SPECIALE 68ma #BERLINALE #10– 15/25 FEBBRAIO 2018: (DAYS 3&4) Nel fine settimana Laura Bispuri ben accolta in sala viene schiacciata dai colossi russo e tedesco

(da Berlino luigi noera con la collaborazione di marina pavido – Le foto sono pubblicate per gentile concessione della Berlinale)
Si sa che il fine settimana nei Festival riserva sorprese ma anche delusioni. E anche la Berlinale non è esente dal fenomeno. Se da un lato in Concorso abbiamo gustato opere eccellenti come Dovlatov di Alexey German Jr. che commuove lo spettatore per il senso di impotenza della avanguardia culturale Russa ai tempi di Breznev schiacciata dalla burocrazia anzi tecnocrazia dei Soviet. In sala l’applauso liberatorio rende giustizia di tante omissioni da parte di una sinistra miope dei paesi della Nato durante la guerra fredda. Ma anche l’attuale fenomeno dei clandestini in una novella posizionata ai tempi dell’invasione nazista della Francia ed ambientata ai nostri giorni in una Marsiglia trampolino

Transit2

di lancio per scappare dall’Europa verso le americhe. Il protagonista Franz Rogoswki è lanciato verso l’Orso d’argento in questa interpretazione sublime. Si tratta di Transit di Christian Petzold , il regista è amante delle storie intime di ciascuno di noi che si trasformano in lamento universale. Tra questi due colossi anche Laura Bispuri con Figlia mia che riscuote successo da parte della stampa e del pubblico in una storia al femminile dove il quarto personaggio è la Sardegna terra di emozioni forti come lo è la storia presentata. La delusione viene invece dalla Francia con Eva di Benoit Jacquot, dove neanche la presenza di un attrice come Isabelle Huppert allo sbaraglio nel remake dell’omonimo film degli anni ’60 con l’indimenticabile Jeanne Moreau. Nella selezione Berlinale Special nei Gala al Friedrichstadt-Palast segnaliamo una pellicola che è un biopic nudo e crudo di Oscar Wilde, dei suoi amori omosessuali negli ultimi giorni di vita in un turbinio di emozioni consegnateci in The Happy Prince Germania da Rupert Everett che oltre ad essere il protagonista si cimenta alla regia in questa opera prima.
Sempre per Berlinale Special all’ Haus der Berliner Festspiele segnaliamo il coraggioso documentario sulla triste realtà della produzione agrotossica in Argentina in Viaje a los Pueblos Fumigados di Fernando Solanas: Un viaggio nella sconfinata terra argentina che mette a nudo le nefandezze delle Multinazionali dedite al profitto e non alla salute dell’uomo e dell’ambiente. Il documentario è dedicato a Papa Francesco che nel suo “Laudato Si” punta l’indice sul mancato rispetto dell’ambiente.
Nella sezione a latere Panorama abbiamo scelto invece il documentario Al Gami’ya (What Comes Around) di Reem Saleh realizzato con pochi mezzi che entra nella vita di ogni giorno di una comunità araba in un quartiere povero del Cairo. La comunità si autofinanzia con la raccolta settimanale di fondi in una sorta di risparmio forzato per poter far fronte a necessità improvvise. C’è anche un altro aspetto però sconcertante che ci colpisce, in merito alla barbara usanza dell’infibulazione presente nella cultura di questa povera gente.
Anche se non è un Documentario dall’America il film fiction Profile di Timur Bekmambetov con una narrazione attraverso la condivisione e uso dei social racconta come vengono reclutati dall’ISIS i fighter europei convertitisi all’Islam.
Una avvincente storia che con il ritmo dei giovani cresciuti con i social si snoda sui sentimenti di due giovani europei che combattono per ideali opposti. Infine dall’Italia dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo il film La terra dell’abbastanza (Boys Cry).
Per la sezione Forum abbiamo scelto tre opere tra loro differenti. La prima è un documentario Minatomachi (Inland Sea) del giapponese Kazuhiro Soda, il secondo un opera metaforica e sperimentale Tuzdan Kaide (The Pillar of Salt) di Burak Çevik, dalla Turchia paese nel quale è evidente il bavaglio che opprime la libera cultura, la quale per sopravvivere è costretta a simili espedienti cinematografici. L’Austria ai tempi di Kurt Waldheims è raccontata in forma burlesca da Waldheims Walzer (The Waldheim Waltz) di Ruth Beckermann che mostra quanto il potere sia indifferente al passato nazista del massimo rappresentante dell’ONU.

 

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