura e in un film certamente ragguardevoli. Ma il coraggio maggiore la regista lo ha manifestato facendo di questo suo ultimo film un remake di un’opera di quell’altrettanto coraggioso regista che rispondeva al nome di Don Siegel, esponendosi ad inevitabili paragoni.
Il titolo del film di Don Siegel, conserva quello del romanzo (mentre nella versione italiana diventerà  La notte brava del soldato Jonathan: no comment sugli osceni titoli dei film stranieri affibbiati nel nostro allegro Paese!), ossia The Beguiled. La Coppola si misura dunque col film di Don Siegel, regista borderline rispetto ai canoni hollywoodiani, verso i quali  proprio in questo film dimostra il proprio fastidio. E costruisce un’opera coraggiosa ove, nel contesto di un microcosmo  femminile ben orchestrato, spicca però la figura del soldato, perché interpretata da quel mostro di bravura  di Clint Eastwood: ennesimo episodio del sodalizio vincente tra Clint e Don Siegel.L'inganno 3.png
Al secondo anno della Guerra di Secessione americana, in Virginia, a maggioranza sudista, la vita tranquilla e molto monotona del Collegio femminile diretto dalla austera signora Martha (Nicole Kidman), che, con la propria aiutante Edwina (Kirsten Dunst) deve vedersela ormai con sole cinque allieve, è scossa e turbata da un avvenimento insolito: una della più giovani allieve, mentre raccoglie funghi nel bosco, scopre un soldato nordista (Colin Farrell) gravemente ferito ad una gamba. Il soldato, John McBurney , che  si scopre essere un disertore in fuga, viene portato all’interno del collegio femminile e viene curato in nome della carità cristiana. Ma il clima di repressione sessuale che inevitabilmente caratterizza il collegio femminile dopo mesi e mesi di isolamento dal mondo, creano una fatale eccitazione in tutte le presenze femminili del collegio, non esclusa neanche la signora Martha, che però riesce a resistere al fascino del soldato. La reazione però non è la stessa per Edwina, che si innamora del soldato, essendone, almeno a parole, ricambiata. La situazione però precipita allorchè il giovane McBurney viene scoperto ad amoreggiare con una della giovani allieve del collegio. Le conseguenze saranno disastrose e preparatorie di un finale angosciante e a tinte fosche…L'inganno
La Coppola, attorno a questo canovaccio, riesce a creare un film interessante, malgrado l’ingombrante precedente di Don Siegel. A proposito del quale non si può non notare la netta superiorità nella scelta del personaggio maschile: Colin Farrell ce la mette tutta, ma non regge assolutamente al confronto con Clint Eastwood. E questo è certamente un punto perdente per il remake. In questo film Farrell si dimostra campione dell’inespressività, aggravata da un malaccorto tentativo di recitare sopra le righe nell’ultima parte del film, quando cioè gli avvenimenti prendono una piega drammatica e ci sarebbe stato bisogno di ben altra prestazione.
Al contrario il micro-universo femminile del film rappresenta, come spesso nelle opere  della regista, la parte meglio riuscita: Sofia Coppola riesce a farci respirare in maniera realistica la vita monotona del collegio, scandita dalle lezioni di musica e di francese, dal raccogliersi tutte attorno al tavolo per consumare insieme i pasti, e dalle preghiere. In una atmosfera di luci soffuse offerte dalle candele e molto ben rese da un gran maestro della fotografia, il francese Philippe Le Sourd.
E, allo stesso modo, la regista è brava nel farci percepire il simultaneo e graduale cambiamento dello stato d’animo delle sette donne presenti, la cui vita in quel momento sembra inevitabilmente sconvolta da un avvenimento così inusuale come l’ospitalità offerta ad un soldato nordista.
Ancora una volta, in definitiva, anche nella prova più rischiosa, dati i precedenti, la regista riesce bene, come in quasi tutti gli altri film, a gettare un fascio di luce sull’universo femminile, cogliendone le pulsioni,  sogni, le frustrazioni, soprattutto quando tutto questo accade in gruppo, siano esse vergini suicide, o le ragazze della banda di Bling Ring.

 

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