“Il lenzuolo viola” / “Bad timing” (UK 1980) di Nocolas Roeg

 

Straordinario uso  della temporalità

 

(marino demata). Vienna. E’ notte. Un’ambulanza sfreccia a sirene spiegate per le vie della città verso l’ospedale. Una donna viene quindi portata d’urgenza in terapia intensiva. Si tratta della giovane Milena Flaherty (Theresa Russell), che ha ingerito una ingente dose di medicinali ed è sul punto di morire. Viene sottoposta ad una serie di interventi di urgenza, tra i quali una devastante tracheotomia. L’inizio del film ci porta nel cuore del tragico epilogo della storia di amore della donna con il professore americano di psicologia Alex Linden (Art Garfunkel). Proprio nello stesso tempo, mentre la donna è sottoposta a lunghe cure per scongiurare la morte, Alex viene interrogato da un attento funzionario di polizia (Harvey Keitel) , che riscontra suoi sospetti ritardi nei soccorsi e nella telefonata all’ambulanza. L’evoluzione delle due scene parallele – le operazioni a cui è sottoposta Milena e l’interrogatorio di Alex- costituisco la base dell’intero film, all’interno della quale, attraverso una lunga serie di flashback, si sviluppa, davanti agli occhi dello spettatore, la storia d’amore tra i due protagonisti.
bad-timingQuello che lega i due è una profonda attrazione che si converte in ossessiva passionalità, tra due caratteri e comportamenti in deciso disaccordo. Alex vuole possedere totalmente la donna entrando nella sua vita in gran parte misteriosa; Milena non vuole andare al di là di un rapporto passionale fortemente basato sul sesso, lasciando l’uomo ai margini della sua vita. Nella realtà Milena tiene nascosti molti elementi della sua esistenza e, oltre a questo, difende la sua indipendenza e la sua voglia di vivere che la portano spesso in compagnia di altri uomini. Ciò malgrado, i due riescono a concedersi momenti molto felici, soprattutto quando riescono insieme a fuggire, almeno temporaneamente, dai loro rispettivi ambienti. Ad esempio, durante un viaggio in Marocco. Questa situazione, appagante per Milena, non soddisfa la voglia di possesso esclusivo che muove Alex, che si vede anche rifiutata una sua proposta di matrimonio.
I vari flashback che si dipanano dalle due scene principali (l’ospedale e la stazione di polizia) narrano dunque di una storia di amore tormentato, di eros e tanatos, di un continuo fare esibizione reciproca di contrasti dialettici, anche violenti, che riescono a raggiungere momentanee sintesi solo sotto il “lenzuolo viola”. Una storia, tutto sommato neppure troppo originale. Eppure, un grande film come Bad timing può fondarsi anche su storie poco originali e perfino banali.
Vediamo perché.
– Innanzitutto la temporaneità. L’ispettore rivolge ad Alex una certa domanda ed ecco che vediamo un segmento della relazione dei due protagonisti, richiamata alla mente di Alex. Altri momenti della storia d’amore partono dalla visione di Melena nel letto di ospedale: improvviso momento di lucidità nella mente della donna che in fin di vita rivede alcune scene del recente passato? O semplice occasione creata dal regista per proseguire simmetricamente da i due punti di osservazione (la camera di ospedale e la stazione di polizia) nel racconto della tormentata storia tra Alex e Milena? Una domanda alla quale non è necessaria alcuna risposta o congettura, perché non è quella la cosa che interessa al regista. Il quale invece è interessato a fornire allo spettatore, a mano a mano, le tessere sparse, non in ordine cronologico, ma del tutto atemporale, di un puzzle che porta verso l’enigmatico.
– In secondo luogo, l’insistere di Roeg sui particolari, maniacalmente selezionati. Che siano i continui pacchetti di Marlboro di Alex, o i quadri e le riproduzioni soprattutto di Klimt, sui quali volentieri la macchina da presa si sofferma in più occasioni, oppure la testa fantoccio di una donna poggiata sulla punta di una cesta nella camera da letto di Alex, o ancora altri che si potrebbero enumerare, sono spesso allusivi, simbolici o capaci di manifestare la presenza fisica o ideale di uno dei due protagonisti. Un mondo curatissimo di oggetti e di simboli che arricchiscono il film e non sono mai fini a se stessi.
– in terzo luogo va rimarcata la bellezza con la quale Roeg riesce a rendere le scene passionali del film, anche le più audaci, senza alcuna forzatura, ma con una naturalezza esemplare unita alla più sapiente utilizzazione dei mezzi tecnici, quali lo zoom e soprattutto il modo raffinato col quale viene utilizzato il montaggio, del quale il regista, coadiuvato da Tony Lawson (suo pseudonimo?) è veramente maestro.
E infine c’è da dire che, per costruire questa pellicola il regista si avvale di attori in stato di grazia: a partire da Theresa Russell, che con la sua bravura e la sua bellezza ha conquistato a tal punto Roeg, da diventare sua moglie in un rapporto che sarà più che ventennale, e che la porterà per ben sette volte su un suo set.
Art Garfunkel è il terzo musicista che Roeg scrittura come protagonista di un suo film, dopo Mick Jagger, protagonista in Performance, e David Bowie in L’uomo che cadde sulla terra. Quello che ammiriamo è un Garfunkel giovanissimo, che però aveva già superato due prove attoriali sotto la direzione di Mike Nichols. Il fisico un po’ allampanato lo aiuta a rendere il suo personaggio nevrotico, ossessivo, dai gesti ripetuti con i quali usa gli oggetti (i pacchetti delle sigarette e le stesse sigarette). Una menzione particolare merita sicuramente Harvey Keitel nei panni del funzionario di polizia che in realtà sembra più interessato a scavare nei segreti del suo interrogato che non a scoprire i fatti come si siano realmente verificati. Una interpretazione veramente notevole nel ruolo di un poliziotto che appare come l’apprendista psicologo di Alex, nel momento in cui cerca di sconfiggerlo sul suo stesso terreno, quello della ricerca delle vere motivazioni e pulsioni delle azioni umane.
Bad timimg è un film di punta nell’ambito del cinema inglese, rinnovatosi profondamene negli anni ’60 e ’70, che qui, all’inizio degli anni ’80, sembra fare tesoro del meglio che i cambiamenti intercorsi hanno portato sul piano non tanto dei contenuti e delle storie, ma del modo innovativo anche sul piano strettamente tecnico – col quale sono trattate.

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