“The intruder” (UK 1999) di David Bailey – Sabato 18 novembre ore 21.00 a Villa Arrivabene a Firenze

Un palazzo è il solo posto dove accadono i fatti. Un palazzo è come un involucro

(marino demata) David Bailey, il regista di The intruder, è un celeberrimo fotografo londinese che tra l’altro ha ritratto famosi personaggi, dalla famiglia reale, fino ai Beatles, Mick Jegger, Rudolf Nureyev, Catherine Deneuve, Johnny Depp, Ralph Fiennes, Patti Smith, solo per citarne alcuni: foto mai banali, ma piuttosto il più delle volte unanimemente aggettivate col termine “rivoluzionarie”.  Aggiungiamo a questo una biografia molto ricca di avvenimenti nel pubblico e nel privato: ad esempio è stato sposato quattro volte e tre volte ha divorziato e la sua moglie più celebre è stata sicuramente Catherine Deneuve, che si è unita a lui solo due settimane dopo la presentazione da parte del comune amico Roman Polanski. La fama del personaggio si dice che abbia in gran parte ispirato Michelangelo Antonioni  nella costruzione del  personaggio interpretato da David Hemmings per il suo capolavoro Blow up.vlcsnap-2017-11-12-16h39m09s204.png
Dunque un grande fotografo dato in prestito solo occasionalmente al cinema: i suoi film infatti si contano sulle dita di una sola mano. E The intruder è l’ultimo della breve serie di tentativi dietro la macchina da presa. Per girarlo Bailey, di intesa con la produzione, si sposta a Montreal, ove, come è noto, girare un film costa molto meno che altrove. E così, fra gennaio e febbraio del 1999 la troupe si sposta nel Quebec, e questo offre l’occasione a Bailey di una ambientazione di esterni molto congeniale alla storia che vuole narrare: nevica continuamente  creando, dall’interno dell’appartamento dei protagonisti, un senso di claustrofobia e di oppressione. Le strade sono costantemente innevate e il clima costringe a stare prevalentemente in luoghi chiusi.vlcsnap-2017-11-12-15h42m19s641.png
Fin dalla prima scena il regista ci porta per mano nel cuore del mistero principale del film, tra i tanti misteri di cui egli riesce a cospargere la storia: In una stanza del commissariato di polizia, Catherine (Charlotte Gainsbourg) racconta agli agenti che poche ore prima  ha ucciso la prima moglie di suo marito, Stella. Una donna che, anche secondo la polizia risulta morta due anni prima! Da qui comincia un lungo flashback che ha il compito di spiegare allo spettatore come si possa essere arrivati a tale impossibile conclusione.
Mantenendosi abbastanza fedele all’omonimo racconto di Brooke Leimas, Bailey ci mostra come tutto nasca casualmente, con un borseggio di cui è vittima Catherine, che viene trascinata a terra violentemente dal ladro. L’episodio attrae l’attenzione di Nick (Charles Edwin Powell), che vede tutto da una finestra a piano terra. Catherine non riesce a camminare e Nick pensa bene di portarla nel suo loft.  In breve, dopo poco tempo, i due si innamorano e si sposano e vanno a vivere proprio nel  loft di Nick.vlcsnap-2017-11-12-17h31m30s207.png
E’ una casa strana inserita in un palazzo ugualmente singolare e sinistro gestito da un portiere factotum dall’aria misteriosa e un po’ repellente. Il palazzo è una sorta di trait-d’union di un gruppo di amici. In esso trovano posto gli appartamenti di Badge Muller (Nastassja Kinski), partner in affari di Nick e sl piano personale molto interessata a quest’ultimo; e inoltre l’appartamento di Charlie (John Hannah), mente matematica, e autore di una geniale teoria sulla possibile compresenza di passato e presente; e infine l’appartamento di Daisy  (Molly Parker), con vari tentativi di  suicidio al suo attivo e perdutamente innamorata di Charlie.

Protagonista principale della storia diventa ben presto il palazzo e in particolare il loft di Nick e Catherine, ove succedono cose stranissime, tanto da diventare ben presto un ambiente opprimente soprattutto per Catherine, che si sente un’intrusa (da qui il titolo del film) in un ambiente come quello capace di generare solo terrore.  E a contribuire ulteriormente al terrore claustrofobico c’è un impianto elettrico inaffidabile, tanto che l’elettricità in più di un’occasione viene meno, costringendo gli occupanti a ricorrere alla tenue luce delle candele.
Tutto il possibile, ed anche l’impossibile, avvengono nel loft di Nick o nell’intero stabile. D’altra parte, come afferma uno dei protagonisti, “un palazzo è il solo posto dove accadono i fatti. Un palazzo è come un involucro”.  E dunque il loft diventa presto il luogo dell’ambiguità, del terrore e dell’impossibile che prende corpo diventando possibile. vlcsnap-2017-11-12-15h40m52s660
Il film porta con sè una carica di ambiguità che nel suo svolgimento induce lo spettatore ad una serie di domande: Chi può mai entrare uscire da un appartamento senza lasciare la minima traccia? E ancora: Possono passato e presente fondersi? Domande che solo in parte avranno risposte nel concitato finale del film.
Il cast sembra veramente molto impegnato a dare un senso compiuto al tutto e sicuramente gran parte di esso ci riesce. Forse la meno convincente è proprio la protagonista principale, Charlotte Gainsbourg, che pure nella sua lunga carriera ha collezionato molte interpretazioni di rilievo, e che invece in questa performance non sempre riesce a dare il senso del terrore e del mistero che sembra incombere proprio su di lei.

 

 

 

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