“Climates” (TUR. 2006) di Nuri Bilge Ceylan – Domenica 15 ottobre ore 21.00 al Museo Novecento FI

Climates
(marino demata) Nuri Bilge Ceylan viene considerato a giusta ragione uno dei migliori registi turchi di quella grande stagione di rifioritura del cinema di quel Paese che è in atto almeno da una quindicina di anni e che ha dato risultati veramente sorprendenti, con una schiera di nuovi giovani autori di notevole spessore, tra i quali ricordiamo Abdullah Oguz, Fazıl Çoşkun, Semih Kaplanoglu e Nuri Bilge Ceylan. Nella rassegna estiva fiorentina al Museo Novecento del 2016 abbiamo proiettato i tre film della Trilogia di Yosuf di Kaplanoglu; quest’anno la nostra attenzione si rivolge a Nuri Bilge Ceylan,  insignito nel corso degli ultimi anni di molti premi a vari festival, fino alla Palma d’oro a Cannes nel 2014 per Il regno d’inverno. Ma prima di questo grande riconoscimento il regista era arrivato a Cannes nel 2003 col suo bellissimo Uzak,  al quale viene riconosciuto il premio speciale della giuria. Premio che riprenderà ancora una volta nel 2011 per C’era una volta in Anatolia. Nel 2008 vince li premio per la migliore regia con Le tre scimmie e infine, nel 2014 vince la Palma d’oro con Winter sleep.  A sua colta Climates, che proiettiamo del corso di questa rassegna 2017, è stato premiato al Festival di Cannes col Premio FIPRESCI.Il piacere e l'amore (Nuri Bilge Ceylan, 2006).mkv_snapshot_00.43.56_[2017.10.11_17.33.12]
Il film 
è la storia di un amore che finisce. L’inizio del film sembra proprio consumare in realtà i titoli di coda dell’ amore tra Isa, professore universitario (interpretato dallo stesso regista) e Bahar (la bellissima Ebru Ceylan, nella vita reale moglie del regista). C’è una atmosfera greveclimates4 che incombe sui due protagonisti, che poi ritroveremo scandita in altre parti del film, e che si sviluppa con il progredire delle stagioni climatiche, dall’estate fino all’autunno e all’inverno (manca la primavera). La prima parte del film è significativa per i lunghi silenzi che sembrano appunto scandire la fine dell’amore. Non a caso nei primi dieci minuti del film c’è solo una battuta. Lui che chiede a lei: “Ti annoi?” e lei risponde “No”. Per questa capacità di narrare una situazione solo attraverso le immagini e i silenzi, una parte della critica ha scomodato, a proposito di Bilge Ceylan precedenti molto illustri come Antonioni e Bergman. Indubbiamente il regista turco mostra una sensibilità fuori dal comune nel trasmetterci situazioni di incomunicabilità come quella alla quale assistiamo nel film.
Le colonne di un antico e bellissimo tempio certificano l’amore ormai finito tra Bahar e Isa. Successivamente lei, Bahar, pone rimedio a quella triste situazione assorbendosi nel lavoro di direttore artistico di serie televisive, mentre lui, Isa, cerca una scorciatoia – di segno tipicamente maschile – nel ripristinare il rapporto con una vecchia fiamma. Ma la separazione tra i due sembrerebbe non convincere entrambi. E’ la storia di un amore che sembra finito, ma che  vive un sussulto che sembra offrire nuove possibilità. Purtroppo però non c’è  sincronia. La singolarità di questa coppia è che ognuno dei due cerca l’altro nel momento e nel luogo  sbagliato. Quando lui cerca lei per ricostruire qualcosa, lei non è più disponibile. E quando lei cerca di nuovo lui, le parti si invertono inesorabilmente.Il piacere e l'amore (Nuri Bilge Ceylan, 2006).mkv_snapshot_01.11.43_[2017.10.11_17.36.11].jpg
Impreziosito da una bellissima fotografia, Climates va vanti facendoci capire che i due universi rappresentati dai due protagonisti finiscono per non toccarsi mai, per non comunicasi. Viene da chiedersi se mai c’è stato vero amore tra i due. All’assenza di un reale dialogo tra i protagonisti, fa da contrappunto un attento sonoro che ci fa vivere tutti i suoni e i rumori che vivono lui e lei, dal rumore del mare d’estate a quello della pioggia in autunno e agli effetti della pur silenziosa neve in inverno. Fino ad arrivare alla magnifica Sonata k 466 in fa minore di Scarlatti, che illustra paesaggi mozzafiato e silenzi eterni e fa da contrappunto alla silenziosa caduta dei fiocchi di neve.
I cambiamenti climatici che avvengono nel corso della storia sono sempre in relazione allo stato d’animo dei personaggi. Stati d’animo che non sono mai dichiarati, mai urlati, ma dipinti magistralmente attraverso le immagini, i piani sequenza e la ricerca delle inquadrature più eloquenti, e il tutto per conferisce al film una cifra stilistica veramente pregevole. Un film intenso come i sentimenti in esso ravvisabili, a partire dal quel non amore, che a turno i protagonisti vorrebbero trasformare in amore. Ci riusciranno?
 
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