“I signori del silenzio”: riflessioni sul booktrailer di Francesco Grifoni

Dalla parte dello spettatore a seguire un viaggio denso di emozioni

(marino demata) C’è una grande differenza tra un booktrailer e il trailer di un film. Devo confessare che non amo molto questi ultimi e pertanto non li vedo quasi mai. Essi sono, quasi sempre una scelta di parti di una sequenza o scene capaci di fare effetto sullo spettatore e indurlo ad andare a vedere il film, allorchè sarà proiettato. Il trailer risponde a logiche legate alla produzione, per la quale il film Grifoni Francesco 1[7946]è una mercanzia che deve produrre il massimo del profitto. Come? Innanzitutto, attraverso la vendita dei biglietti di entrata nella sala cinematografica. Ma naturalmente il profitto di un prodotto cinematografico non si realizza oggi solo con la presenza di molto pubblico in sala, ma in modi molto più diversificati: la vendita dei diritti del film, durate un festival, a determinate case di distribuzione di vari Paesi, la vendita a determinate piattaforme on-line, o a determinati canali televisivi, ecc. Secondo tale logica, dunque, il trailer, per quanto artificioso e costruito per impressionare positivamente, è necessario. Ma, proprio per questo, nel trailer troviamo spesso l’inessenziale del film: purchè le immagini abbiano il potere di attrarre. È come lo spot pubblicitario di una auto nuova o di qualsiasi altro prodotto nuovo, dove, attraverso il luccichio di immagini spesso patinate e il testo prescelto, il pubblico deve assorbire quanto di buono possa esserci. Tutto è perfetto: nessun accenno, naturalmente, ad eventuali difetti che possano registrarsi nel corso della sua utilizzazione.
A differenza del trailer cinematografico, il book trailer non ha immagini tra le quali scegliere. È un prodotto fatto di immagini che però non pre-esistono. Perché quello che esiste, alla base, sono le parole, la trama di un romanzo, i suoi personaggi. Ed è noto che ogni lettore è portato a dare il proprio volto preferito ad ogni personaggio di un romanzo, ad immaginarselo magari somigliante a persone che conosce, o a questo o a quell’attore.
Tutto questo rende molto complicato e rischioso il lavoro di un Autore di un booktrailer, che deve giocarsi tutto sulle atmosfere e sulle emozioni che riesce a suscitare non attraverso una scelta di immagini pregresse, ma attraverso immagini create ex novo.
Quando, lo scorso anno, nel corso della sessione autunnale del nostro 6° Firenze FilmCorti Festival, ci trovammo di fronte ad alcuni booktrailer iscritti nella sessione dei Film innovativi o sperimentali, la Giuria non ebbe alcun dubbio a prescegliere l’ opera di Francesco Grifoni (1), che si richiamava alI signoridelsilenziobooktrailerHDFinal.mp4_snapshot_00.27_[2020.03.28_21.09.47] romanzo “I Signori del Silenzio” di Giacomo Grifoni, alla quale solo successivamente ci siamo accostati e ne abbiano colto il grande spessore in sé (2), come romanzo psicologico, ma anche attraverso la illuminante prefazione di Dante Maffia.
Si, nessuno della Giuria, e meno che mai chi scrive, aveva letto il romanzo a cui il trailer fa riferimento. E questo è stato molto positivo, perché è stato possibile giudicare l’opera in sé, la sua bellezza ed efficacia non in funzione di una aderenza o meno al romanzo, o della efficacia della sua trasposizione in poco più di tre minuti di film, ma per il suo valore intrinseco. Ogni spettatore, ignaro del romanzo, ha avuto di fronte a sé delle immagini che poteva accettare o rifiutare, di cui poteva interessarsi o annoiarsi, a cui poteva dare un senso oppure giudicarle senza senso.
E allora, in realtà, cosa ci è successo quando abbiamo visto il filmato? E cosa è successo agli spettatori in tre minuti di proiezione?
E’ successo in tre minuti quello che succede quando lo spettatore vede un grande film: è come se il regista venisse vicino e lo prendesse per mano e lo conducesse a soffermarsi nelle parti più salienti della pellicola, ad aprire bene gli occhi quando appare la sequenza-chiave che offre il senso all’intera storia narrata, ad essere toccato quando il protagonista poeticamente si rivela per quello che è: nel bene come nel male.
Così ha fatto Francesco. In pochi minuti e non in due ore di film.
Ha preso per mano lo spettatore e ha sussurrato “Io amo ogni forma di bellezza”, ma poi lo ha lasciato alle immagini, interloquendo con molta parsimonia. Ci sussurra ancora di libellule, mentreI signoridelsilenziobooktrailerHDFinal.mp4_snapshot_01.12_[2020.03.28_14.29.19] l’occhio della macchina da presa si sostituisce al personaggio, cioè la macchina da presa diventa momentaneamente l’occhio del personaggio: allorché osserva la nuda bellezza dei rami degli alberi. La camera poi ritorna a pedinare il personaggio (quel “pedinamento” tanto caro al neorealismo, da fare scuola), mentre cammina in spazi semibui e forse angusti. Significativamente appare in sovrimpressione il termine “Freedom”, a segnalare forse il desiderio di allontanarsi da forme di costrizione, di obblighi che rischiano di farci perdere un bene prezioso: la nostra identità?
