“Time/Shi gan” (Kor. 2006) di Kim Ki-Duk

Condizionati dal tempo

(marino demata)  Quando uscì nel 2006 Time (titolo originale: Shi gan) venne generalmente classificato come un film minore del grande e celebrato Kom Ki-Duk. Errore collettivo e madornale! A (ri)vederlo con occhio attento,  Time non ha niente di inferiore rispetto agli altri film della copiosa filmografia del regista sud-coreano, e, a nostro giudizio, non dovrebbe essere tanto difficile riconoscere in quest’opera, dai tratti a volte leggeri , a volte frenetici e concitati, le stimmate dell’ennesimo capolavoro. D’altra parte la levitas di alcune scene che strappano il sorriso difficilmente ci distraggono dall’assunto fondamentale del film: il tempo, la sua inesorabilità, il suo fondamento, la sua essenza consistente nel cambiare tutto e tutti.
Perchè tempo significa in primo luogo cambiamento. E questo assunto viene da molto lontano: già i primi filosofi pre-socratici si accorsero che il tempo, il divenire e il cambiamento costituiscono la vera essenza della realtà. Nessuno di noi può fermare l’attimo felice e renderlo eterno. E meno che mai, nessuno di noi può riparare ad un errore commesso nel passato spostando all’indietro le lancette dell’orologio per ritornare a momento dell’errore e cancellarlo. I viaggi nel tempo sono vietati dalla ragione e proprio per questo sono un nuovo sub-genere cinematografico al’interno del vesto mondo della fantascienza.Time2
E chi giura eterno amore non tiene conto del tempo che passa e che modifica tutto, che rende le persone diverse nell’aspetto e nelle idee. E’ una riflessione molto frequente da parte di persone che vivono insieme da molti anni quella di non riconoscere più, in  certi frangenti, l’altra persona. Quando accade questo fenomeno si ha perfino l’impressione di stare con un’altra persona, totalmente diversa da quella che si conosceva e magari si amava alcuni anni o decenni prima. Il tempo fa diventare diverse le persone. Fa diventare le persone altro da sè…
Partendo da queste riflessioni a metà tra il filosofico e il buon senso, Kim Ki-Duk ci porta per mano all’interno della vita privata di una giovane coppia di innamorati: l’esile Seh-hee (Sung Hyun-ah) e il suo compagno Ji-woo (Ha Jung-woo) sono insieme da due anni. Nulla fino al momento presente ha scalfito il loro amore. Lei ama perdutamente il suo uomo, che a sua volta è contento del apporto costruito e non mostra segni di cedimenti o volontà di distrazioni. Ma Seh-hee ha una maggiore consapevolezza di cosa può succedere col passare del tempo. L’amore e la passione si affievoliranno e magari il suo uomo preferirà andare con un’altra donna. La piena convinzione della ineluttabilità dei mutamenti prodotti dal tempo spinge Seh-hee ad una sorta di disperazione preventiva, per nulla giustificata dai comportamenti attuali del suo uomo. E’ una disperazione tutta mentale che ha come conseguenza la nascita di una gelosia morbosa accompagnata dalla convinzione che il momento del declino dell’amore da parte di Ji-woo sia già nel “tempo”presente.
Forte è la convinzione che prima o poi (ma magari anche oggi) Ji-woo possa stancarsi di lei, voler cambiare donna, innamorarsi di un’altra magari completamente diversa da lei. E se quest’altra probabile donna fosse ancora lei, ma con le sembianze completamente cambiate al punto da non potere più essere riconosciuta?Time4.JPG
Lei, divenuta un’altra donna, potrebbe fare di nuovo innamorare Ji-woo. E a questo punto il gioco sarebbe fatto, almeno per un altro periodo di tempo.
E come si fa a cambiare completamente le proprie sembianze? A Seul è abbastanza semplice: per la vanità delle donne benestanti abbondano le cliniche di chirurgia estetica, e il rifarsi le forme e il volto è diventato da un bel pezzo una vera e propria mania/moda in una misura ben più consistente che nel mondo occidentale. Tanto che nel film, dove ritorna più di una volta la figura di questo tipo di chirurgo estetico, sembra abbastanza evidente da par te di Kim Ki-Duk una critica a questo aspetto della società coreana.
E dunque, senza una ragione plausibile, Ji-woo improvvisamente si rende irreperibile a suo fidanzato: il telefono non risponde più, la casa è vuota, i contatti sono del tutto spenti. Questa situazione spinge il suo uomo alla tristezza e alla disperazione: il suo amore dopo tutto è ancora forte malgrado i due anni di tempo trascorsi insieme. Nel frattempo Seh-hee è nelle mani dell’ importante dottore di chirurgia estetica che la avverte che, dopo l’operazione che la trasformerà completamente, non potrà mai più tornare come prima. Anche in questo caso le lancette dell’orologio non possono andare all’indietro. Time3
Chi legge si sarà reso conto, da queste brevi note relative solo alla parte iniziale del film, che il vero protagonista è proprio il tempo. E sembra veramente geniale la scelta da parte di Kim Ki-Duk di un luogo ove si portano a turno i due ex amanti allorchè vogliono dimenticare l’esistenza del tempo. Quel luogo è l’isola delle statue. Sembra la metafora dell’eternità che vince il tempo. E’ semplice: basta prendere un traghetto e portarsi dalla terraferma all’isola, dove è possibile incontrare personaggi di gesso o di acciaio che sono lì già da molti anni senza essere, se non minimamente, scalfiti dai mutamenti del tempo. Un uomo nudo, una donna in piedi, una donna seduta su una scala di ferro. Restano sempre lì, in una sorta di eternità scandita giornalmente dalla marea che ricopre per alcune ore una parte di quei personaggi; essi  non invecchiano e non cambiano. Quella sorta di strano pellegrinaggio dei due protagonisti di volta in volta all’isola delle statue è dunque una delle scelte più significative e pregnanti che il regista fa fare ai suoi personaggi.
Time è dunque un film di rara profondità, che ha molte strette parentele con altri film del grande regista, che, quando si tratta di affrontare il tema dell’amore, riesce sempre ad essere lontano da ogni stereotipo o banalità e anzi per offrirci sempre un quadro paradossale del rapporto uomo-donna. Si pensi ad esempio alle situazioni che incontriamo in Ferro 3, o in Pietà o nel censuratissimo Moebius. I personaggi di quei film e di altri ancora del regista coreano difficilmente di dimenticano. Gli amori di cui sono protagonisti ci conducono a storie paradossali e volte surreali. E dunque l’amore in lotta col tempo che passa, che troviamo in Time, rientra in questa sequenza di bellissimi film. E nel caso di Time con un esplicito riferimento filosofico alla voglia di ricerca e trasformazione della propria “identità”, che, al contrario del significato letterale della parola, non può essere mai tale. Ovvero lo sarebbe se non esistesse più il tempo.
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