“Collateral beauty” (Usa 2016) di David Frankel

Un incredibile spreco di talenti

(marino demata) Raramente ho visto un film così brutto e insulso come Collateral beauty, tanto che credo di poterlo annoverare fra i cinque peggiori film mai visti in vita mia. Sono stato in verità attratto dal cast veramente di primo piano, che ha avuto il potere di fuorviarmi. Soprattutto Edward Norton, Kate Winslet e Helen Mirren mi sembravano sufficienti garanzie. Talenti sprecati per un film pessimo.
Howard (Will Smith, in una interpretazione peggiore perfino di quella del film di Muccino!) è un pubblicitario di Manhattan che insegna ai suoi soci e colleghi come lavorare in quel campo, grazie a suggerimenti che non vanno oltre i soliti triti luoghi comuni pubblicitari. Lo vediamo pieno di verve Coll B 2(si fa per dire); ma pochi anni dopo perde la figlia di sei anni per una malattia rara e sfascia il proprio matrimonio. Diventa una larva umana e si chiude in un sordo e silenzioso dolore senza voler più vedere nulla e nessuno. I colleghi più stretti sono preoccupati per lui e per la caduta verticale degli affari dell’impresa. I tre soci più stretti (Edward Norton, Michael Peña e Kate Winslet gli mettono dietro una detective privata per capire cosa fa in realtà Howard. L’unica cosa che la detective riesce a capire è che ogni giorno Howard mette nella buca della posta tre lettere con destinatario ignoto. Ma..udite, udite, la detective si procura una chiave per aprire la buca della posta, collocata sul marciapiede dove passano centinaia di persone e dove i cittadini spediscono le proprie lettere, battendo, a mio giudizio, ogni record di reati federali, dalla tutela della privacy, alla manomissione della posta, ecc. Una cosa inaudita e assolutamente non verosimile. Ma questa geniale trovata del regista serve solo a far trovare ai tre colleghi un indizio (ma non c’era altro modo più credibile?): le lettere quotidiane di Howard che la detective trova, tra centinaia di lettere di altri privati cittadini, sono in realtà indirizzate non a persone, ma ad entità astratte: l’Amore, il Tempo e la Morte. Cose da pazzi, pensano i tre colleghi. Ma i pazzi vanno assecondati, si dicono fra di loro. E così hanno l’idea di trovare tre attori squattrinati che, per una buona retribuzione, interpretano le tre entità, incontrando Howard al fine di disorientarlo e farlo ritornare alla vita normale.
Questa la poco credibile storia principale. Ma evidentemente non bastava al regista e allo sceneggiatore. Si dipartono da questa lacrimevole storia del bambino morto e del rifiuto della realtà da parte de padre (e poi anche della madre) per passare ad una serie di sotto storie tutte da piangere a calde lacrime: un padre (Norton) disperato perché viene rifiutato dalla figlia, influenzata e soggiogata dalla ex moglie, una donna non più giovanissima (Kate Winslet), pur di avere un figlio consulta su una rivista le varie pubblicità che reclamizzano lo sperma più adatto da acquistare, e il terzo (Michael Peña) è gravemente ammalato di suo. Per fortuna tra i tre attori semifalliti che dovranno interpretare l’Amore, il Tempo e la Morte c’è Helen Mirren, che è l’unica dignitosamente sufficiente del cast, che si salva dal disastro generale.
E’ veramente deprimente e imbarazzante vedere una grande attrice come Kate Winslet osservare con attenzione quando il suo interlocutore termina la battuta, per inserirsi subito con la propria battuta, con assoluta assenza di ogni espressività, tanto da sembrare di stare assistendo ad una commedia di un oratorio. Ed è anche è deprimente vedere un grande attore come Edward Norton, creatore di personaggi indimenticabili, tentare vanamente di dare un corpo credibile al suo personaggio, senza riuscire a fare di meglio che piagnucolare per la figlia indifferente al suo amore e fare piangere di conseguenza anche gli spettatori.
La verità è che quello che assolutamente manca in questo film è la regia. Non conosco David Frankel per non aver visto il suo film più decente (a quanto sembra), cioè Il diavolo veste Prada. Non lo conosco il regista e, dopo questo film, continuo a non conoscerlo., perché in questo film il regista sembra assente, non pervenuto!
Alla fine, scimmiottando Dickens e in una artificiosa atmosfera natalizia newyorkese, le cose si aggiusteranno. (Per inciso, per la prima volta faccio volutamente spoiler perché suggerisco ai lettori di non andare a vedere questo film, risparmiando soldi e lacrime). Howard non solo ritorna in sé, ma fa pace con la moglie. Passeranno insieme la Vigilia di Natale! Clare (Kate Winslet) comincia a prendere in considerazione l’idea di adottare un bambino (ma non ci aveva mai pensato?) e Whit (Norton) aspetta la figlia all’uscita dalla scuola e, magicamente, basta un suo discorsetto per farla ritornare tra le braccia del padre piangente di commozione.
Insomma, alla fine tutti vissero felici e contento e l’happy end, tanto caro al cinema hollywoodiano più tradizionale, è garantito e salvato. Lo spettatore si alza e si asciuga le lacrime.
Impossibile non porsi la domanda: come mai attori di elevato livello possano accettare di interpretare un film del genere? L’unica spiegazione è che, per alcuni degli attori, questo ha rappresentato un film cosiddetto “alimentare”, girato in un momento di scarso lavoro, solo per intascare l’ingaggio e in attesa di lavori più seri e impegnativi. Non trovo altra spiegazione.
Il film ha rappresentato un vero e proprio flop in America, mentre in Italia pare sia andato abbastanza bene. Mi stupisco che anche testate di critica cinematografica, online e non, siano state in Italia abbastanza benevoli o non eccessivamente severi. Questa discordanza così netta tra la critica americana e quella italiana non può che stupire. Ecco come il critico dell’autorevole New York Times (ma anche gli altri sono sulla stessa lunghezza d’onda) si esprime: “Molte delle parole che vorrei usare per descrivere questo spreco di talenti e di tempo non possono essere citate in un giornale che va in mano a tutta la famiglia. Quindi esprimerò solo alcuni insulti consentiti: artificiale, cliché, sdolcinato, assurdo, incompetente, sessista, risibile, offensivo.” E mi sembra che basti.