Cannes 2018: le prime giornate.

Grande delusione per il film di Asghar Farhadi

Inaugurazione in sordina di questa strepitosa edizione che ci riserva tante sorprese

(da Cannes luigi noera – Le foto sono pubblicate per gentile concessione del Festival de Cannes)  Ci siamo come ogni anno non sono mancate le polemiche attorno al Festival di Cannes che insieme alla Mostra di Venezia e Berlino interpretano gli umori, i nuovi orientamenti dell’industria cinematografica e perché no anche quelli delle politiche ormai planetarie . . .
L’inauguazione del 71 ° Festival di Cannes è stata condotta da Edouard Baer come Maître des Cérémonies. “Dopo due magnifiche esibizioni nel 2008 e nel 2009 che hanno entusiasmato e stupito il pubblico in egual misura, Edouard Baer torna al timone come MC delle cerimonie.
Nella serata inaugurale è stato presentato un film dal quale ci si aspettava di più: Everybody Knows (Todos Lo Saben) di Asghar Farhadi infatti apre il Concorso del 71 ° Festival di Cannes. E’ l’ottavo lungometraggio di Asghar Farhadi, girato interamente in spagnolo nella penisola iberica, che illustra la storia di Laura di origini spagnole, la quale vive con il marito e i figli a Buenos Aires. Quando ritornano al suo paesino natale in Spagna per una festa di famiglia, un evento inaspettato cambia il corso delle loro vite. La famiglia, i suoi legami e le scelte morali imposte su di essi giacciono, come in tutte le sceneggiature di Farhadi, nel cuore della trama. Non è la prima volta che il film d’apertura non è stato né in inglese né in francese a cominciare dal 2004 quando Pedro Almodóvar presentò La mala education.               .
Il film di inaugurazione di quest’anno è Thriller psicologico interpretato da un cast eccezionale quali Penélope Cruz, Javier Bardem e Ricardo Darín, ma non è bastato per riscuotere successo.
Cannes 2Anche questa volta Asghar Farhadi si avvale di una squadra di prima classe: José Luis Alcaine sulla fotografia (un collaboratore abituale di Pedro Almodóvar, Carlos Saura e Bigas Luna), la costumista Sonia Grande (Midnight in Paris di Woody Allen, The Others di Alejandro Amenábar) e l’editore iraniano Hayedeh Safiyari, continuando una lunga e fruttuosa collaborazione con il regista dopo aver lavorato insieme a quattro dei suoi film, tra cui i due film premiati con l’Oscar. Nonostante questo il film non ha raggiunto l’apice di altre opere dello stesso autore. Infatti negli ultimi dieci anni, Asghar Farhadi si è rapidamente affermato come uno dei cineasti più influenti e riconosciuti a livello internazionale dell’Iran, sia per le sue sceneggiature tese e accuratamente elaborate, sia per il virtuosismo del suo realismo nella regia. Da ricordare alla Berlinale,  il film A Separation (2011) premiato con l’Orso d’oro, oltre al Golden Globe, César e all’Oscar come miglior film straniero. Farhadi è quindi entrato nella selezione ufficiale a Cannes con The Past (2013, miglior attrice per Bérénice Bejo) e The Salesman (2016, miglior sceneggiatura e miglior attore per Shahab Hosseini), con il quale ha anche vinto l’Oscar come miglior film straniero.
Invece in questa sua ultima opera il regista iraniano sconta la scelta di affrontare il tema della vendetta in un ambiente lontano dal suo e risente della propria esperienza stravolgendo la prospettiva di una storia ambientata in Spagna ma non con il cuore e cervello di un occidentale, bensì di un orientale. L’Iran sebbene risenta della cultura occidentale prima di Khomeini ha lo sguardo rivolto all’oriente. Di questa contaminazione pagano le conseguenze il cast stellare che a stento riconosciamo. Sia Penelope Cruz, che Javier Bardem non sembrano a proprio agio nei rispettivi ruoli. Le varie manchevolezze stanno nella sceneggiatura che sottopone lo spettatore a dettagli risolutivi del Thriller. Quello che sorprende è la fotografia con colori luminosi e sgargianti mai visti prima da un autore iraniano dove i toni della policromia sono attenuati.
