“The wheelman/L’autista” (Usa 2017) di Jeremy Rush

Stretto tra due bande rivali!

 

(marino demata) Ricordate il film Drive del 2011, che ha fatto conoscere al grande pubblico il regista danese Nicolas Winding Refn? In quel film un ispirato Ryan Gosling interpreta il protagonista chiamato semplicemente Driver, che è un meccanico specializzato e autista bravissimo quanto spericolato. La sua bravura alla guida lo rende particolarmente richiesto dalla malavita come driver di auto che accompagni velocemente criminali in fuga dopo una rapina.
Ebbene il film The wheelman/L’autista dell’esordiente regista e sceneggiatore Jeremy Rush riprende lo stesso tema. E, analogia con Drive, anche in questo caso non conosceremo mai il nome di battesimo del driver, interpretato da un ispirato Frank Grillo finalmente in un ruolo da protagonista: nel corso del film e nei credits verrà semplicemente riconosciuto come “driver”.
Lo svolgimento del film è estremamente contratto in poche ore notturne nelle zone più malfamate di Boston e in eleganti garage semivuoti. Il nostro driver, da un anno uscito da galera, viene costretto dalla gang, che ha sostentato la sua famiglia durante i tre anni di prigione, ad essere alla guida di un’auto e ad attendere al volante col motore in moto fuori da una rapina e portare via celermente i criminali in fuga.L'autista 5
L’originalità della trama consiste nel fatto che, proprio mentre i criminali stanno per avvicinarsi all’auto, il driver riceve sul suo cellulare una telefonata che lo avverte che i due rapinatori, una volta portati fuori dal luogo della rapina, lo uccideranno.  E qui abbiamo il primo esempio del “think fast and drive fast”: pochi attimi di tempo per prendere una decisione che nel dubbio sarà quella di sfrecciare via e lasciare a terra i due rapinatori dopo che questi hanno lasciato le borse con i soldi nel bagagliaio.
In realtà Driver (e lo spettatore) immediatamente comprenderanno, grazie anche all’ausilio del cellulare, che c’è un lotta tra due bande rivali attorno ai quattrini depositati nel bagagliaio e ancora una volta, dopo discussioni con i referenti di entrambe le bande, Driver sarà costretto a prendere un’altra decisione rapida: con chi stare? Quale dei due boss gli garantirà la vita? Quale dei due dovrà necessariamente essere ingannato dal nostro Driver?L'autista4
Inizia una fase fortemente claustrofobica del film, tutto girato nell’auto, dal sedile posteriore o dall’esterno col volto Frank Grillo in primissimo piano. Le telefonate drammatiche con i referenti delle due bande si alternano concitatamente fra di loro e con le comunicazioni, altrettanto drammatiche della figlia di Driver e della moglie separata, che ha sempre qualcosa da rimproverargli. La permanenza quasi stabile della macchina da presa all’interno o intorno all’abitacolo dell’auto e l’accavallarsi delle telefonate ricorda un altro bellissimo film, l’inglese Locke di Steven Knight del 2013, ove Tom Hardy è costretto, attraverso il susseguirsi di telefonate di lavoro e provenienti dalla sua famiglia a prendere, in pochi istanti, decisioni drammatiche che cambieranno in una notte i destini futuri del protagonista relativi al suo lavoro e alla sua famiglia.
Dunque The wheelman/L’autista ha in comune con i due film citati il dramma del protagonista costretto alle decisioni più drammatiche in pochi decisivi istanti. Insomma la bravura nella velocità nel guidare l’auto deve necessariamente rispecchiarsi nella velocità del proprio pensiero e delle proprie decisioni.
E’ un film che non sfigura di fronte ai suoi due illustri predecessori, avendo dalla sua parte storia e situazioni originali e una regia sicuramente encomiabile, che lascia presagire sviluppi positivi nel prosieguo della carriera.
Va spesa qualche parola per il protagonista, l’italo-americano (la famiglia è originaria della Calabria) Frank Grillo, che dopo decine di apparizioni in altrettanti film e ruoli di supporto, approda finalmente ad un ruolo di protagonista e, aggiungeremmo, di vero e proprio mattatore in questo film ove è praticamente presente sullo schermo dalla prima all’ultima sequenza. L’interpretazione è sicuramente di alta qualità: il volto molto espressivo fa da tacito commento al susseguirsi delle notizie apprese al telefono. Frank Grillo in questo è aiutato dalla stessa conformazione del viso, uno po’ scavato e angoloso, con barba non rasata, che gli conferisce un aspetto di trasandatezza. Un volto spigoloso per affrontare con durezza e spirito decisionista una notte che non si potrà dimenticare tanto facilmente. Il pubblico è come se viaggiasse nel sedile accanto a Grillo, a condividere le sue drammatiche ore notturne avendo di fronte nient’altro che un parabrezza crivellato di colpi di arma da fuoco.

 

 

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