“Reazione a catena” (IT 1971) di Mario Bava

(nicola raffaetà)  In Italia, un regista poco conosciuto dalla massa ma molto amato dal suo pubblico, è Mario Bava, maestro indiscusso del cinema Thriller Horror, colui che ha inventato il giallo/thriller all’italiana, amato da molti registi del genere, in primis Dario Argento.

Nonostante avesse a disposizione budget limitati, di conseguenza tempi di ripresa brevi e attori spesso non all’altezza, ha girato film che con il tempo sono diventati dei cult fondando nuovi e inediti generi cinematografici.

ReazioneNel 1960 gira il suo primo film, ” La maschera del demonio “, capostipite dell’horror gotico italiano, mentre il suo quarto film datato 1963, ” La ragazza che sapeva troppo “, è il padre del giallo all’italiana, insieme a ” 6 donne per l’assassino ” (1964) che detta definitivamente le regole del genere. Non solo, ” Cani arrabbiati ” è considerato dai più l’antisegnano del genere pulp, mentre ” Reazione a catena ” (1971), di cui parleremo tra poco, inventa totalmente il genere slasher, per fare un esempio famoso, ” Venerdì 13 “

Nato principalmente come effettista e direttore della fotografia, il cinema di Bava è spesso visionario, un cinema in cui si da più importanza alle immagini e alle situazioni che al soggetto e alla sceneggiatura, nonostante quasi sempre queste fossero ben strutturate.

” Reazione a catena ” ne è l’esempio, ed è la pellicola di cui il Maestro si è sempre considerato soddisfatto.

Film con una sceneggiatura precisa e dettagliata ma senza veri legami o restrizioni, in quanto non doveva seguire una razionale e pura logica, permise al regista di creare liberamente, anche improvvisando sul set, riuscendo a creare un film visionario e allucinato, con colori forti che sfociano nell’onirico.

La storia verte interamente su un unico oggetto, una baia che tutti vorrebbero possedere per i loro loschi interessi personali e che porterà ad un vero e proprio massacro.

La scena iniziale, l’omicidio della contessa Federica Donati, proprietaria dell’intera baia, è una delle scene più belle del cinema thriller. L’esecuzione dell’omicidio è sensazionale e il doppio colpo di scena spiazza totalmente lo spettatore in quanto Bava rompe e spazza via quelle regole del giallo che lui stesso aveva scritto.

Ma non voglio soffermarmi troppo sulla storia, molti lettori magari non l’hanno ancora visto, quindi preferisco tacere.

Bava sollecitava gli sceneggiatori con cui ha scritto il film, Filippo Ottoni e Giuseppe Zaccariello, a che inventassero un alto numero di omicidi e che ogni omicidio fosse diverso dall’altro, avesse qualcosa di suo speciale e che stupisse ulteriormente lo spettatore.

Nessuno è buono in questo film, nemmeno i bambini. Tutti pensano al proprio reazione a catenainteresse e per questo uccidono, a farne le spese saranno anche quattro giovani turisti che per sbaglio finiscono alla baia e dove una mano ignota li eliminerà uno ad uno.

Ci troviamo di fronte a un’opera molto bizzarra che procede surrealmente in maniera feroce e sanguinaria e che, come detto in precedenza, fonda il genere slasher tanto amato dagli americani che, con il secondo episodio di Venerdì 13, i due fidanzatini a letto saranno uccisi da Jason alla stessa maniera in cui la giovane coppia di turisti, intenti a far l’amore, sono uccisi in ” Reazione a catena “, un vero e proprio omaggio. Proprio questa scena, nello stesso momento in cui la guardavo, mi ha fatto ricordare il paragone tra orgasmo e morte, spesso associati assieme, e Bava lo mette in scena magistralmente. L’orgasmo è anche l’unico vero momento di consapevolezza che l’uomo comune ha, l’unico momento in cui si trova nel presente, senza vagare nel passato e senza proiettarsi nel futuro. Non so se la morte, il momento che si sta per morire possa essere la stessa cosa, magari in quel momento torniamo al tempo trascorso con nostalgia, se poi è avvalorato il fatto che appena morti si ripercorre velocemente tutta la nostra vita, allora no, non potrebbero essere la stessa cosa.

Il film ha avuto diversi titoli, quello che riportava la sceneggiatura, tratta da un soggetto di Dardano Sacchetti, è ” Così imparano a fare i cattivi ” e la scena finale, anch’essa sorprendente, lo rispecchia.

Poi prese il titolo di ” Antefatto ” e dopo ” Reazione a catena “, titolo che infine il produttore Zaccariello cambiò in ” Ecologia del delitto “, per motivi promozionali.

Consiglio a tutti quanti la visione di questo sorprendente film, in particolare ai cinefili che possono aggiungere alla loro cultura cinematografica una perla del cinema di genere italiano.

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