Intanto le immagini sono accompagnate da suoni a volte stridenti, a volte cupi e minacciosi, che vanno a rafforzare l’atmosfera di insicurezza, di senso di inquietudine. Ed è da segnalare, a questo proposito, la rara bellezza delle musiche che accompagnano le sequenza del breve film: il brano che accompagna il film è “Desire” di Daniel Bordovsky. Non poteva esserci scelta più opportuna, perché esso accompagna e abbraccia idealmente le immagini dello schermo,  creando un climax emotivo che contribuisce a coinvolgere lo spettatore.
La netta visione luminosa di una porta, apre lo spettatore ad una visione forse meno cupa. Ma l’espressione che lo spettatore può leggere, “Le sonde vedono tutto”, comunica probabilmente il senso angoscioso di una realtà controllata e spinge a riflettere sulla precedente affermazione, “Freedom”, conferendone forse un senso di più pressante necessità.
Una donna si allontana e il giovane resta vicino alla porta. Si sovrappongono immagini: una mano
I signoridelsilenziobooktrailerHDFinal.mp4_snapshot_03.00_[2020.03.28_21.05.56] maschile ed una femminile si incontrano e si stringono. I due appaiono per un attimo su una strada di campagna.
Sta allo spettatore, in quei pochi attimi, scegliere: è un’immagine del passato? È un sogno? È l’immagine di un futuro sperato?
Nel frattempo, la camera ritorna in uno spazio più angusto, dove appare una nuova didascalia che va formandosi lentamente: “In the deep”: profondamente, nel profondo. Anche questa appare allo spettatore una sorta impegno da attuare. Andare nel profondo dunque. E in tal senso si collega al primo imperativo, “Freedom” Ma è solo un attimo. La macchina da presa è di nuovo in movimento, in un esterno. Le immagini, pur frammentate, diventano più nitide, come se il giorno andasse sostituendosi alla notte. Un giovane si allontana e poi lo spettatore legge ancora questa volta un termine, il più incomprensibile, “Eram”, mentre una anziana donna alza l’indice: una segnalazione? Un avvertimento? Una raccomandazione collegata ad ERAM? Lo spettatore si chiede cosa sia ERAM. Un luogo sognato? Una meta per recuperare sé stessi? O un luogo dell’anima dove sentirsi al sicuro? Mentre la parola ERAM sfuma sullo schermo, due uomini sembrano discutere ai due lati di un tavolo in un ambiente cupo. Un’immagine simile ritornerà dopo alcuni secondi, ma l’interlocutore ripreso di fronte ha uno scatto di ira e si alza repentinamente dalla sedia, lasciando, anche in questo caso, il pubblico ad interrogarsi.
I signoridelsilenziobooktrailerHDFinal.mp4_snapshot_02.20_[2020.03.28_21.07.15]Solo per un attimo un personaggio, ripreso di spalle, mima un suonatore di violino. Una fuga improvvisa. Da parte di chi ha forse preso una decisione importante e risolutiva? Essa lascia una signora stranita e nell’atto del riflettere. Realtà? Immaginazione? Sogno?
Un corridoio buio e una sorta di esplosione, di frantumazione di qualcosa! E di nuovo il giovane davanti alla porta chiusa. E, attraverso il vetro della porta, appare, solo per un attimo, un volto indecifrabile. Passano quindi i titoli di coda.
Si conclude qui il viaggio in compagnia di Francesco Grifoni. Un viaggio breve, ma lungo, per immagini, riflessioni, pensieri. Un viaggio denso di ambiguità, come è giusto che sia. Perché il vero cinema è soprattutto ambiguità, messaggio da rielaborare, completare, ripensare.
Il grande regista iraniano, Abbas Kiarostami, diceva che è necessario avere grande rispetto per il pubblico. E avere rispetto per il pubblico – aggiungeva – significa non buttargli addosso una storia completa, ritenendolo in tal modo capace solo di recepire il cinema passivamente. Al contrario dobbiamo lasciare che lo spettatore completi il film. Lasciare che dia il suo finale. Che nel caso modifichi la storia stessa. Che, una volta uscito dalla sala, non si sia messo dietro le spalle il film appena visto, ma continui a ragionarci sopra. E molti dei suoi film non hanno un finale, ma solo una interruzione nella narrazione.
Francesco Grifoni dimostra di sapere bene che il film non deve dire tutto allo spettatore, che pertanto non può essere considerato un soggetto passivo, ma deve essere chiamato a completare l’opera del regista, a dare la propria versione. A scegliere quale sviluppo il film debba avere. E il booktrailer di Francesco rispetta il pubblico, che viene da lui accompagnato, come si diceva, in un breve, ma intenso, viaggio, fatto non di storia computa, ma di immagini. Il grande cinema è fatto soprattutto di immagini. E in questo caso, quello che Francesco ci offre, più che essere immagini sul quale lo spettatore si ponga delle domande, sono vere e proprie emozioni, intense nella loro brevità e puntualità: vissute proprio lì, mentre lo spettatore vede il film scorrere sullo schermo…