Comunque sia è certo che i film selezionati a Cannes hanno avuto un grande successo e vedremo se vale anche per questo film. Infatti la selezione dello scorso anno ha primeggiato in tutto il mondo come di seguito ricordiamo.
Cosa succede alla selezione ufficiale dopo Cannes?
Da Cannes a Los Angeles e da Toronto a Lisbona, la Selezione Ufficiale del Festival di Cannes ha riscosso un enorme successo di critica e numerosi premi nei maggiori festival. Diamo uno sguardo ai film più discussi del 2017.
Dalla selezione ufficiale:
120 BEATS PER MINUTE di ROBIN CAMPILLO che, oltre al – FIPRESCI Prize del Festival de Cannes 2017 ha ootenuto tanti riconoscimenti: Chicago International Film Festival 2017 – Gold Q-Higo, European Film Awards 2017 – Best Editing, San Sebastian International Film Festival 2017 – Sebastian Award – Best Film, Festival de Cabourg 2017 – Audience Award, European Film Awards 2017 – Best Editing ed infine Lumières Awards 2018: Best Film, Best Director – Robin Campillo, Best actor – Nahuel Pérez Biscayart, Most Promising Actor – Arnaud Valois, Best Screenplay – Robin Campillo, Phillipe Mangeot, Best Music – Arnaud Rebotini, César 2018: Best Film, Most Promising Actor – Nahuel Pérez Biscayart, Best Supporting Actor – Antoine Reinartz, Best Original Screenplay – Robin Campillo, Best Editing – Robin Campillo.
AUS DEM NICHT (IN THE FADE) BY FATIH AKIN che è stato premiato al Festival de Cannes 2017 – Best Actress – Diane Kruger, ai Golden Globes 2018 – Best Foreign Language Film ed al Vukovar Film Festival 2017 – Best Film.Cannes 3.jpeg
Ma anche i seguenti film che ci sono piaciuti:
JUPITER’S MOON BY KORNEL MUNDRUCZÓ il quale ha ricevuto all’Austin Fantastic Film Festival 2017 il premio  Best Director – Kornél Mundruczó e al L’étrange Festival 2017  – New Genre Grand Prix, al Norwegian International Film Festival 2017 – Andreas Prize ed infine al Sitges – Catalonian International Film Festival 2017 – Best Film
LOVELESS BY ANDREY ZVYAGINTSEV premiato al Festival de Cannes 2017 – Jury Prize e che ha ricevuto altri premi come European Film Awards 2017: Best Director of Photography – Mikhail Krichman, Best Composer – Evgueni Galperine & Sacha Galperine
London Film Festival 2017 –  Best Film, Munich Film Festival 2017 – ARRI/OSRAM Award – Best International Film, Zagreb Film Festival 2017 – Golden Bicycle Award – Best Film, César 2018 – Best Foreign Film
THE SQUARE BY RUBEN ÖSTLUND
Festival de Cannes 2017: Palme d’or, Vulcan Award of the Technical Artist, Austin Fantastic Festival 2017 – Best Film,European Film Awards 2017: Best Comedy – Ruben Östlund, Best Film – Ruben Östlund, Erik Hemmendorff, Philippe Bober, Best Director – Ruben Östlund, Best Actor – Claes Bang, Best Screenplay – Ruben Östlund, Best Production Design – Josefin Åsberg,Goya Awards 2018 – Best European Film – Ruben Östlund
Nella selzione Un Certain Regardil film BARBARA di MATHIEU AMALRIC ha ottenuto il Prix Louis Delluc 2017 – Best Film, al Seville European Film Festival 2017 – Best Director – Mathieu Amalric, ai Lumières Awards 2018: Best Actress – Jeanne Balibar, Best Cinematography – Christophe Beaucarne ed infine ai César 2018 – Best Actress – Jeanne Balibar
Ma anche UNTIL THE BIRDS RETURN BY KARIM MOUSSAOUI ha ottenuto i seguenti riconoscimenti: Gijón International Film Festival 2017: Gil Parrondo Award for Best Production Design – Hamid Boughrara, Special Jury Prize – Karim Moussaoui, Lumières Awards 2018 _ Best First Film.
