“Suburbicon” (Usa 2017) di George Clooney

Il film più politico di Clooney

 

(marino demata) Tratto da una sceneggiatura dei Fratelli Coen, inviata a George Clooney molto tempo fa e rimasta a lungo nel cassetto, Suburbicon è una storia che ha tutto l’umorismo nero caratteristico dei suoi sceneggiatori e tutta la voglia del suo regista di farne un messaggio politico trasparentemente rivolto all’America contemporanea.  Infatti il film è stato girato durante la campagna elettorale che doveva portare alla vittoria di Trump e sono evidenti nel clima della storia tutte le fobie, le voglie di grandezza e di presunto riscatto sapientemente istillate dal futuro Presidente.
In tal senso Clooney ha scelto la strada più giusta: una sapiente critica al perbenismo americano, che tanti voti ha regalato a Trump, collocando però gli avvenimenti alla fine degli anni 50. Una famiglia di colore, il padre, la madre e un ragazzo, si installa in una delle tante casette  tutte uguali che caratterizzano il paesaggio urbano di Suburbicon, da sempre abitata esclusivamente da bianchi. Famiglie coraggiose, che hanno voluto rivendicare i propri diritti da poco riconosciuti, ce ne sono state in quell’epoca in America. L’episodio più famoso al quale Clooney esplicitamente si richiama è quello accaduto a Lewittown in Pennsylvania proprio negli anni ai quali il suo film si ispira: il 1957. Su quell’episodio che racconta del coraggio di una famiglia nera di mettere su casa in una comunità completamente bianca abbiamo per fortuna nostra (e di Clooney) una ampia documentazione filmica. Esistono su YouTube ben due versioni, una di 57 minuti e l’altra di 31. E questo tra parentesi testimonia l’importanza di questi sito ricchissimo di documentazioni storiche che altrimenti diverrebbero rare o dimenticate.Suburbicon-2017.j2pg.jpg
La famiglia di colore di Lewittown alla fine è stata costretta ad andare via, segnando in tal modo una grave sconfitta per l’America, per il movimento per i diritti civili, per le speranze di una reale integrazione di tutto il popolo americano.
Al contrario gli “intrusi” di Suburbicon  ce la faranno a restare, grazie anche ad una serie di circostanze sapientemente create dalla penna dei Coen e dalla macchina da presa di Clooney. Ma la collera dei bianchi benpensanti è enorme: si parla in termini di aggressioni da pianificare, di muri da alzare attorno alla casa dello scandalo, di difesa di una città nata esclusivamente per i bianchi. ssi parlano proprio come parla Trump durante la campagna elettorale.
Eppure il vero scandalo accade proprio nella casa confinante: la placida famiglia media di Gardner Lodge (Matt Damon) viene attaccata da due malviventi che utilizzano il cloroformio per stordire tutti. Ma cosa si nasconde dietro l’attacco dei due malviventi? Come mai la dose più forte e quindi letale di cloroformio viene riservata alla moglie di Gardner (Julianne Moore) che resterà priva di vita? In realtà lo spettatore saprà subito che alla base dell’attacco dei due malviventi c’è la volontà un po’ rozza e maldestra di Gardner di sbarazzarsi della moglie (condannata ad una sedia a rotelle in seguito ad un incidente automobilistico), continuare il proprio rapporto con la di lei sorella (anch’ella interpretata da Julianne Moore) e intascare il lauto premio dell’assicurazione, rivalutato proprio pochi mesi prima della finta aggressione dei due malviventi.Suburbicon4.jpg
Lasciamo al pubblico il godimento di assistere allo sviluppo della storia, ai cento colpi di scena, alle trovate paradossali. Fermiamoci invece di nuovo sul parallelismo delle due storie: l’arrivo di una famiglia di colore nelle vicinanze e la brutta aggressione patita dalla famiglia di Gardner. C’è perfino chi mette in connessione i due eventi? “In questa città non si capisce più nulla”. “Queste cose (l’aggressione ai Gardner) prima non succedevano” e via dicendo, in un crescendo di scempiaggini degne del peggior Trump!
Ecco perchè noi riteniamo che Suburbicon sia il film più politico di Clooney. Girato proprio durante i giorni della campagna elettorale, dovettero impressionare al regista e alla troupe i toni usati da Trump anche durante gli episodi di Charlottesville (con il seguito di assurdi silenzi) e, più in generale, le infuocate disquisizioni su muri da erigere lungo i confini col Messico e i provvedimenti verso gli Stati ”.Suburbicon-2017.jpg
Certo è che con questo film Clooney si colloca decisamente ed efficacemente all’opposizione dell’attuale Presidente. Non possiamo prevedere se la cosa avrà ulteriori sviluppi. Ma scommetterlo è abbastanza facile.
Ritornando al film, sempre gradevole e godibile, con un ritmo spesso infernale, va segnalata la interpretazione di Matt Damon, che Clooney è riuscito, per esigenze legate alla sua parte, a far ingrassare smisuratamente, anche al fine di aumentare il tasso di rozzezza del personaggio.
Non può passare sotto silenzio la breve ma intensa parte riservata ad Oscar Isaac, del quale è ancora di fronte ai nostri occhi la vivida e delicata interpretazione del film dei Coen A proposito di Davis. Nel film di Clooney interpreta l’efficace e ironico ispettore delle Assicurazioni pronto a rovinare tutti i piani di Gardner.
E infine il vero e proprio personaggio chiave dell’intera vicenda: Gardner Junior, Nick, il bambino (Noah Jupe), che ha sempre capito molto di più di quanto dava ad intendere. Il suo ruolo è determinante per lo scioglimento di tutti i nodi dell’intricata vicenda. Al punto che da una certa fase del film in poi lo spettatore vede gli avvenimenti proprio con lo sguardo del bambino. Il cui unico desiderio e passatempo è trascorrere qualche ora col suo amico coetaneo di colore della casa affianco.
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