Cile, oggi.

(riverflash) – Più di un milione di persone sono scese in piazza nella capitale cilena di Santiago nel pomeriggio di venerdì 25 ottobre, accomunate dal desiderio di un cambiamento sociale e politico nel paese.  Il regime di Pinochet dal 1973 al 1990 riscrisse le leggi nazionali e le politiche economiche. Questa eredità rimane oggi e la richiesta dei manifestanti è anche il cambiamento della Costituzione. Le marce di venerdì sono state il culmine di una settimana di disordini scatenati dalla protesta studentesca per l’aumento delle tariffe della metropolitana di Santiago.

Nei primi giorni di questa settimana i militari hanno sparato sui dimostranti nelle strade di Santiago, sono disperse (desaparecidas) diverse persone e alcune donne sono state violentate dai militari. Stazioni della Metro sono state adibite a centri di tortura. Contestato il presidente Sebastiàn Piñera e suo cugino, il ministro degli Interni Andres Chadwick per la severità con cui sono state represse le manifestazioni pacifiche, che ad oggi hanno un bilancio di 19 morti oltre a 3.100 persone incarcerate. La campagna studentesca si è catalizzata in proteste in tutto il paese, con persone furiose per la disuguaglianza sociale e la privatizzazione quasi completa di sanità e istruzione, l’alto costo dei servizi pubblici come i trasporti, oltre a bassi salari e pensioni povere. Per tutto il pomeriggio di ieri le strade che portano a Plaza Italia, il cuore delle manifestazioni del Cile, si sono riempite di gente di tutte le età e classi sociali si sono unite percuotendo le pentole al ritmo di batteria.

Si ritiene che la manifestazione sia la più grande degli ultimi decenni, confrontando le storiche marce del 1988 contro la dittatura militare di Augusto Pinochet. Le strade erano colorate con il rosso, il bianco e il blu della bandiera cilena, un simbolo che oggi ha unito tutti i settori della società. Si ha la sensazione che solo le dimissioni del presidente Sebastiàn Piñera potranno pacificare di nuovo il Cile.

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