Non ci resta che attendere nel secondo giorno quando inizia anche la Sezione Un Certain Regard e le sezioni indipendenti Quinzaine e la Semaine de la Critique.

SPECIALE #CANNES71 #6 – 8/19 MAGGIO 218 (DAYS 2&3): Il Festival portavoce dei diritti umani nelle varie sezioni presenta il primo degli italiani alla Quinzaine

(da Cannes Luigi Noera – Le foto sono pubblicate per gentile concessione del Festival de Cannes) Dopo il deludente inizio con il film di Asghar Farhadi riscopriamo la vera natura del Festival di Cannes che è da sempre portavoce dei diritti umani. Se il messaggio sia trasmesso attraverso storie private o pubbliche non ha importanza. Infatti nei primi due giorni sia nelle due selezioni del Concorso, sia Fuori Concorso, ma anche nelle sezioni indipendenti collaterali della Semaine de la Critique e Quinzaine tale nobile caratteristica viene fuori prepotentemente. Tra l’altro alla Quinzaine il giovane regista palermitano Stefano Savona ci racconta una storia intima dai territori occupati in Palestina del quale in appreso riferiamo.
Ma partiamo dalla selezione in Concorso dove un giovane regista A. B. SHAWKY alla sua prima esperienza con un toccante lungometraggio YOMEDDINE dai toni di road movie ci mostra le diversità ed il senso di solitudine che ne consegue. I due protagonisti sono un anziano lebbroso copto ed un ragazzino nubiano orfano tra i quali c’è un rapporto empatico che li accomuna. Da sempre hanno vissuto ai margini della società egiziana senza mai uscire dal recinto dove sono relegati dalla società civile che li vede come diversi e quindi non graditi. I due lasciano per la prima volta i confini del lebbrosario e intraprendono un viaggio attraverso l’Egitto per cercare ciò che resta delle loro famiglie, scoprendo una società civile diversa da quella che immaginavano. L’altro film del russo  KIRILL SEREBRENNIKOV ci mostra in bianco e nero con LETO (L’ÉTE) e con l’inquadratura 4:3 cosa avviene nella Russia degli anni ’80 prima della perestrojkacnell’ambiente punk pop di allora. I giovani qualsiasi dimensione politica li circondi esprimono gli stessi ideali. Da una storia intima di una band in cerca di successo, il manifesto politico a cui Gorbaciov si è dovuto arrendere poco prima della caduta del muro di Berlino. Infatti non è un film politico ma Leto ha comunque una dimensione politica perché il boom della scena musicale durante gli anni ’80 a Leningrado scatenò un vento di libertà. Sempre a i margini della seconda Guerra Mondiale e della spartizione dell’Europa tra i due blocchi il film ZIMNA WOJNA (COLD WAR) di PAWEL PAWLIKOWSKI ci mostra la Polonia comunista degli anni Cinquanta/Sessanta dove due giovani artisti (lui compositore e lei cantante) si amano fino in fondo tra le pieghe delle avversità della cortina di ferro. A prima vista la prima parte del film sembra senza sentimenti i quali sbocciano prepotentemente nella seconda parte. Riflettendo meglio ci sembra un escamotage del regista sul clima senza sentimento degli anni del nuovo potere comunista. Anche Fuori Concorso il film scritto a più mani 10 YEARS THAILAND dei giovani registi ADITYA ASSARAT, WISIT SASANATIENG, CHULAYARNON SRIPHOL,APICHATPONG WEERASETHAKUL applaudito in sala che con metafore in una collezione di cortometraggi immaginano la Thailandia tra dieci anni. La speranza che accomuna tutti è che in 10 anni, in Thailandia, si creino riflessioni che possano portare alla pace. Tutto questo in una Thailandia attualmente in mezzo a grandi cambiamenti e incertezze.Cannes 4.jpg
Di altro tono il film di mezzanotte ARCTIC diretto da JOE PENNA che in un paesaggio lunare al circolo polare artico mostra la natura umana e la sua umanità. Quando c’è da scegliere l’essere umano opta per l’empatia e l’aiuto verso l’altro. Il protagonista pilota d’aereo a seguito di un atterraggio di fortuna si ritrova nel nulla e quando sta per essere salvato dai soccorsi accade qualcosa di inaspettato. Tanta suspense, l’incontro con l’orso bianco e tanti altri dettagli tengono lo spettatore a riflettere sul senso della vita.
