“Andrej Tarkovskij. Il cinema come preghiera”

(nicola raffaetà)  E’ stato presentato pochi giorni fa al cinema Arsenale di Pisa, il documentario “Andrej Tarkovskij. Il cinema come preghiera”, realizzato dal figlio del grande regista russo, Andrej A. Tarkovskij, presente durante la proiezione.
Quest’opera è di profondo interesse non solo per i cinefili o gli amanti del cinema di Tarkovskij, ma anche per i più profani o semplici spettatori della domenica, in quanto, attraverso le parole dell’artista, si ha una perfetta e chiara descrizione della poetica tarkovskiana, del suo stretto legame con la spiritualità, indivisibile per lui dall’opera d’arte.
Non un semplice documentario che ripercorre la vita e l’opera del genio russo, ma un vero e proprio immergersi nel suo pensiero, nella profondità della sua anima, nel suo cuore.
Per Tarkovskij l’arte serve ad elevare lo spirito umano, e il cinema è la massima arte che, più di tutte le altre, può realizzare quest’impresa difficile. Il cinema non è intrattenimento, il cinema da e ha la possibilità di scolpire il tempo, se vogliamo addirittura di arrestarlo, in modo da immergere il pubblico nelle profondità della coscienza collettiva e, a maggior ragione, dell’inconscio collettivo, il tutto per elevare l’anima dell’uomo.
L’artista non può produrre arte fine a se stessa e soprattutto solo per se stesso, deve mettere anima e corpo nella realizzazione dell’opera che, in primis, viene dall’intuizione, quella scintilla divina che si trova in tutti noi, poi subentra la razionalità, la ragione che, attraverso il suo metodo, permette di organizzare o riorganizzare il lavoro.
Tarkovskij era una grande anima, la sua profonda visione dell’esistenza è impressa in tutte le sue pellicole, questo documentario non fa che ribadire la sua visione spirituale del mondo, la sua preoccupazione nei confronti della modernità e della scienza che ha svuotato l’uomo dall’anima e lo ha poi trasformato in consumatore automatizzato, ma è troppo complicato parlare della visione di questo grande artista in questa sede, con poche parole, il mio consiglio è di guardare il documentario realizzato dal figlio, davvero ottima opera per capire e apprezzare sempre più Andrej Tarkovskij.