“Diario di una quarantena” (IT 2020) di Nicola Raffaetà – Intervista all’Autore

(Nicola Raffaetà ha iniziato la sua carriera artistica nel cinema nel 2001. Da allora ha realizzato lungometraggi, cortometraggi, videoarte, videoclip, spot pubblicitari. Collabora con emittenti televisive e aziende private, oltre a gestire Poiana Video Produzioni/Youtube Channel in cui si può trovare la maggioranza dei suoi lavori. ( https://www.youtube.com/channel/UCTtQN7zyQzWwaHxyb8tkcCA ).
Nicola con suoi articoli, recensioni e note alla nostra rivista Blog “Rivegaiche-Filmecritica”. Nel 2019 è stato finalista al 6° Firenze FilmCorti Festival col film corto “10”, e ha vinto il premio della Giuria per il miglior video arte dal titolo Equilibrio).
(Questa intervista è stata realizzata per via telefonica)

Marino Demata – Rive Gauche – FilmeCritica:
Ciao Nicola! Vengo subito al dunque. Cosa ti ha spinto a fare ogni giorno un breve filmato della tua quarantena? Un’idea? Un progetto? Un’esigenza?

10Nicola Raffaetà: Come si dice, chiodo scaccia chiodo, a causa della veloce diffusione del virus e dei necessari provvedimenti governativi, dall’oggi al domani mi sono trovato senza lavoro. Avevo un piccolo lavoro per il mese di marzo, ne avevo diversi altri in cantiere per i mesi a venire, per non contare della stagione estiva in cui, con le emittenti televisive, si lavora molto, grazie agli eventi e al turismo incessante della Versilia durante l’estate; in più dovevo girare due cortometraggi a Marzo, tutto svanito. Così, trovandomi a casa, ho avuto l’idea del video diario, ispirato in quel momento dalla lettura di “Un’idea di destino” di Tiziano Terzani che non è altro che il diario della sua vita. Non doveva avere cadenza giornaliera, ma avendo tempo a disposizione lo è diventato e salvo imprevisti ogni sera esce una puntata.

MD: La cosa ha avuto un certo successo e risonanza sulla stampa. Pensi di continuare ancora fino alla fine della tua permanenza in casa, anche se dovesse durare ancora qualche mese? Non pensi che potrebbe rischiare di diventare ripetitiva?

2NR: Non direi che ha avuto un grande successo, però ha un suo piccolo pubblico che segue e aspetta le puntate ogni sera, e una puntata è risaltata all’occhio di Claudio Vecoli, un amico giornalista di vecchia data con cui ho iniziato 20 anni fa a collaborare come fotografo per il Tirreno e con cui ho lavorato anche dopo in diverse occasioni, mi ha fatto una piccola intervista telefonica e il giorno dopo l’articolo era sul giornale. Per quanto riguarda la fine della serie, la mia idea era di terminarla il 3 Aprile, giorno in cui si sarebbe dovuta concludere la quarantena, ma così non è stato. Penso che continuerò fino al 13 aprile, sempre salvo imprevisti, ma non andrò oltre quella data, il 14 sera uscirà l’ultima puntata. Ho trascurato altre cose che vorrei fare e ho in mente un altro piccolo progetto video a cui vorrei lavorare e che per il momento ho messo da parte.

MD: In alcuni filmati dimostri che, malgrado la quarantena, non è finita del tutto la vita di relazione con i vicini, i negozianti… ecc. C’è un messaggio che vuoi trasmettere attraverso questo minimo di relazioni?

NR: No, non c’è nessun messaggio particolare. La nostra fortuna è vivere in campagna, in un’aia, che11 altro non è che una grande casa in cui tutti noi viviamo. Ovviamente prendiamo tutte le preoccupazioni possibili mantenendo le distanze, non dandoci la mano e via dicendo, ma siamo tranquilli. Tutti sono stati molto entusiasti all’idea del video diario, ci ha portato ad essere dei bambini che giocano e cercano di passare il tempo, tutti cercano di impegnarsi in qualcosa da fare quotidianamente, sistemare la casa, cucinare cose che non avrebbe mai cucinato, aggiustare o lavare un’auto, curare il giardino o il campo, appezzare la legna, terminare lavori casalinghi che si sarebbero diluiti nel tempo. Personalmente con la mia famiglia ci siamo improvvisati contadini e nel campo di mio nonno che purtroppo disabile non cura più, abbiamo fatto un piccolo orto. Come dice mia moglie, archeologa e medievista, da una parte sembra di essere tornati al medioevo, e questo è il nostro piccolo feudo.

MD: Dai filmati non emerge disagio per quello che sta succedendo, ma impegno e attività. E’ questa secondo te la medicina adatta?

NR: Come ho detto, impegnarsi in qualcosa è molto importante, fare le pulizie, cucinare, fare le4 legna, accudire il bestiame, leggere un libro o vedersi un film, o fare video come faccio io, ognuno in questo senso deve seguire la propria indole e fare ciò per cui è nato, e questo è un’ottima cura non solo per il momento attuale, ma per l’intera vita. Tuttavia è molto importante anche sapersi fermare, ascoltare il vento che danza con le fronde degli alberi, ascoltare il battito del nostro cuore, stare fermi per ascoltare la nostra anima. Azione non azione. Tra attività e passività ci vuole il giusto equilibrio, il che è più facile a dirsi che a farsi.

MD: Le condizioni tragiche nel quale è stato ridotto il nostro Pianeta, pensi che abbiano causato e per lo meno facilitato il diffondersi della malattia? E se è così, non temi che, una volta guarita, l’umanità possa essere destinata a nuovi flagelli? Ti turba il pensiero che i nostri figli e nipoti potranno essere destinati a soffrire in un mondo decisamente ostile, “infettato” da molti mali?

13NR: Non alcuna esperienza scientifica, posso solamente esprimere un’opinione in questo caso, non credo che ci sia connessione tra l’inquinamento e il virus, almeno che non sia stato creato in laboratorio. Credo che la natura agisca da sè in certi casi, cercando quell’equilibrio che è insito in essa, quindi in Tutto, e che se questo virus è arrivato proprio in questo momento, voleva dire che doveva essere così, per riequilibrare qualcosa che ad ora è squilibrato.
Non so se in futuro possano esserci nuovi flagelli, so che ci sono adesso, a parte questo virus, già da prima il mondo è in fiamme più che mai, guerre ovunque, epidemie, povertà dilagante, e un minimo comun denominatore di tutto questo, il super liberismo sfrenato, questo capitalismo genocida che sfrutta tutti i popoli tramite la globalizzazione economica, il libero mercato senza regole, a questo3 ovviamente si affianca l’inquinamento che ne è una diretta conseguenza dovuta alla produzione sfrenata delle industrie. Ecco, in tal senso non credo che ci sia una vera e propria via d’uscita se non cambia qualcosa nell’uomo, a partire dal liberismo sfrenato: quello che ci sta uccidendo è un uso distorto  della tecnica.  Così la tecnologia inquina e distrugge. Comunque, non mi preoccupo di un futuro “lontano” e catastrofico, né per me né per mio figlio, perché mi preoccupo più del presente, su come e quando torneremo alla normalità, dopodiché ci sarà da rimboccarsi le maniche e ricostruire, e non sarà facile. Ma ottimisticamente dico sempre a tutti quanti “In piedi tra le rovine”.

MD: Grazie Nicola per tua solita franchezza nell’affrontare i problemi.

NR: Grazie a te, Marino, per la bella chiacchierata. Presto spero che potremo farcela in un bel Caffè in centro a Firenze. Un abbraccio.

Diario (2)

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