Come sempre l’altra sezione in concorso Un Certain Regard offre invece una varietà di linguaggi e generi cinematografici che però affrontano sempre temi sui diritti umani. Ne è la prova il film di apertura di SERGEI LOZNITSA che con DONBASS ritorna a descrivere quello che avviene sotto gli occhi degli europei del terzo millennio in una regione dell’Ucraina orientale appunto il Donbass. In realtà non è la storia di una regione, un paese o un sistema politico. Si tratta di una crisi dell’umanità e della civiltà in generale. Riguarda ognuno di noi. Nel Donbass, i valori fondanti sono sovvertiti: la guerra viene scambiata per pace, la propaganda viene assunta a verità e l’odio è scambiato per amore. E allora cosa resta della vita che non è altro che morte Lo spiega con immagini sconvolgenti il regista che tanto stimiamo. Il secondo film in concorso viene dal Kenia dell’esordiente WANURI KAHIU il quale con RAFIKI è stato pesantemente osteggiato in patria tanto è che non è potuto intervenire al Festival. La storia tra due ragazze che vivono a Nairobi nelle quali scatta un’attrazione omosessuale. Kena e Ziki sono due ragazze molto diverse tra loro. Kena vuole diventare infermiera mentre Ziki ama danzare e trascorre le sue giornate in compagnia dei suoi amici. Una denuncia di quanto ancora ci sia da lavorare ne continente africano su i temi della diversità raccontato con la leggerezza di una commedia dai toni sgargianti.
GRÄNS (BORDER) DE/BY ALI ABBASI 1H48 Una guardia che lavora sul confine si trova ad affrontare la novità di non riuscire più a riconoscere i fuorilegge. Una guardia di confine riconosce sempre se ha di fronte un contrabbandiere o una persona onesta. Un giorno però si trova di fronte ad una persona che non riesce a decifrare.
À GENOUX LES GARS (SEXTAPE) DE/BY ANTOINE DESROSIÈRES 1H38 Yasmina cerca di nascondere un filmato di cui è protagonista la sorella Rum. Se si diffondesse sarebbe la fine per loro. In assenza della sorella Rum, cosa fa Yasmina in un parcheggio insieme a Salim e Majid, i loro fidanzatini? Rim non è a conoscenza di questo incontro e Yasmina fa di tutto affinché non scopra il segreto: la peggiore delle cose, la vergogna che Salim ha immortalato in un video e che potrebbe essere diffuso
QUINZAINE
  • SAMOUNI ROAD DE/BY STEFANO SAVONA Nella periferia rurale di Gaza City, la famiglia Samouni si prepara a celebrare un matrimonio. Questo è il primo partito dall’ultima guerra. Amal, Fouad, i loro fratelli e i loro cugini hanno perso i loro genitori, le loro case e i loro ulivi. Il quartiere in cui vivono è in fase di ricostruzione. Riempiono gli alberi e arano i campi, ma un compito ancora più difficile rimane quello di questi giovani sopravvissuti: ricostruire la propria memoria. Attraverso i loro ricordi, Samouni Road dipinge un ritratto di questa famiglia prima, durante e dopo l’evento che ha cambiato le loro vite per sempre.
