“La ballata di Buster Scruggs” (Usa 2018) dei F.lli Coen

Un western ironico sul senso della vita e della morte

 

La ballata 2Sembrano veramente molto lontani i tempi del vecchio film western americano. Girare un film western era una finalità in sé, perché il western automaticamente portava con sé sullo schermo – a volte non senza retorica – una serie di valori, la cui sacralità sembrava indiscutibile: dal mito della frontiera a quello del cavaliere della valle solitaria che arriva, mette le cose a posto nel senso della giustizia e poi va via, al mito della legge che alla fine deve trionfare sempre sui fuori-legge.
A smantellare il vecchio film western coi sui miti e le sue sacralità, di cui si fecero antesignani registi come John Ford e attori come John Wayne, ci pensarono una serie di film della fine degli anni ’60, trai quali spiccano Soldato blu e soprattutto Il piccolo grande uomo di Arthur Penn. Quei film e quegli autori ribaltarono completamente la prospettiva nella quale si erano collocati i film western classici, con l’intento di demistificare miti falsificati e denunziare tutta la retorica del genere.
Riprendere nelle mani il film western da parte dei Fratelli Coen non può essere più dunque un fine in sé, ma un mezzo per mostrarci, con la lente di ingrandimento,  la metafora dei misteri della vita e della morte e soprattutto del destino e del caso. C’è un esempio illustre prima de La ballata di Buster Scruggs, ci riferiamo a Il grinta con uno spettacolare Jeff Bridge, uno degli attori-icona dei Coen. Tutte le tematiche dei Coen emergono con maggiore nettezza che altrove grazie all’ambientazione western: lo scatenarsi della violenza  per raggiungere i propri obiettivi, il senso della morte che aleggia minacciosa, il caso che decide sugli uomini  e più degli uomini, lo stile ironico, che di per sè rappresenta una sfida al western classico che si prendeva maledettamente sul serio.
La ballata di Buster Scruggs è un film suddiviso in sei episodi: una mano si appoggia su un vecchio libro con una copertina che mostra un uomo a cavallo, Il titolo del libro è appunto “La ballata di Buster Scruggs ed altri racconti”. Lo spettatore assiste al passaggio di ciascun racconto dalla pagina del libro, di cui vengono lette solo le frasi iniziali, allo scenario nel quale i racconti si collocano. I sei racconti hanno in comune il senso dell’ironia, la ricerca del senso della vita e della morte, i personaggi sempre in bilico nella loro esistenza sulla quale, più che le decisioni di altri uomini, pendono le bizzarrie del fato, che sembra, più di ogni altro elemento, governare arbitrariamente ogni possibilità.
Buster Scruggs, il personaggio che da’ il nome all’intera raccolta di racconti e al film ne suo complesso, sa usare benissimo la sua voce per cantare e la sua pistola per difendersi. Lo spettatore conosce subito entrambe le qualità e quando a lui viene negato in un saloon un bicchiere di whisky, perché è illegale ed è riservato solo ai veri fuori legge, la discussione si trasforma in una carneficina; così come nel locale successivo dove Buster vorrebbe fare una partita di poker. Ma il fratello di una delle vittime di Buster lo sfida a duello e lo colpisce mortalmente. L’ironia e l’umorismo che accompagnano la morte – quella morte che conclude ognuna delle storie – si manifestano nel protagonista che si accorge di essere stato colpito mortalmente dal buco della pallottola sul suo cappello e prima di cadere per terra afferma: “Le cose si mettono male”.
Ma dove il senso dell’ironia di fronte alla morte raggiunge il suo apice è nel secondo racconto: un cowboy (James Franco) in fuga da un fallito tentativo di rapina ad una banca si unisce ad un mandriano che fugge all’arrivo di uomini armati. Il mandriano era un ladro di bestiame e riesce a mettersi in salvo, mentre il cowboy si ritrova con una corda al collo assieme ad altri tre condannati a morte. Il condannato alla sua sinistra comincia singhiozzare e lui gli chiede: “è la prima volta, è vero?”; lasciandolo in preda alla paura ma anche allo stupore. E infine gli ultimi pensieri del cowboy prima di morire sono per una bella ragazza che egli scorge tra il pubblico: segno anche questo di una indifferenza di fronte alla propria fine decretata solamente dal caso.
Un western che frequentemente sfocia nel noir! Tutti i racconti terminano con una uccisione, eccetto l’ultimo, che si svolge all’interno di una diligenza dove quattro uomini ed una anziana signora discutono proprio del senso della vita e della morte, il che conferisce al racconto la funzione di sintesi teorica e filosofica dei cinque racconti precedenti. I cinque personaggi sono un francese, un irlandese, un francese, un “trapper” e la anziana signora. Quest’ultima è diretta a Fort Morgan, come del resto i quattro uomini, con lo scopo rincontrarsi col marito che la aveva lasciata tre anni prima. Dopo una animata discussione la donna si sente male, ma gli uomini non riescono a comunicare col vetturino per farlo fermare. Successivamente lo spettatore capirà che due degli uomini sono cacciatori di taglie. Significativamente uno dei sue afferma che la cosa più interessante di questo lavoro è guardare negli occhi le sue prede mentre stanno per morire, vedere la diversità delle espressioni nelle varie situazioni e se è possibile scorgere in essi una sorta di ricerca del senso della vita nel momento in cui si è consapevoli della morte. In realtà anche in questo episodio il morto c’è! Si trova sul tetto della diligenza avvolto in un lenzuolo: l’indomani mattina le autorità verranno a Fort Morgan a riconoscere e ritirare il morto e a pagare la taglia ai due cacciatori. La strana compagnia entra alla fine nell’albergo di Fort Morgan in un clima nebbioso tra il macabro e il surreale, mentre i due cacciatori di taglie discutono animatamente su dove collocare io morto per la notte.
L’episodio costituisce il giusto finale e un po’ la spiegazione esplicita di tutto il film. Nell’intero  film gli ingredienti del western ci sono tutti, ma essi, al contrario che nel western classico, sono in funzione di una riflessione sulla vita, sulla morte e sull’imperscrutabilità del fato che governa gli esseri umani. L’ironia dei Coen accompagna tutti i personaggi anche – e soprattutto – nei momenti più tragici, confermandosi una delle caratteristiche stilistiche più utilizzate e di più interessante decifrazione.
Il film ha avuto successo all’ultima Mostra del cinema di Venezia del 2018. È un film targato Netflix e su tale piattaforma è perennemente visibile, Tuttavia, sulla base di una precisa richiesta dei due Autori, il film è stato destinato anche alle sale.

Una risposta a "“La ballata di Buster Scruggs” (Usa 2018) dei F.lli Coen"

  1. L’ho visto dal primo all’ultimo momento perchè mi sembrava interessante. ma sinceramente non è che mi abbia poi dato molto. Sarà che ormai siamo abituati ad avere “l’eroe” che arriva fino alla fine di ogni film.

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