“I morti non muoiono” (Usa 2019) di Jim Jarmush. Ovvero: siamo tutti zombi!

THe deaddontdie2(marino demata) Con The dead don’t die/ I morti non muoiono Jim Jarmush aggiunge un’altra perla alla sua già preziosa e incredibile filmografia, costruendo qualcosa che può essere definita una anti-favola moderna. Nel film ci sono infatti tutti gli ingredienti della favola rovesciata. Le favole che un tempo si narravano ai bambini si svolgevano in giardini fioriti, in paesaggi stupendi e lussureggianti o in bei palazzi di principi azzurri. L’anti-favola di Jarmush si svolge in boschi abbandonati a se stessi e in un paesino immaginario, Centreville (il momentaneo centro del mondo?) veramente brutto, malgrado il promettente slogan che lo reclamizza, dove i primi edifici che vedi sono le pompe funebri, un riformatorio minorile con appena tre ospiti, la stazione di polizia, un motel sinistro come quello di Psyco e qualche bar e piccolo negozio, veramente di altri tempi, come ce ne sono ancora nelle parti più ‘interne degli USA. Nelle vecchie favole i bambini sono minacciati da un orco o da una strega, ma alla  fine la innocenza e la bontà venivano sempre premiate e il lieto fine era immancabile. Nell’anti-favola di Jarmush invece la bontà non esiste più ed è stata sostituita dall’indifferenza, dagli egoismi e dalla volontà di sopraffazione degli uomini sui propri simili a tutti i costi. In questo quadro l’anti-favola non può garantire nessun lieto fine. E’ quello che continuamente afferma Ronnie Peterson (Adam Driver), uno dei poliziotti protagonisti del film: “questa storia finisce veramente male”; tanto che l’altro poliziotto, Cliff Robertson (Bill Murray) dopo aver sentito più volte questa frase, gl chiede: “Ma perché dici sempre così? Come fai a sapere che questa storia finisce male?” Ricevendo una risposta che è una battuta che non vogliamo rovinare ai futuri spettatori, che ascolteranno direttamente vedendo il film.
L’inizio del film è veramente straordinario: i  due agenti di polizia, Cliff Robertson e Ronnie Peterson sono davanti al corpo di un animale sbranato in maniera strana. Verrebbe di incolpare il cosiddetto Bob l’eremita (Tom Waits), che proclama la propria totale innocenza parlando con gli agenti a distanza, da dietro ad un albero. Si vedrà poi che Bob l’eremita è il personaggio chiave del film, una sorta di alter ego del regista, che, proprio come Jarmush, assiste al disfacimento di questo mondo, scegliendo una via di protesta singolare, ma comprensibile: appartarsi da tutto e da tutti, vivere in totale isolamento a contatto con la sola natura. E ad un certo punto diverrà anche la voce narrante del film.
Intanto i due agenti comprendono che qualcosa di strano sta accadendo, forse a causa dello spostamento dell’asse terrestre a cui il pianeta è stato sottoposto in seguito al susseguirsi di danni e  catastrofi causate dagli uomini. Il sole sembra non abbia più voglia di tramontare, gli animali si comportano in modo strano: i gatti vanno via e non tornano più, le mucche di un allevamento si spostano improvvisamente in altra località, cellulari ed orologi hanno smesso di funzionare. La radio, con parsimonia,  parla di alcuni di questi eventi avvenuti in varie località, ma tende a minimizzare l’accaduto: la parola d’ordine sembra essere: la situazione è sotto controllo.
In realtà è ben lungi dall’essere sotto controllo: durante la notte due morti escono DdC n 74 Luglio (002)dalle rispettive tombe del locale cimitero. Come i classici zombi dei film di Romero e di altri registi cultori del genere, i due usciti dal cimitero di Centrevile vagano alla ricerca di qual cosa, di tutte quelle cose che sono abituati a consumare: nel nostro caso caffè in uno dei bar del paesino. Ma con l’occasione sbranano orribilmente due impiegate.
Il fatto crea finalmente un grande allarme. Tutti si barricano in casa o nella rispettiva bottega, mentre alla stazione di polizia Cliff e Ronnie, assieme alla poliziotta Minerva Morrison (Chloë Sevigny) pensano di girare la notte in auto per controllare la situazione. La situazione preoccupa tutti. L’unica che mantiene la sua calma è l’addetta alle pompe funebri, Zelda Winston (Tilda Swinton), una orientale capace di  manovrare il katana in maniera mirabile e che sarà molto utile nel recidere le teste degli zombi, unico modo per sbarazzarsene.
In questo quadro, qui solo molto parzialmente illustrato, e che invece merita di essere vissuto per intero dallo spettatore, si esercita tutta l’ironia e il sarcasmo di Jarmush che ben conosciamo. In primo luogo, sulla incredibile capacità che hanno avuto gli uomini di distruggere, fino alle estreme conseguenze, il pianeta, rendendolo irriconoscibile non solo paesaggisticamente, ma perfino astronomicamente e antropologicamente. Certo, data la situazione nella quale già in questo momento si trova il nostro pianeta, Jarmush non può certo essere accusato di catastrofismo. Ma in questo film Jarmush fa di più: ci porta per mano alla radice del problema. Gli uomini sono stati insaziabili, hanno consumato e distrutto tutto quello che hanno avuto a portata di mano, ovvero tutto quello che la società dei consumi ha offerto/imposto loro.
I morti viventi, gli zombi, che vagano alla ricerca di qualcosa, di quei prodotti (il caffè, le merendine, lo chardonnay,  i prodotti più sofisticati, in realtà siamo noi. La metafora di Jarmush è direttamente rivolta a noi, vittime e a un tempo protagonisti della società dei consumi, dove il credo è acquistare, consumare, distruggere per poi di nuovo acquistare in un ciclo continuo e infinito. Siamo noi gli zombi sempre alla ricerca di qualcosa, insaziabili e inappagati, incuranti di tutte le conseguenze e le catastrofi che nascono dalle nostre scelte. Il mondo contemporaneo è diventato un orrore, proprio come la bruttissima e anonima Centerville, simbolo ed emblema della attuale realtà. Questo mondo devastato dei moderni zombi non offre più nulla, se non calamità e distruzioni.

(pubblicato in “Dari di cineclub” n° 74, copertina)

Una risposta a "“I morti non muoiono” (Usa 2019) di Jim Jarmush. Ovvero: siamo tutti zombi!"

  1. Un bel tributo ai film di Romero. Le tematiche narrate sono le stesse di Romero soltanto che, mentre con Romero c’era una leggera ironia, qui nel film di Jarmush diventa l’elemento centrale. Un bel film, forse non uno dei suoi migliori ma veramente interessante.

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