“La ruota delle meraviglie” / “Wonder Wheel” (Usa 2017) di Woody Allen

Un universo di perdenti proletari alla ricerca di uno scampolo di felicità

WonderwheelfilmposterChe Woody Allen faccia sempre lo stesso film è un’affermazione per niente condivisibile. Certo, tutti gli Autori hanno generalmente idee precise che, coerentemente, manifestano in ogni loro opera. Ed è altrettanto vero che in ogni Autore assistiamo ad una evoluzione di tali idee o almeno delle diverse forme del manifestarsi di esse. In Allen ci sono dunque alcuni principi costanti. Innanzitutto, che gli avvenimenti della vita delle persone dipendono in gran parte dal “caso” (o dal destino, che è una variante per così dire più impegnativa del medesimo concetto). E dipendono, ma solo in parte, anche dal libero arbitrio delle persone, che con le loro decisioni e scelte possono incidere sullo svolgimento della propria storia e di quelle delle persone vicine. Altri aspetti fondamentali presenti nei film di Allen sono la concezione della famiglia che solo raramente è un luogo di serenità e di relax, ma più spesso è teatro di scontri o addirittura di aspre “rese dei conti”; la morte come un avvenimento col quale Allen continua a non essere d’accordo; la profonda ingiustizia che sembra governare le vicende umane.
E il risultato di queste idee è il senso quasi ineluttabile di sconfitta che finisce col caratterizzare quasi tutti i protagonisti dei suo film.
Ma se queste sono le costanti del cinema di Allen, diverse sono le modalità con le quali tali concezioni vivono nei suoi film. Tutti diversi quindi sono i suoi film, che sono quasi 50, tutti differenti nell’esprimere con coerenza la medesima “poetica dei vinti”.
La galleria dei perdenti, di cui abbiamo parlato altrove, si arricchisce di un altro personaggio femminile in
La ruota delle meraviglie/Wonder Wheel: Ginny Rannell (Kate Winslet) ha alle spalle un matrimonio, del cui fallimento ritiene di essere l’unica responsabile, con un senso di colpa che si trascina con sè come una croce. Ha intrapreso una nuova vita accasandosi presso Humpty Rannell (Jim Belushi), un impiegato del Luna Park di Coney Island, appassionato delle gare di pesca con i suoi amici e… della bottiglia. Humpty ama Ginny e la considera la sua ancora di salvezza e lo scopo della propria vita. Ma per Ginny quell’unione è solo una pezza di appoggio. Ginny sogna l’amore vero e ha la segreta aspirazione di fare l’attrice di teatro. Pensa d poter trovare una soluzione ed uno scopo vero della vita unendosi segretamente a Mickey Rubin (Justin Timberlake), un bel ragazzo più giovane di lei, che fa il bagnino durante i mesi estivi per mettere soldi da parte. A complicare le cose per Ginny c’è non solo la presenza del proprio figlio adolescente affetto da piromania, ma l’arrivo improvviso di Carolina, la figlia di Hampty, che da molto tempo non vede suo padre, assolutamente in disaccordo con la sua scelta di sposare un gangster. Fatto sta che Carolina arriva a Coney Island in fuga dal suo matrimonio e questo basta per riappacificarsi col padre. Le complicazioni sorgono allorché Carolina si innamora di Mickey ed è presto ricambiata. Il triangolo amoroso crea disperazione e frustrazione in Ginny che ricorrerà a scelte estreme per difendere quello straccio di felicità clandestina che era riuscita a procurarsi.
Come si vede dalla descrizione della situazione dei personaggi così come è percepita fin dalle prime scene del film, il plot ci presenta, più che un perdente, un universo di perdenti, che si aggirano in un mondo proletario, in contrasto con le sfavillanti luci del Luna Park e soprattutto della gigantesca ruota delle meraviglie, trasparente metafora della circolarità e ineluttabilità dei destini umani, che ritornano sempre su se stessi senza possibilità di deviazioni o eccezioni.
Eppure, anche in questo mondo chiuso e ineluttabilmente destinato al declino, proprio come una tragedia greca, non a caso citata nel finale del film, Allen non rinuncia alla corda umoristica, che accompagna anche le situazioni più drammatiche.
I contrasti presenti nel film sono esaltati dalla splendida fotografia di Vittorio Storaro, per la seconda volta protagonista delle luci in un film di Allen. Storaro riesce a coniugare le sue scelte di luce con le situazioni particolari e con le caratteristiche dei personaggi, facendo prevalere una meravigliosa tonalità di rosso attorno al personaggio della bellissima Kate Winslet e affidando al blue il protagonista maschile, Mickey.
Kate Winslet, per la prima volta guidata da Allen, sfoggia un’interpretazione straordinaria, calandosi perfettamente in un personaggio ricco di sfaccettature, nel suo precipitare sempre più in basso e nel suo assistere al triste tramonto dei propri sogni. In questo contesto il drammatico dialogo finale con Mickey, terribilmente chiarificatore, rappresenta il punto più alto raggiunto dal film. Da rimarcare che l’attrice ha dichiarato che è stato, quello di Ginny, il secondo personaggio più faticoso della sua carriera.
Parlavamo delle novità presenti in questo film, pur nella continuità della concezione pessimistica della vita che caratterizza il cinema di Allen. Innanzitutto, il creare, come si diceva, non un protagonista perdente, ma un universo di perdenti nel mondo del proletariato, dove gli unici contrasti sono costituiti dalla spensierata giovinezza di Mickey e dalle sfavillanti luci del Luna Park. Va però anche sottolineata la novità di un finale – di cui non parliamo per motivi di spoiler – non esplicito e non messo in scena, ma lasciato alla intuizione dello spettatore per quanto riguarda il suo concreto svolgimento.
E, proprio come la ruota delle meraviglie, di fronte alla disillusione di tutti, al povero Humpty, non resterà altro che chiedere a Ginny di ricominciare da capo. Fino al prossimo giro…