“Moonlighting” (UK 1982) di Jerzy Skolimowski

Il “diverso” è difficilmente bene accetto

(marino demata) Il termine “moonlithing” significa lavoro nero. Jerzy Skolimowski non poteva trovare titolo più appropriato per una storia di pesante sfruttamento della manodopera straniera a bassissimo costo.
snapshot_dvd_00.55.47_[2020.03.05_22.23.17]Polonia, 1981: quattro operai vengono ingaggiati da un burocrate arricchito, che ha acquistato un appartamento in pessime condizioni a Londra a prezzo stracciato. I quattro muratori polacchi dovranno recarsi a lavorare nell’appartamento per farlo diventare un lussuoso “piede a terra” per le trasferte londinesi del magnate. La ristrutturazione dell’appartamento costerà pochissimo al ricco burocrate, che pagherà i quattro operai in moneta polacca. Un affare per il boss, ma in parte anche per i quattro operai, che guadagneranno l’equivalente di un anno di lavoro nella poverissima Polonia. A capo dei quattro c’è Nowak (Jermy Irons), l’unico che parli inglese. Gli operai portano dalla Polonia tutto il necessario nei loro pesanti bagagli, cioè quasi tutto il materiale di base che possa servire per sfondare le pareti della vecchia casa e ricostruire l’appartamento e farlo diventare una casa lussuosa.
Alla dogana dell’aeroporto di Varsavia ci aspetteremmo un attento controllo dei pesantissimi bagagli, comprensivi di zappe e picconi, ma (magicamente!) tutto fila liscio. È a Londra, invece, che cominciano i veri problemi: i vicini e i passanti comprendono che si tratta di un lavoro a nero e addirittura clandestino, perché si svolge anche di notte e non si ferma neppure la domenica e nelle altre festività. Il rumore del cantiere suscita le ire di molti vicini, che, alla fine lasceranno correre. E su questo terreno verifichiamo la prima importante notazione sul film: il regista è dalla parte deisnapshot_dvd_00.22.13_[2020.03.05_21.47.29] quattro operai e lascia trasparire una pesante critica all’atteggiamento degli inglesi, che considerano la Polonia terra di serie B e i polacchi dei poveracci meritevoli solo di un sentimento di compassione.
E’ Nowak il tramite tra il resto della piccola spedizione e il mondo esterno. E’ lui che si incarica di tenere buoni i vicini, di fare gli acquisti del materiale da prendere necessariamente in loco e del cibo per i pranzo e la colazione. Ma i soldi assegnati per finire il lavoro sono pochi e Nowak deve industriarsi in mille modi, fino a trovare un sistema per uscire dal supermercato con provviste di cibo senza pagare, sia pure con qualche rischio di troppo.
La svolta del film è quando arrivano notizie del colpo di stato in Polonia dei militari di Jaruzelski, che mette fuori legge Solidarnosc: Nowak decide di non dire nulla gli altri tre snapshot_dvd_01.22.57_[2020.03.05_22.51.55]operai, per non creare elementi di turbamento, proprio nel momento della stretta finale per completare il lavoro. I tre ignari operai si chiedono come mai non arrivino più notizie dalle loro famiglie, che, come da accordo, telefonavano a orari certi la domenica presso la vicina cabina telefonica.
Il film è un piccolo gioiello di regia, supportata da una brillante sceneggiatura scritta dallo stesso Skolimokski che sarà premiata al Festival di Cannes, e presenta svariate e interessanti chiavi di lettura. E’ innanzitutto un film politico, ove l’appartamento londinese da ristrutturare diventa inevitabilmente la metafora della Polonia da ricostruire. Ma nello stesso tempo in questo film, e in altre sue opere del periodo, il regista non risparmia pesanti critiche alla società occidentale, e, in particolare, al perbenismo di facciata inglese, alla mancanza di senso di ospitalità e solidarietà di gran parte della popolazione, che in qualche caso diventa vera e propria xenofobia. Va ricordato che il volontario esilio del regista in occidente è motivato, come lui ci ha ricordato, esclusivamente dalla sua disapprovazione verso le incrostazioni staliniste ancora presenti
snapshot_dvd_01.04.15_[2020.03.05_22.31.55] presenti nel sistema, che i dirigenti polacchi non hanno mai voluto apertamente mettere in discussione. Questo però, per altro verso, non ha mai portato Skolimowski ad una aperta celebrazione del mondo occidentale, al quale non ha mai risparmiato critiche anche dure su aspetti non secondari, come in questo film. Il “diverso”, sembra dire Skolimowski, non è mai bene accettato in occidente, dove l’eurocentrismo e una presunta superiorità storica e culturale sembrano dare il diritto a molti di vedere la diversità come elemento disturbante, E’ uno dei temi del regista, e, in questo senso, i lavoratori polacchi sono dei “diversi”, così come L’Australiano dell’suo omonimo film di pochi anni prima, sempre ambientato in Inghilterra.
L’altra chiave di lettura, accanto a quella politica, è costituita dal soffermarsi, da parte snapshot_dvd_00.26.03_[2020.03.05_21.53.05]del regista, sul mondo claustrofobico che vivono i quattro lavoratori dell’edilizia, chiusi notte e giorno (tranne Nowak) nell’appartamento, che è, a un tempo, casa e cantiere di lavoro. I quattro personaggi sono tratteggiati con grande bravura dal regista, che crea quattro caratterizzazioni singolari. Lo stesso Nowak (perfetta l’interpretazione di Jeremy Irons), del quale lo spettatore ascolta spesso le sue riflessioni fuori campo, pur essendo contento del lavoro e di essere il capo e il responsabile della piccola squadra, vive l’avventura londinese con un elemento di grande turbamento e preoccupazione: è convinto – probabilmente a ragione – che il suo boss gli abbia dato quell’incarico anche per avere la possibilità di avere mano libera nei confronti della sua Ana. Della quale a Nowak non resta altro che una foto che tiene sul muro vicino al suo letto, e qualche telefonata, sempre più formale col passare del tempo.
Parimenti con grande bravura sono tratteggiati gli altri tre membri della squadra di operai, ciascuno con le proprie caratteristiche e diversità. Sono interpretati da tre attori polacchi bravissimi, che assecondano il lavoro del regista con consumata duttilità. La cosa più singolare è che essi avevano effettivamente una discreta dimestichezza col lavoro da operai edili, svolto in passato, tanto da aiutare lo stesso Skolimowski per urgenti lavori nella sua casa ad ovest di Londra.
Moonlighting in un certo senso fece scuola. Tre anni dopo l’uscita del film, fu realizzata una serie televisiva dalla BBC dallo stesso titolo; una sorta di inchiesta sul lavoro nero all’interno della società britannica.

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