Semaine de la Critique
  • EGY NAP (ONE DAY) DE/BY ZSÓFIA SZILÁGYI 1H39 Egy Nap (One Day), il primo lungometraggio del regista ungherese Zsófia Szilágyi, esplora la vita di una coppia che vive sotto il giogo della routine. 24 ore nella vita di una madre, colto nell’inesorabilità della vita quotidiana, tra il suo lavoro, la sua casa ei suoi figli. Una storia tesa che rivela l’intimità di una donna mentre cerca di trovare una sorta di equilibrio.

SPECIALE #CANNES71 #7 – 8/19 MAGGIO 2018 (DAYS 4&5): nel fine settimana è la volta di tre colossi della cinematografia mondiale – Jafar Panahi, Jean Luc Godard e Ja Zhang Ke

(da Cannes luigi noera – Le foto sono pubblicate per gentile concessione del Festival de Cannes)  Tre registi molto amati dal Festival presentano in Concorso altrettante opere singolari nel loro linguaggio e per i temi trattati. Un suono esplosivo insieme all’immagine delle cinque dita con il dito indice puntato verso l’alto è l’incipit di LE LIVRE D’IMAGE di JEAN-LUC GODARD che è il seguito di Adieu au langage – Addio al linguaggio, Selezionato al Festival di Cannes 2014, e che ha vinto il Premio della giuria ex-æquo con il film di Xavier Dolan Mommy. “La condizione dell’uomo è di parlare con le dita della mano”. Una storia divisa in cinque capitoli, appunto come le dita di una mano. “Quando parlo di me parlo con le parole del mondo con le parole che descrivono gli altri”. Utilizzando didascalie e spezzoni di film omaggiando anche scene pasoliniane, il regista affronta il tema attuale e antico dell’incomprensione tra le civiltà occidentali e quelle orientali con un mondo arabo in fiamme come non mai. C’è da aspettarsi adesso la terza parte di questa trilogia che ha il sapore di un testamento morale del regista simbolo della Nouvelle Vague.
E quindi non poteva mancare la cinematografia orientale con il regista cinese JIA ZHANG-KE che ci presenta con una storia d’amore ma anche l’ascesa, e la parabola discendente di un gangster di provincia e della ballerina perdutamente innamorata di lui. JIANG HU ER NV (LEASH IS PUREST WHITE) non è solo una storia d’amore, ma anche di tradimento e lealtà ambientata nel mondo della malavita della Cina. La giovane ballerina Qiao si innamora di Bin, un gangster locale. Durante uno scontro a fuoco tra bande rivali, Qiao spara per proteggere l’amato che le costano cinque anni di carcere. Dopo aver scontato la pena, va a cercare Bin per ricominciare la vita da dove l’avevano interrotta, ma la storia prende una piega inaspettata. Come sempre ricordiamoci delle differenze di civiltà ed allora riusciremo a capire questa tenerissima storia di amore.
Il terzo regista è il felicemente ritrovato JAFAR PANAHI che presenta SE ROKH (3 FACES).Tre diversi ritratti, ritratti di donna, per il nuovo film del regista iraniano che arriva a tre anni di distanza da Taxi Teheran. Con un linguaggio a lui molto caro conduce lo spettatore attraverso la realtà contadina dell’Iran in una trama dal sapore di noir che invece racconta di una società rurale distante da quella dell’Iran moderno dove però esistono ancora le ingiustizie di genere con le donne sottomesse al potere maschile.
Infine dalla regista EVA HUSSON il film LES FILLES DU SOLEIL un’altra storia di resistenza al femminile sull’attuale situazione di guerra civile che dal 2011 insanguina la Siria. E’ la storia di due donne che affrontano la barbarie della guerra e portano speranza in mezzo a tanta oscurità. Peccato per la scenografia, i costumi e il trucco delle protagoniste che sono inverosimili per una situazione dura come è la guerra degli estremisti in Siria.
