“The limits of control” (Usa 2009) di Jim Jarmusch – Appuntamento col thriller sabato 2 dicembre ore 21.00 a Villa Arrivabene FI

Ignoto in Italia

(marino demata) Una tipologia di film molto amata da Jim Jarmusch è il road movie, presente in molti suoi film. In Mistery train si intrecciano tre storie diverse con protagonisti provenienti da mondi diversi; nel western Dead man il protagonista (Johnny Depp) è impegnato in un lungo e impervio viaggio che è anche trasparentemente un percorso spirituale; in Broken Flowers il protagonista (Bill Murray) si sposta da un luogo all’altro dell’America per trovare il proprio figlio; e infine  Solo gli amanti sopravvivono ci mostra l’irrequietezza e gli spostamenti di due stralunati vampiri.
The limits of control è il road movie  più esplicito e gli spostamenti continui del protagonista hanno motivazioni intrinseche alla storia. Sono la storia. Un thriller avvincente quanto criptico e spesso di non facile decifrazione, che ha come personaggio principale un killer di professione.
Gli interpreti  di questa storia non hanno nome. Nessuno li chiama col loro nome, perché non si conoscono reciprocamente. Semplicemente si incontrano, restano insieme per qualche minuto, in qualche caso per pochi giorni o ore. Insomma lo stretto necessario. Il protagonista della nostra storia nei “credits” del film viene chiamato semplicemente “Lone man” (Isaach De Bankolé, attore di colore, ivoriano naturalizzato francese e già utilizzato ben tre volte da Jim Harmush). Nella storia della letteratura e del  cinema in verità abbiamo altri esempi di sicari senza nome, come gli assassini shakespeariani di Riccardo II e di Macbeth, o come in Collateral di Michael Mann e in Ghost dog dello stesso Jarmush.the-limits-of-control
Alcuni aspetti della sua personalità li riusciamo a dedurre da alcuni tratti che ci vengono frequentemente mostrati: veste in maniera impeccabile eleganti abiti di seta di vari colori (in prevalenza blu e marroni), lo vediamo più volte praticare interminabilmente il “tai chi”, col quale puntualmente apre ogni sua giornata, indizio della sua simpatia per il mondo orientale. Parla pochissimo, anche perché il lavoro che svolge richiede meno parole possibili.  A Madrid lo vediamo entrare più di un volta al Museo Reina Sophia e soffermarsi solo su due o tre quadri che attraggono al sua attenzione. Non abbiano altro modo per conoscerlo, perché nessuno parla di lui e nessuno, se non sconosciuti  in appuntamenti preparati in anticipo da altri, conversa con lui in maniera amicale. E niente voci fuori campo.
Ebbene all’inizio del film Lone man arriva in aereo a Parigi. Ha un appuntamento, si incontra con due francesi, un creolo e un bianco che traduce quanto l’altro dice in francese. La conversazione inizia con la domanda rivolta a Lone Man: “You don’t speak Spanish, right?”. E la risposta è No. Questa domanda sarà ripetuta da ogni persona che  Lone Man incontrerà e diventa una sorta di espressione segreta di riconoscimento o password. Lone Man è un killer professionista ed è stato incaricato di uccidere una persona molto importante. Ma la prudenza dei mandanti gli impedisce di andare direttamente al compimento della sua missione:  dovrà passare attraverso una serie di incontri che gli forniranno altrettanti indizi, in una specie di gioco dell’oca che dovrà gradatamente portarlo al traguardo. the-limits-of-control6
A Madrid soggiornerà in un appartamento situato  in un condominio fatto di torri circolari. Per incontrare i suoi interlocutori si reca al bar prestabilito e ordina due caffè in due tazze. Perché? E’ una sua abitudine oppure è un altro rituale che rende possibile il suo riconoscimento da parte di chi è stato incaricato di fornirgli le informazioni sulla prossima tappa? Altro rituale: al tavolo del bar con ognuno dei suoi interlocutori che di  volta in volta devono contattarlo, avviene uno scambio di scatole di fiammiferi. E ogni volta, in quello consegnato a Lone Man si trova un piccolo foglietto di istruzioni, che lui legge, memorizza e poi ingerisce assieme al caffè per non lasciare alcuna traccia.
Chi sono i suoi occasionali interlocutori? Quella che si presenterebbe più piacevole è la ragazza (Paz de la Huerta) che Lone Man ritrova al rientro nell’appartamento di Madrid, e che gli appare completamente nuda e disposta subito a  fare sesso. Lone Man  dichiara che, pur essendo attratto, non è disposto a fare sesso mentre svolge il suo lavoro. Lo spettatore comprende che si ha a che fare con un vero professionista. Che tra l’altro diffida di tutti e di tutto, e per questo impedisce ai suoi interlocutori anche di usare il cellulare (distruggerà anche quello della ragazza nuda), o di avere contatti con altri mentre sono con lui.the-limits-of-control3
