“Cronaca di un assassinio” (Usa 1961) di Allan Baron – Sabato 4 novembre ore 21.00 a Villa Arrivabene FI

Un noir inaspettatamente ritrovato

(marino demata) Film indipendente americano, girato con pochi mezzi ma con molta inventiva. Una trama classica per i noir di genere: un killer di professione viene ingaggiato per un “lavoretto”. Deve trovare ed uccidere un uomo, a sua volta un delinquente nè più e nè meno come i  suoi stessi mandatari. Per compiere questa commissione si reca dalla sua città, Clevaland, in una New York che subito gli appare fredda e poco accogliente, con molte strade spoglie perchè siamo durante le festività natalizie. Il film è infati essenzialmente girato per le strade di Manhattan, e dove  le strade sono più popolate di intere famiglie, gente che acquista i regali, e il cibo per il cenone, questo fermento stride con la sua solitudine.
Il personaggio del protagonista, Franky Bono (Allen Baron, cioè lo stesso regista) è ben costruito. La solitudine della propria vita è il suo connotato principale: un’infanzia trascorsa in orfanotrofio è l’unico elemento certo che conosciamo; ma poi da altri accenni, sparsi qua e là, compendiamo che ha trascorso il resto della sua esistenza  tra lavoretti da gangster e periodi trascorsi in prigione.
Si compiace della sua solitudine che vuol dire autonomia e indipendenza. Ma poi, quando conosce una ragazza, nei giorni immediatamente precedenti al compimento della sua missione di killer, lascia riemergere in se stesso  un senso di necessità per una persona che possa riempire la sua vita. vlcsnap-2017-10-29-19h07m32s528Eppure fino ad allora ha conosciuto solo donne occasionali, con le quali ha trascorso qualche ora al buio affinché non potesse mai essere riconosciuto. Un personaggio ben costruito dunque con i suoi drammi interiori e le sue contraddizioni, esasperate dalla solitudine di una stanza d’albergo in attesa che si verifichino le condizioni per compiere l’omicidio commissionato.
Il film è caratterizzato da una voce narrante fuori campo che si incarica di dare voce alle sensazioni e ai pensieri del protagonista, ma in terza persona, come se si trattasse di un altro, o di stesso che si riflette come in uno specchio. E la voce parla infatti utilizzando i pensieri di solitudine del protagonista e lo stesso gergo del mondo del gangster. E infatti, quando il protagonista ritorna ai ricordi di un tempo, la voce narrante usa l’espressione colorita: “dalla discarica della memoria”.
L’intera prima parte del film è caratterizzata dalla preparazione materiale, ma in realtà essenzialmente psicologica, dell’assassinio: il nostro Franky Bono è apparentemente un duro e tale deve essere per eseguire con la cattiveria e la freddezza necessaria la sua missione. Ma non è esente da errore ed ha dei cedimenti in questo suo iter verso l’omicidio che potrebbero rivelarsi deleteri, in luogo di quella piena determinazione che sarebbe necessaria. Spicca in questa parte del film la visita che Bono fa a colui che gli deve procurare l’arma: una P 38 con silenziatore. Si tratta un essere viscido e grasso, soprannominato Ralphie Lardoso: è un’altra caratterizzazione ben riuscita. E’ un uomo grosso e repellente che offre un’idea di sporco di sè e dell’appartamento nel quale vive, ove la cura rivolta a decine di criceti in gabbia fa da contrasto con la sua persona e coi suoi modi bruschi e spicci. vlcsnap-2017-10-29-12h55m26s146
Bono sa bene che il lavoro del killer di professione ha delle regole che vanno necessariamente rispettate. La principale è quella di conoscere bene la persona che devi uccidere, le sue abitudini, i luoghi che frequenta. E solo una volta conosciuti questi elementi sarà possibile scegliere il luogo preciso e più sicuro dell’assassinio e poi eseguirlo: “Non hai bisogno di conoscer e un uomo per viverci insieme. Ma hai bisogno di conoscerlo come un fratello per ammazzarlo.” E’ la saggezza pratica che Bono conosce alla perfezione e che al pubblico viene come al solito manifestata attraverso la voce fuori campo.
Siamo in presenza, in definitiva, di un bellissimo film noir riemerso stranamente dal dimenticatoio solo pochi anni fa e inaspettatamente reso pubblico  in DVD. Una sorta di miracolo.
Circa la personalità del protagonista, con la sua solitudine e con i suoi evidenti problemi psicologici derivanti non solo dalla sua infanzia, ma anche dalla parte successiva della sua vita, essa emerge ricca di sfaccettature e, come si diceva, piena di contraddizioni. E vedendo questo film ritorna in mente un altro killer di professione, che abbiamo conosciuto recentemente, dalle caratteristiche diametralmente opposte, “Lone Man”, il personaggio creato dal genio di Jim Jarmusch per The limis of control. Quest’ultimo era un killer ben diverso, dal professionismo inappuntabile, ed era, al contrario della “umanità” accentuata di Bono, lontano da ogni cedimento rispetto al proprio controllo e da qualsivoglia elemento che lo portasse lontano dal compimento della sua  missione, cioè un itinerario preciso e senza possibili deviazioni verso quella inevitabile meta che è l’assassinio.
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