I guardiani del destino (Usa 2011) di George Nolfi

Un politico tra libertà e destino

 

(marino demata)  Philip K. Dick è un prolifico romanziere americano generalmente legato al genere fantascienza ma con incursioni nella psicologia e nella parapsicologia. Dopo la sua morte avvenuta nel 1982 in circostanze drammatiche, le sue opere , già famose, sono diventate opere di culto, anche grazie al cinema, che ha tratto dai suoi romanzi film celebri come Blade Runner, ma anche  molti altri film come Screamers, Minority report, Atto di forza, e molti altri ancora.  A questo elenco va aggiunto quello dei film ispirati alle sue opere letterarie, come Memento, Existenz di Cronenberg e molti altri.
Dick nelle suo opere ha trattato di molti temi riconducibili in parte al rapporto tra l’uomo e il potere (politico o soprannaturale) individuando nella progressiva limitazione delle libertà umane uno dei connotati della società contemporanea.I guardiani 4_.jpg
Non fa eccezione il racconto breve
Adjustment Team / Squadra riparazioni, da cui è stato tratto il film dell’esordiente George Nolfi. David Norris (Matt Damon), membro del Congresso degli USA, è un personaggio sulla cresta dell’onda. Partecipa alla campagna elettorale per un seggio al Senato, primo passo per più impegnative scalate. I sondaggi sono molti positivi e tutto lascia sperare in una marcia trionfale. Improvvisamente però il meccanismo si inceppa: un giornale pubblica una foto che lo ritrae in una posa oscena durante una festa studentesca, che gli fa perdere moltissimi punti nei sondaggi. Quasi contemporaneamente David consce una ragazza, la ballerina Elise (Emily Blunt) e se ne innamora. C’è un nesso tra la nuova amica e il rovinoso crollo nei sondaggi? Il nesso c’è e glielo spiegano alcuni strani figuri in giacca, cravatta e Borsalino.  Il destino di David è già scritto da tempo nel libro ove è scritto il destino e il percorso di tutti gli uomini. David è destinato ad una carriera politica molto brillante, mentre Elise è destinata a divenire una ballerina di straordinaria bravura. Ma i due insieme sono considerati incompatibili. Non ci può essere carriera di ciascuno dei due se continueranno a vedersi e a stare insieme.I guardian i3.jpg
David viene posto dagli strani ed eleganti tipi di fronte ad un dilemma esistenziale: vale la pena di rovinare la propria carriera e quella di Elise? Gli uomini che lo avvicinano gli spiegano dettagliatamente come stanno le cose: il team che lo segue ovunque non ha solo l’incarico di comunicare a David l’amara predestinazione che lo riguarda, ma anche quello di “aggiustare”, “riparare” determinate situazioni che potrebbero impedire il compiersi del destino stesso (di qui il titolo del racconto e del film in originale: “Squadra riparazioni”) .
Insomma ne viene fuori una visione del mondo nella quale il destino incombe sugli uomini e soltanto in determinati casi qualcuno cerca di opporsi ad esso facendo leva sul proprio libero arbitrio. La storia di David ed Elise rappresenta dunque un caso esemplare che merita tutta l’attenzione della Squadra riparazioni e del suo misterioso Presidente di cui tutti parlano, senza però uscire dal vago e delinearne i contorni. In conseguenza di ciò la vita di David diventa un inferno. Non riesce più ad incontrare Elise, perchè il suo numero di telefono gli viene sequestrato. Per tre anni prende sempre il medesimo autobus alla stessa ora nella quale aveva incontrato la donna l’ultima volta, finchè non riesce a rivederla e a riallacciare un rapporto amoroso.I guardiani2.jpg
La domanda banale che lo spettatore a questo punto si pone è: riuscirà l’amore a sconfiggere il destino avverso? E’ un domanda alla quale il film e la sua storia tentano di dare una risposta. E questo rappresenta probabilmente il punto di maggiore debolezza della sceneggiatura e della regia di Nolfi. La virata verso il romanzo d’amore che riesce ad avere una parte predominante, fa perdere al film, nelle sua parte finale, il suo valore filosofico esistenziale, che fino a quel momento era stato di estremo interesse e capace di suscitare nello spettatore una serie di interrogativi, che si possono riassumere – esemplificando – nel rapporto tra predestinazione da un lato e libero arbitrio (e caso) dall’altro.
In quest’ambito filosofico naturalmente non deve sfuggire l’aspetto metaforico che ci riporta all’intera opera di Dick: viviamo in società  ove l’effettiva libertà di ciascun essere si va sempre più restringendo e il controllo sulle azioni umane diventa sempre più forte e disumanizzante. Anche gli uomini che credono di esercitare il proprio libero arbitrio in realtà ne sono privi. E’ difficile, se non impossibile, varcare quella porta di cui parlava Kafka nell’introduzione al Processo. E non è un caso che le porte da aprire diventano, nel film, la chiave per risolvere, in un finale (troppo) rassicurante e ottimista l’intera storia d’amore.
Tuttavia, malgrado questi limiti e le concessioni allo spettacolo (suspense, fughe ed inseguimenti, nei quali Nolfi mostra comunque di saperci fare) il film sta benissimo nella nostra ideale cineteca sul tema del rapporto destino/libertà e caso e d’altra parte la genialità di Dick, data in prestito al cinema, offrirà ulteriori esempi su tale tema.
Il film è impreziosito da una perfetta interpretazione di Matt Damon e della sua partner Emily Blunt. Ma non è da trascurare l’ottima caratterizzazione dell’inossidabile Terence Stamp, nella parte di Thompson, uno dei capi della squadra incaricata di ricondurre David al destino al quale vuole pervicacemente sfuggire.
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