“Possession” (FR 1981) di A. Zulawski – Sabato 25 novembre ore 21.00 a Villa Arrivabene Firenze

Opera visionaria dall’andamento ipnotico

 

(marino demata)  Uno dei punti più alti della cinematografia di Zulawski è rappresentato sicuramente da “Possession”, con la Adjani e con un ispirato Sam Neill. Soffermarsi  su “Posession” vuol dire vedere l’intero cinema di Zulawski in un solo colpo d’occhio!
Nella prima parte del film la trama può sembrare abbastanza banale.  Marc (Sam Neill) lavora nei servizi segreti berlinesi e al termine di una missione ritorna in famiglia dalla moglie (Isabelle Adjani) e dal figlio di cinque anni. C’è qualcosa che non va fra i due. Marc da tempo sospetta il tradimento della moglie Anna e il sospetto diventa gradatamente certezza. Scoprirà dapprima che l’amate della donna è Heinrich, un personaggio strano e ambiguo (uno straordinario Heinz Bennet), dedito a droghe pesanti , ma poi si rivolge a degli investigatori che vengono puntualmente eliminati da Anna. In seguito riuscirà a scoprire la verità: il vero amante di Anna è un essere mostruoso, una sorta di piovra generata dalla stessa donna per partogenesi  in un passaggio sotterraneo della metropolitana, in una delle scene più famose dell’intera storia del cinema, essenzialmente fondata sull’isteria estrema della donna. Solo il finale scioglie alcuni nodi, m resteranno alcuni interrogativi che i regista lascia allo spettatore, come spesso è solito fare.Possession 3
Opera visionaria dall’andamento ipnotico come l’intero cinema di Zulawski, di cui è un po’ la summa riepilogativa. Nel film nulla è a caso. Anche e soprattutto l’ambientazione:  Berlino spaccata in due dal muro, che subito, nella primissima sequenza,  si  presenta in maniera neutra ma minacciosa. E non è un caso che la maggior parte dell’azione del film si svolge a ridosso del muro (nessuna ricostruzione:  la macchina da presa indugia continuamente sull’autentico muro di Berlino,  a quei  tempi, 1981, ancora perfettamente integro). Lo stesso appartamento dove Anna consuma quotidianamente i suoi rapporti raccapriccianti con il mostro è situato proprio a ridosso del muro. La scelta della città ove ambientare la storia, Berlino, e soprattutto le location scelte a pochi metri dal muro ci introducono in uno dei concetti chiave della cinematografia di Zulawski: la dualità, il doppio. Ma attenzione: sarebbe troppo semplicistico ridurre la dualità al bene e al male: l’intreccio tra ogni cosa e il suo opposto o il suo doppio è molto più complesso.
Il film procede con molte apparenti divagazioni, che in realtà sono funzionali al senso di smarrimento e di perdita di orientamento che il regista vuole che prenda lo spettatore. A d esempio a Marc viene proposto un nuovo incarico dai servizi segreti: deve ritrovare un uomo che porta costantemente i calzini rosa. E a cinque minuti dalla fine scopriamo che quell’uomo è proprio quello dei Servizi Segreti che gli ha conferito l’incarico. Situazioni dunque continuamente spiazzanti e devianti. Gli esempio si potrebbero moltiplicare.  Lo spettatore non ha il tempo di riprendersi dalle situazioni precedenti, è viene subito trasportato in un’altra situazione incredibile, allucinante. Come è il caso del suicidio del bambino di cinque anni nella vasca da bagno. Indubbiamente un’altra, tra le tante, scena shock.Possession 1
La dualità pervade l’intero tessuto del film, informando di sé gli stessi personaggi, ognuno dei quali ad un certo punto lascia il posto al suo doppio, che generalmente ci conduce in un’atmosfera più rasserenata.
Film maledetto di un autore considerato anch’egli maledetto, Possession è stata probabilmente un’opera cinematografica sulla quale maggiormente in tutti i Paesi si è accanita la censura, che ha costretto migliaia di spettatori a vederne una edizione mutilata, con alcuni dialoghi riscritti e montaggio arbitrariamente rifatto.  Esiste un’edizione di circa 90’ assolutamente da evitare. Accettabile invece l’edizione inglese di quasi due ore.  La presenza di varie edizioni, molte delle quali mutilate nelle scene più significative, aumenta la difficoltà di catalogazione del film all’interno di un genere. Molti critici si sono cimentati con questo esercizio, che in verità sarebbe da considerare vacuo: c’è chi ha parlato di un film decisamente horror, chi lo ha definito un atipico thriller psicologico, e via discorrendo.  Perché non accontentarsi della interpretazione autentica offerta dal regista a proposito di questo film e in generale di tutta la sua opera?
Attraverso l’obiettivo della macchina da presa – egli dice -sento davvero di poter comunicare onestamente i miei eccessi, i miei deliri, i miei incubi.” E tutti questi elementi vengono gestiti in Possession sotto la cappa plumbea di una Berlino tetra e maledetta e sotto un perenne cupa tensione. Perché Zulawski, qui come altrove, rimarrà nell’immaginario cinematografico come l’artista di volta in volta molto odiato e molto amato (senza vie di mezzo!) perché eternamente  alla ricerca della dismisura, dell’irregolarità, del delirio, della violenza e dell’eccessivo.
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