“Animal kingdom” (Aus.lia 2010) di David Michôd

Un universo chiuso e violento

 

(marino demata)  Melbourne, Australia: il diciassettenne Josha “J” Cody (James Frecheville) assiste impotente alla morte per overdose della madre. Non sa cosa fare, se non rivolgersi al suo famigliare più prossimo, la nonna  Smurf (Jacki Weaver) la quale lo assiste per le pratiche del funerale e gli fornisce assistenza ed ospitalità nella sua casa.  Nella casa vivono anche gli zii di Josha, Pope, Craig e Darren, tutti criminali coinvolti nel traffico di droga e in perenne conflitto con la polizia che cerca di incastrarli e di incriminarli. I tre zii esplicitamente e la loro madre Smurf più sottilmente vogliono coinvolgere pienamente  Josha nelle loro attività, cominciando ad incaricargli di andare a rubare un’auto, per poi incoraggiarlo ad imprese più importanti.
Di carattere molto riservato, generalmente assai taciturno, Josha subisce passivamente l’atteggiamento della famiglia che lo ospita, ma non aderisce mai del tutto alle loro attività criminali. Intanto il conflitto con la polizia si inasprisce in un crescendo di violenze reciproche. All’interno della polizia, in parte corrotta e violenta, spicca per equilibrio e senso della legge la figura del detective Nathan Leckie (Guy Pearce), che capisce che il punto debole della famiglia criminale guidata da nonna Smurf è rappresentato proprio da Josha, con i suoi mutismi, le sue perplessità e i suoi coinvolgimenti con mille tentennamenti che non gli sfuggono. E decide di metterlo alle strette per fargli decidere da che parte stare. Animal
A rompere gli equilibri ci penserà il violentissimo Pope, che, sospettando di Josha, gli farà del male colpendolo nei suoi affetti più cari.
Il film è ispirato ad una storia vera e alle difficoltà che ha effettivamente incontrato la parte sana della polizia di Melbourne nell’assicurare alla giustizia bande criminali, che alla fine riescono ad aggirare perfino il sistema di protezione dei testimoni, grazie alla corruzione di una parte del corpo di polizia. In alcuni casi  reali i criminali sono riusciti a sfuggire alla giustizia grazie anche alla ritrattazione dei testimoni.
Del regista David Michôd avevamo già ammirato il suo secondo film, The rover (2014), da noi presentato pochi mesi fa nel corso della rassegna “Inediti d’autore”, sottolineando alcuni aspetti veramente positivi, come l’impatto drammatico iniziale, che sembra una banalità (il furto di un’auto) e che invece dà il via all’intera storia del film. Storia di inseguimenti in un spazio e in un tempo cha appaiono subito come fuori dalla realtà. Lo spazio è il profondo del deserto australiano, il tempo invece è un futuro indefinito e distopico. Un film indubbiamente attraente, dove accanto a Guy Pierce, spicca l’interpretazione di Robert Pattisonn (The Twilight Saga  e Cosmopolis di David Cronenberg) nel ruolo di Rey. Su quest’ultimo personaggio il regista deve aver lavorato molto per costruire una caratterizzazione fondata sul ruolo di sbandato e di balordo, pieno di tic nervosi ed anche pieno di sincera timidezza, riservatezza, propensione a parlare molto poco. Ebbene, dopo aver visto il personaggio di Joshua in Animal Kingdom, riteniamo che molti caratteri di quest’ultimo siano stai trasmessi a Rey, per farne un personaggio per alcuni versi simile, anche nell’esitazione di fondo, se evitare di colpire i propri congiunti a lui legati dallo stesso sangue, o far prevalere il senso della vendetta verso chi ha fatto del male.animal_kingdom_blu-ray_crop
Animal Kingdom ha indubbiamente un altro spessore rispetto al film seguente ed è stato giustamente giudicato dalla critica in senso marcatamente positivo, e si è guadagnato una candidatura all’Oscar e tanti premi in festival sparsi per il mondo, a cominciare dal primo premio al prestigioso Sundance Film Festival del 2010. C’è da dire però che l’universo presente descritto da Michôd in questo film non è poi tanto diverso dal futuro distopico di The Rover: gli squallidi quartieri periferici di Melbourne sono ugualmente un universo chiuso e senza scampo, come il profondo deserto,  ove non c’è alternativa al conflitto e alla lotta per la sopravvivenza.
Da rimarcare anche in questo film, come nel successivo The Rover, l’interpretazione misurata di Guy Pearce, diventato ormai vera icona del cinema australiano. E parlare di Guy Pearse è impossibile senza avere davanti agli occhi lo straordinario protagonista di Memento di Christopher Nolan!
In entrambi i film di David Michôd, malgrado ci siano al centro storie di ordinaria violenza, non c’è in realtà mai presente il compiacimento che porta in genere lo spettatore ad assistere a gratuite scene aspre e violente. In genere assistiamo piuttosto ai risultati della violenza ed alle sue conseguenze nel modificare l’animo dei personaggi verso virate improvvise che incidono sullo svolgimento delle storie.
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4 thoughts on ““Animal kingdom” (Aus.lia 2010) di David Michôd

      1. In effetti ne ho sentito parlare solo male, sarà per le tante aspettative, sarà perché troppo sulla falsariga del riuscitissimo Burn after reading?
        Ho apprezzato molto “Hesher”, anche se lì Michod è solo sceneggiatore…

        Mi piace

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