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(1)


(2)
Giacomo Grifoni, autore de I Signori del Silenzio – Lilit books
(www.giacomogrifoni.it)

“Parla di famiglie allo sbando. Di un mondo in crisi, alienato e alienante.
Di piccole crepe di felicità su cui frana il caos dei ruoli genitoriali.
Parla delle sacche familiari e sociali in cui ci sentiamo avvolti con rassegnazione.
Della crisi, di cui quella economica è solo il paravento, che si percepisce ad ogni angolo di strada.Grifoni Giacomo orizz (002)
Sull’uscio dei bar. In treno. All’uscita di scuola.
Parla dell’amore dei genitori di Martino che diventa evaporato, come una tisana non bevuta, lasciata in tazza nel week end. O di Vanessa, la nuova compagna di Piero, che tutte le mattine, puff, se ne va.
C’è un nodo scuro che non ho abbandonato mai nella costruzione della ragnatela.
I Signori del Silenzio è un racconto a più voci su come la violenza, anche il solo assistervi, possa paralizzare i percorsi di crescita delle persone.
Apre la questione di come il trauma, nel far sentire il suo potere devastante a distanza di anni, conviva spesso accanto alla subcultura della mistificazione e dell’imbroglio.
Fino a che non esplode la voglia di vivere. La fiducia nella vita, nella forma di un incontro casuale, che srotola di nuovo il desiderio.”
I Signori del silenzio - copertina2(1) (002)

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