“Amori che non sanno stare al mondo” (IT. 2017) di Francesca Comencini

 

 

(valter chiappa) (riverflash) Chi vorrà leggere una recensione di “Amori che non sanno stare al mondo” è forse meglio che cerchi un altro articolo.
Noi parleremo di Claudia. Perché l’abbiamo amata. E parleremo, anzi loderemo senza fine Lucia Mascino. Non è una questione tecnica, qui si parla di sentimento. Tale e talmente palpabile è l’amore viscerale che Lucia ha riversato sul suo personaggio, trasparente da ogni sguardo, da ogni espressione; tale è il potere, proprio dei grandi attori, di trasferire per osmosi su noi che guardiamo tutto quell’amore, che ogni altra considerazione passa necessariamente in second’ordine.
Claudia è esuberante, passionale, impulsiva, ansiosa, ipersensibile. Ama senza pensarci un secondo, non soffre ma “sta per morire”, si arrabbia, è felice, sviene, piange (tutte le notti). Ma Claudia è anche una guerriera, di quelle che non si arrendono mai. E se per le sue idee sguaina la spada, per difendere il suo amore si tuffa senza esitare in un oceano di sofferenza.
“Amori che non sanno stare al mondo” è la storia della sua affrancazione da quell’amore, anzi dall’amore, perché l’amore non può essere sostituito, ma solo metabolizzato.
Claudia (Lucia Mascino) a Flavio (Thomas Trabacchi) si amano. Ma amare Claudia è difficile. Perché lei vuole tutto. Altrimenti ti travolge con le sue domande. Flavio, posato e vanesio docente universitario e collega di Claudia, con lei si diverte. Ma alla fine, “per non soffrire più”, sceglie la strada più facile: farsi accalappiare da una giovane studentessa (Camilla Semino Favro) e ridurre le sue preoccupazioni alla tenuta degli addominali e alla durata delle performance. Claudia assilla una amica paziente (Carlotta Natoli), cerca rifugio in un amore saffico con una giovane allieva (Valentina Bellè). Ma va dritta. Come un’eroina mitologica non tradisce mai la sua idea. Sarà l’idea ad abbandonare lei, lasciandola libera di correre verso il futuro.
A questo straordinario personaggio Lucia Mascino dona tutta sé stessa, anima e corpo, andando oltre la qualità dell’interpretazione. Claudia è il suo oggetto di amore, cui si adegua in tutto e per tutto, non recitando, ma amando indefinitamente e senza condizioni.
Ora possiamo passare a fare il nostro dovere di critici. I meriti di Francesca Comencini, che ha adattato per lo schermo un suo romanzo, sono indiscutibili. Oltre Claudia, statua perfetta, modella perfettamente i suoi personaggi, creando fra loro un equilibrato contrappunto. Il percorso della sua protagonista si srotola in maniera fluida e credibile. Il tema sentimentale è in giusta misura alleggerito dal registro comico. Curata anche la confezione, in particolare il montaggio con un equilibrato utilizzo dei rimandi temporali. Convincenti anche gli altri interpreti, con Trabacchi perfettamente nella parte. Rimandata al mittente l’accusa di utilizzare luoghi comuni in materia di rapporti di coppia: parlare di ciò che è “comune” non è forse raccontare la vita?
Il peccato della Comencini è di non abbandonare completamente il romanzo o meglio l’idea del trattato sentimentale. Inserisce infatti fra le battute aforismi, aggiunge, sia pur con sapidi inserti, le sue provocatorie teorie, distraendo da una vicenda cui sarebbe stato sufficiente essere raccontata.
Completato il nostro compito, possiamo tornare a pensare a Claudia. Certo, lo abbiamo compreso: per alcuni amori è difficile stare al mondo. Ma forse ne sarebbe valsa la pena.
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