Tutti gli altri incontri avverranno al tavolino di un bar, sempre davanti a due tazze di caffè. E così, di incontro in incontro, seguendo le più diverse istruzioni, da Madrid si reca in treno a Siviglia, e poi Almeria,  tappe di avvicinamento verso il  suo obiettivo finale.
I vari  incontri sono la parte più gradevole del film. La costante è che ciascuna delle persone incontrate ha una passione o specializzazione: per la musica, per il cinema, perfino per le molecole, ecc. E le persone incontrate sono interpretate da fior di attori: Tilda Swinton, John Hurt, Gael García Bernal ed altri. E ciascuno di loro si esprime attraverso massime o frasi filosofiche, come “La realtà è arbitraria”, “Ogni cosa è soggettiva”, “Chi pensa di essere più grande degi altri deve andare al cimitero”, “La vita non ha valore”.
The limits of control è dedicato al film di  John Boorman Point Blank, ma sicuramente è influenzato da altre opere come Il samurai di Melville e Professione Reporter di Antonioni. Anche quest’ultimo è un road movie che ha come scenario la Spagna di Barcellona e dell’Andalusia, anche se, rispetto al film di Jarmush, è concepito in maniera decisamente opposta, ove chi viaggia in realtà fugge la morte, mentre in The limits of control chi viaggia va verso il compimento di una propria missione che è quella di dare la  morte.the-limits-of-control4
Sempre misurato e controllato, Lone Man evita, come abbiamo visto sopra a proposito dei cellulari, tutto ciò che possa ricondurre a lui. Non tutti sono così bravi: assisterà, nascosto dietro un angolo di strada , alla cattura di uno dei personaggi che lo hanno contattato in un bar accanto alle solite due tazze di caffè.
E’ un film che o si ama molto, o si detesta. La critica americana si è esattamente divisa a metà, come dimostra il celebre sito “Rotten tomatoes”, che raccoglie per ogni film solitamente una ampia selezione di critiche ed è molto seguito con le sue percentuali di gradimento delle varie recensioni. In questo caso siamo 50 a 50. Anche se noi aderiamo decisamente alla schiera dei favorevoli, perché siamo stati colti per questo film da una sorta di amore a prima vista, possiamo comprendere il disorientamento di una parte della critica, di fronte ad un’opera molto fuorviante, ove gran parte del lavoro, per colmare le volute e studiate lacune della storia, spetta al pubblico, alla sua sensibilità e alla sua fantasia.   the-limitsofcontrol1
In realtà quelli che per qualche critico della schiera dei “contrari” sono apparsi decisamente dei difetti, sarebbero invece, a nostro giudizio, da valutare come dei pregi di grande valore. A cominciare dalla mancanza di una trama rigorosamente definita, in un film ove invece l’indefinito è una delle più valide cifre stilistiche, e dove, d’altra parte, anche lo stesso obbligato vagare del protagonista dalla grande città alla città morta a al deserto della parte finale del film non è altro che un progressivo passaggio dal definito all’indefinito.  Si aggiunga poi la graduale fantastica costruzione del personaggio del protagonista-killer, attraverso successivi elementi di caratterizzazione, come si accennava sopra. Per arrivare poi alle brevi, ma veramente significative storie, dei vari personaggi, anch’essi senza nome,  che Lone Man deve incontrare sulla sua strada per avere gli indizi che lo porteranno alla sua meta.the-limits_of_control04
In definitiva è il momento di chiedersi cosa ha voluto indicare Jarmusch col suo titolo? Ce lo spiega lui stesso: “Penso che I limiti del controllo può essere interpretato in due modi: come i limiti del proprio self-control; e come i limiti nel consentire il controllo da parte delle altre persone sulla nostra coscienza. Io ho pensato che proprio questo doppio significato fosse appropriato.”
Un film tutto da vedere, anzi da vivere. Un thriller atipico. Un protagonista che fa della laconicità una regola di vita congeniale alla sua professione, che contrasta con la loquacità dei personaggi che incontra sulla sua strada.
Il pubblico italiano non ha potuto né vedere, né tanto meno amare o odiare questo film. Mai proiettato, come tanti grandi capolavori, nel nostro Paese.  Perfino in Polonia, Paese non proprio  all’avanguardia come organizzazione cinematografica e distribuzione, sono stati più fortunati di noi. E per giunta il pubblico ha fruito dell’edizione inglese con sottotitoli in polacco, evitando  in tal modo possibili scempi, che troppo spesso il doppiaggio ci propina.

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