Proiettato in anteprima per la stampa “The Fortress” di Hwang Dong-hyuk

 

(matteo bresci) Si aprirà giovedì 22 marzo la sedicesima edizione del Florence Korea Film Fest e il film di apertura sarà un kolossal, “The Fortress” (La fortezza) diretto da Hwang Dong-hyuk. Abbiamo partecipato alla proiezione in anteprima dedicata alla stampa e alla conferenza stampa successiva, con la presenza del regista, che ha risposto alle domande degli organizzatori e dei presenti.
 Il film è un lungometraggio che racconta una vicenda storica realmente accaduta, l’assedio della fortezza situata sul monte Namham nel 1636, durante l’invasione Manciù della Corea. Al suo interno si trova asserragliato il re Injo, con la sua corte e una parte del suo popolo, nel tentativo disperato di respingere un nemico militarmente assai più potente. All’interno dell’opera gli scontri fisici tra eserciti e scontri dialettici tra statisti mantengono in egual misura un’incessante tensione, indagando sullla guerra attraverso il filtro della diplomazia e della dialettica applicandolo con successo all’azione.
Come ci racconta lo stesso regista la figura storica di questo re non è particolarmente apprezzata in Corea, ma egli, col suo lavoro, ha cercato di mostrare le motivazioni che hanno portato alle sue scelte e le difficili situazioni a cui egli ha dovuto far fronte, trovandosi in una posizione alquanto scomoda. Per la realizzazione della sua opera egli adatta il romanzo di Kim Hoon, “Namhansanseong”, con una trasposizione cinematografica molto spettacolare nella quale le ambientazioni storiche sono ben curate e di grande impatto. Lo stesso autore ha spiegato che uno degli aspetti più difficoltosi della messa in scena è stato quello di rendere visibile il freddo: esso è infatti un vero e proprio personaggio del lungometraggio e, nei sei mesi di riprese avvenute nei pressi di Pyeongchang (recente location delle olimpiadi invernali), la troupe ha sofferto le basse temperature.
Il freddo poi è stato anche il filo conduttore che ha portato alla collaborazione con il compositore giapponese Ryuichi Sakamoto, curatore della colonna sonora del film: Hwang Dong-hyuk ha rivelato di essersi ispirato al film “Revenant” di Alejandro González Iñárritu per quanto riguarda gli ambienti freddi ed innevati e che proprio in quella pellicola il compositore giapponese aveva curato la colonna sonora. Il regista, già fan del compositore, ha deciso che egli sarebbe stato la figura giusta anche per il suo film e così Sakamoto è entrato a far parte della produzione di questo lungometraggio storico.
 L’autore ha poi confessato una passione per l’Italia, meta di viaggi giovanili e patria di autori cinematografici a cui ispirarsi, come Fellini e Benigni: “La vita è bella” è il suo film italiano preferito, essendo egli affascinato dallo spirito di speranza che pervade i protagonisti anche nel momento più buio della loro vita.
Hwang Dong-hyuk ha raccontato anche che molte persone hanno visto nella sua pellicola elementi in comune con la storia contemporanea della Corea e ha spiegato che ciò è dovuto alla posizione geografica della sua nazione: la penisola coreana è collocata infatti in una zona strategica che nel passato era nelle mire dei vicini cinesi e giapponesi, mentre ai giorni nostri essa è “ambita” dalle potenze di tutto il mondo, come ad esempio la Russia e Stati Uniti, che vogliono farla diventare loro zona di influenza.
Per quanto riguarda l’accoglienza della pellicola in Corea essa è stata molto apprezzata dalla critica, vincendo anche un riconoscimento, mentre il pubblico ha diviso i propri giudizi in due parti, appartenenti a età diverse: come ci spiega il regista gli spettatori adulti (dai 35 anni in su) hanno molto apprezzato questo kolossal, mentre dai più giovani (sotto i 35 anni) è stato visto come un libro di storia e non ha avuto lo stesso successo della fascia “più saggia”.
La pellicola mostra in effetti molti duelli verbali che magari non affascinano le giovani menti, più colpite da duelli all’ultimo sangue: quest’ultimi non mancano però, ed anzi sono rappresentati in maniera dinamica ed adrenalinica, con la macchina da presa sempre immersa nel fulcro dell’azione. Senza dilungarci troppo sui gusti del pubblico possiamo dire che il film presenta un’ottima fotografia e delle scelte narrative che si rivelano efficaci e coinvolgenti per lo spettatore. Degna di nota è la figura del fabbro, personaggio realmente esistito (come la maggior parte di quelli presenti nella pellicola), del quale non è importante la sua levatura morale, ma il fatto che egli, in mezzo a re, politici, generali, sia un uomo qualunque che prova i nostri stessi sentimenti: come ci spiega il regista ciò che egli voleva mostrare è il fatto che nonostante i regni crollino, i re cambino, le città vengano rase al suolo, alla fine la vita quotidiana delle persone normale rimane uguale. Insomma, che tutto può cambiare, ma alla fine resta sempre come è.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...