“Platform” (Cina 2000) di Jia Zhangke – Domenica 22 ottobre ore 21.00 al Museo Novecento FI

I dieci anni che sconvolsero la Cina attraverso gli occhi di un gruppo di giovani

 

(marino demata) Platform (2000) è il film che ha reso famoso il regista cinese Jia Zhangke in tutto il mondo e lo ha messo in grado di conquistare numerosi premi tra i quali segnaliamo il Gran Premio della Giuria alla 54° Mostra del Cinema di Venezia. Qualche hanno dopo, col film, Still life conquisterà il Leone d’Oro sempre a Venezia.
Platform è un affresco sulla storia di un gruppo di ragazzi, appassionati per il teatro, dal 1979 al 1989. Si tratta di un decennio straordinario per la storia della Cina, perché mai sono avvenuti tanti cambiamenti tutti in una volta in quel Paese. Il punto di vista attraverso il quale Jia Zhangke si pone per mostrare tali cambiamenti è proprio la troupe teatrale dei ragazzi di Fenyang, un piccolo centro del nord. La storia di quei ragazzi si intreccia alla storia dei cambiamenti complessivi del Paese, che apparentemente restano sullo sfondo, ma in realtà sono il vero motore anche dei mutamenti che intervengono nei giovani protagonisti, tanto sono fondamentali e decisivi.vlcsnap-2017-10-17-17h47m21s052.png
Il film inizia col gruppo teatrale che esegue a Fenyang pezzi di propaganda, tra un tripudio di canti e di bandiere rosse. Poi gradatamente gli spettatori fanno conoscenza con la vita privata dei  ragazzi, le loro passioni, i loro amori e le loro gelosie. L’espediente narrativo utilizzato dl regista consiste nel portarci gradatamente a conoscenza dei cambiamenti della Cina attraverso la radio o attraverso le conversazioni tra i ragazzi. Veniamo così a sapere, assieme ai giovani, della ripresa degli studi del maoismo e della riabilitazione dei personaggi politici che li sostenevano decisi dalla Quinta Assemblea Nazionale del Partito..
Significativo è il momento nel quale viene data via libera alle privatizzazioni. Si apre una discussione tra i giovani della troupe:
– Che ne pensj della privatizzazione?
– Non ho le idee chiare
– Se hai soldi puoi privatizzare…
Tra i ragazzi  alcuni sono propensi ad investire i propri risparmi per acquistare qualche attività privata. Il tutto viene giustamente vissuto come una grande novità.vlcsnap-2017-10-17-19h00m16s478.png
Ma il film ha anche momenti umoristici, come quando alcuni giovani del gruppo notano che Whong Ping è tornata dal parrucchiere con la permanente. E dicono: “Sembra una spagnola. Potrebbe ballare il flamenco”. E con uno stacco il regista ci mostra la ragazza con uno sgargiante vestito rosso spagnolo ballare il flamenco!
Eccitante è anche il momento nel quale nel remoto paese nel quale vivono, Fenyang, arriva la corrente elettrica, con le strade e le case illuminate e soprattutto i proscenio del teatro dal quale i giovani recitano.
Ma ben presto la troupe lascia Fenyang e viaggia per tutto il paese per diversi anni in una esperienza collettiva veramente esaltante. Nel corso della quale i giovani condividono e assorbono i cambiamenti della Cina, che, attraverso la politica della porta aperta,introduce numerosi motivi occidentali e getta le basi per diventare quella grande potenza economica e politica che noi conosciamo.vlcsnap-2017-10-17-19h52m12s726.png
Il gruppo che all’origine si dedicava ai canti rivoluzionari e alla celebrazione del Presidente Mao, introduce nel proprio repertorio musica rock, che d’altra parte viene messa in onda attraverso la radio e la TV.
Quando il gruppo fa ritorno a Fenyang nulla è più come prima. In dieci anni la Cina ha cambiato completamente volto ed è diventata una realtà completamente trasformata. E con essa la troupe teatrale non  è più quella di una volta esclusivamente dedita ai canti rivoluzionari. I cambiamenti della Cina sono anche i cambiamenti dei giovani protagonisti della storia narrata nel film.
L’opera, come si è detto, ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Ricordiamo anche che è stato giudicato al Festival di Torino, il secondo migliore film in assoluto dell’ultimo decennio.
I giudizi sono stati quasi unanimemente positivi sia in Europa che in America. Per tutti ci piace ricordare il giudizio che del film dà Irene Bignardi dalla colonne di Repubblica: “si esce da questo lungo viaggio ‘minimalista’ attraverso dieci anni di vita cinese con la sensazione di aver vissuto un’esperienza autentica. E si dice minimalista perché il punto di osservazione del regista è quello di chi guarda al microscopio e studia una piccola area come se parlasse per il tutto”.

 

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