Nella sezione Fuori Concorso segnaliamo una storia avvincente e vera di spionaggio del regista YOON JONG-BIN il quale con GONGJAK (THE SPY GONE NORTH) ci racconta gli anni ’90 nelle due Coree in un colossal. Una spia proveniente dalla Corea del Sud si infiltra nella Corea del Nord per carpire informazioni circa lo sviluppo del nucleare. Attorno alla spia si scatena un duro combattimento tra gli opposti intelligence. Ne viene fuori una storia di amicizia tra due coreani che si trovano dilaniati dalle divisioni tra le due Coree. Mentre un dittatore inavvicinabile e ridicolo attorniato da innumerevoli lacchè, guardie del corpo e da un cagnolino bianco fa da sfondo a questa storia inedita delle due Coree. Dalla parte opposta del Continente sudamericano il regista CARLOS DIEGUES ci consegna in un tripudio di colori il GRANDE CIRCO MÍSTICO. Saga familiare di una famiglia circense di nobili origini europee narrata dal maestro di cerimonie del circo centenario che guarda al passato ripensando all’amore e alla magia che ha connotato la sua esistenza. Sono gli Knieps, fondatori del Grande Circo Mistico nel 1910, proseguono la tradizione circense fino ad arrivare a cinque generazioni. Con l’aiuto di Celavì, il maestro di cerimonie che non invecchia mai, ripensano al percorso fatto insieme. Emerge un grande Vincent Cassel nei panni di un insolito scostante personaggio causa del decadimento del circo. Nell’altra sezione in concorso Un Certain Regard l’offerta è variegata con quattro storie intime. Iniziamo da GAYA JIJI che con MON TISSU PRÉFÉRÉ ci presenta una enigmatica e scontrosa giovane Nahla la quale intende abbandonare Damasco attraverso il matrimonio combinatocon Samir, giovane siriano espatriato. Ma l’uomo da sposare preferisce la sorella Myriam. Siamo a Damasco nel 2011e la guerra civile sta iniziando. In questo clima di incertezza con metafore sui comportamenti della protagonista Nahla la regista mostra un paese sull’orlo del baratro di una guerra civile che deve decidere se aspirare alla libertà restando o andando in esilio. Quasi una piece teatrale del dilemma sulle radici o la salvezza. Sullo sfondo una misteriosa signora Jiji che viene ad abitare nell’appartamento accanto fa da stampella a Nahla.
Tratta da una storia vera è invece la sceneggiatura di L’ANGE (EL ÁNGEL) di ORTEGA. La vita del serial killer Robledo Puch, soprannominato l’Angelo della morte, condannato all’ergastolo nel 1980 per 11 omicidi e numerosi altri crimini in questo film da brivido. Considerevole la recitazione del giovane protagonista elemento emergente argentino. E’ molto delicata la storia che LUKAS DHONT presenta in GIRL. Ci parla di Lara , una quindicenne che sebbene sia nata con il corpo di maschio sogna di diventare ballerina professionista. Sostenuta dal genitore in questo suo sogno Lara si rende conto presto che il suo corpo purtroppo non è adatto al suo sogno. Questo film come altri ci parla delle diversità e dei conflitti interiori con tale delicatezza senza cadere in quei stereotipi urlati che invece di perorare la causa ottengono l’effetto contrario. Peccato che la storia soffre di un ritmo lento. In ultimo il tema di VANESSA FILHO nel suo GUEULE D’ANGE (ANGEL FACE) merita attenzione ma ahimè lo script non aiuta a far decollare il film. E’ la storia di una giovane donna che vive da sola con la figlia di otto anni senza però occuparsi della bambina che viene più volte non considerata dalla madre egoista alle prese con vari amori ed uomini. E’ il tema che invece nel recente Lovless di Lonistza viene affrontato invece in maniera convincente.
La critica estera in questa fase premia due film: ZIMNA WOJNA (COLD WAR) di PAWEL PAWLIKOWSKI e . JIANG HU ER NV (LEASH IS PUREST WHITE) di JIA ZHANG-KE, Per quello che ci riguarda noi preferiamo invece YOMEDDINE di A. B. SHAWKY dai toni di road movie ci mostra le diversità ed il senso di solitudine che ne consegue.
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