“La favorita” (UK 2019) di Yorgos Lanthimos

Il ‘700 inglese tra intrighi politici e amorosi

(marino demata) La favorita è un film che in pochi mesi è riuscito a fare una incetta di premi e di riconoscimenti che sono stati sicuramente meritati, compreso un premio Oscar. Il regista greco Yorgos Lanthimos, forte di una sceneggiatura molto serrata e curata, opera di Deborah Davis e Tony McNamara, dopo le precedenti prove di regia molto convincenti (The Lobster e The Killing of a Sacred Dee), riesce a ritrovarsi anche a cospetto degli intrighi della corte di Inghilterra ai tempi della regina Anna. Non era un compito facile districarsi tra le alleanze amorose e politiche dei personaggi di corte. Lanthimos riesce a farlo, restando innanzitutto molto fedele al contesto storico, che fa non da sfondo ai capricci e agli amori della regina Anna, ma è il vero protagonista del film e il movente preciso di ogni azione che vediamo svolgersi nel corso della narrazione.
THe faVOURITE 2È pertanto necessario avere un quadro, sia pure necessariamente sommario, della realtà storica e politica descritta, molto fedelmente, nel film. La regina Anna (Olivia Colman) sale al trono di Inghilterra nel 1702 e lo lascia alla sua morte nel 1714, mentre il film si concentra nel periodo compreso tra il 1704 e il 1711. Anna è una regina malata, debilitata dalla gotta e soprattutto da una malattia che le impedisce di portare avanti le gravidanze e quindi di assicurare un erede diretto al regno. Ci aveva provato per ben diciotto volte, prima che diventasse regina, ma il risultato è stato quello di ben tredici aborti o la nascita di figli già morti o talmente malati da essere destinati a vita brevissima. Uno stuolo di 18 conigli tenuti in gabbia nella sua camera sta lì, a simboleggiare i figli mancati e a ricordarle i suoi mali. La sua debolezza e la mancanza di ogni attitudine politica, la tengono lontana dai dibattiti in Parlamento, anche se, quelle rare volte che interviene, le sue prese di posizione diventano decisive. Durante il suo regno prendono corpo eventi molto importanti, come l’unione tra Inghilterra e Scozia e quindi la nascita di una nuova realtà politica, la Gran Bretagna, la partecipazione, con molti successi, alla guerra di successione spagnola, essenzialmente contro la Francia, che ebbe vari fronti, quello terrestre, quello navale e addirittura quello oltre oceano, dove si combatté in nord America.
Le difficoltà politiche della regina consistono principalmente nel fatti che è simpatizzante del partito dei Tories, il partito dei grandi proprietari terrieri e degli industriali, mentre il Parlamento è formato a maggioranza dal partito Wings, il partito progressista. Nel film appare chiaramente che i Tories sono contrari al proseguimento ad oltranza di una guerra che risucchia grandi risorse e che, prima o poi, finirà per costringere regina e Parlamento ad indire nuove tasse sulla proprietà terriera, mentre i Wings sono favorevoli al proseguimento della guerra, fino alla vittoria totale.
La regina, troppo impegnata con i suoi malori e i suoi conigli, ha di fatto delegato alla sua “favorita” Lady Sarah Churchill (Rachel Weisz) la cura delle questioni politiche, e quest’ultima era riuscita a tenere saldamente in pugno la situazione a favore della maggioranza Wings, a tutto vantaggio anche di suo marito, Lord Marlborough, capitano generale dell’esercito.
Tutto fila liscio e coerentemente, allorché un vero e proprio ciclone si abbatte sulla reggia di Inghilterra, con l’arrivo di una lontana cugina di Sarah, Abigail (Emma Stone), venduta da suo marito per pagare debiti di gioco e decaduta a condizioni miserevoli. Arrivata alla casa regale, comincia da sguattera, per finire a contendere alla potente Sarah Churchill il ruolo di favorita della regina.
Il film è un susseguirsi di trappole, trabocchetti e colpi di scena che premiano l’intraprendenza della nuova arrivata a danno di Sarah, che presto si pentirà di averle dato spazio e credito. Abigail si rende presto conto, in modo del tutto fortuito, che tra la regina Anna e Sarah c’è un torbido legame sessuale, e riesce a scalzare la sua rivale anche su questo piano, cominciando gradatamente dal massaggio sulle gambe tormentate dalla gotta con fanghi raccolti in giardino, a vere e proprie notti d’amore. Furbamente Albigail riesce anche a crearsi solidi alleati politici nei rappresentanti in Parlamento del partito de Tories e poi, sbarazzatasi di Sarah e, preso marito per riguadagnare il rango perduto, a convincere la regina ad un repentino cambiamento nel Governo, col passaggio della leadership al partito conservatore e la conseguente fine della guerra.
Il film potrebbe definirsi la storia id un triangolo amoroso fra tre donne con forti implicazioni politiche. E proprio l’intreccio tra questi due temi, quello amoroso e quello politico costituisce il pregio migliore del film, trattandosi di un intreccio che il regista sa padroneggiare con grande talento.
Il palazzo nel quale è stato girato il film, mirabilmente adattato a set con poche modifiche, col suo sfarzo e la sua ricchezza, le cui camere più private sono teatro dei lussuriosi rapporti tra le tre protagoniste, fa da contrasto con le discussioni politiche su come aumentare le tasse per proseguire una guerra infinita e dispendiosissima. Gli enormi spazi sono ulteriormente amplificato dai grandangoli e dalle lenti speciali utilizzate dal regista. Tutto è ulteriormente ingigantito e sfarzoso. Ed entrambe le componenti della storia, cui si accennava, l’aspetto amoroso e quello politico, si svolgono negli spazi interni. È un film infatti che privilegia gli interni, che rappresentano probabilmente il 90% del girato, rispetto agli spazi esterni. Quasi a voler significare che i destini di una nazione e di un intero popolo si giocano non solo nella sala del Parlamento, ma anche negli spazi, relativamente meno ampi, delle camere private della regina e delle due duellanti al titolo di favorita.
L’interpretazione di Olivia Colman è veramente fantastica: l’attrice conferisce al suo personaggio una dimensione autenticamente tragica, senza nessuna concessione né all’ironia, né tanto meno al grottesco, nei quali si poteva pur facilmente scivolare. Tale tragicità è accentuata dalla consapevolezza, che non può sfuggire al pubblico, che la regina è in gran parte all’oscuro delle manovre politiche che si tramano alle sue spalle, e dalla costante manipolazione a cui è sottoposta dalle due donne che si contendono il ruolo di favorita.
Molti sono i precedenti, film storici e non, che si potrebbero citare a proposito di questo film. A noi viene in mente Le relazioni pericolose (Dangerous Liaisons) del 1988 di Stephen Frears, oltre naturalmente a l’indimenticabile (e inarrivabile) Barry Lyndon di Kubrick, col quale The favourite ha in comune l’uso del regista di girare gli interni con la luce delle candele senza altra fonte di illuminazione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...