“Anche gli uccelli uccidono” (Usa 1970) di Robert Altman

50 anni e non li dimostra

Anche gli uccelli(marino demata) Poche settimane dopo MASH, con la sua carica demenziale capace di dissacrare alcuni pilastri della cultura americana di stampo tradizionalista, come l’esercito, la guerra, l’attaccamento alla patria, ecc. Altman rifiuta di girare un MASH 2, come avrebbe voluto la casa di produzione per sfruttare il successo del primo e si butta a capo fitto su un progetto completamente innovativo. E tale è Brewster McCloud, titolo che ci fornisce il nome del protagonista, trasformato, nella versione italiana in un poco decifrabile e un po’ macabro Anche gli uccelli uccidono.
Per comprendere in parte la piega che il film prenderà, vale la pena di descrivere la sequenza iniziale, la vera e propria introduzione al film. Uno strampalato professore entra in un’aula della quale vedremo, anche in successive sequenze, solo la cattedra circondata da uccelli impagliati. Entra recitando una singolare battuta: “Ho dimenticato la prima battuta”! Poi introduce l’argomento della lezione: Somiglianze degli uomini con gli uccelli e somiglianze degli uccelli con gli uomini: “spero che ne trarremo conclusioni, altrimenti avremmo perso un altro sogno! E già sono pochi”. Comprendere Altman e lo spirito che anima i suoi progetti èanche10 possibile solo soffermandosi su alcuni particolari. Qui affida allo sgangherato professore ornitologo una sua considerazione amara (“…avremmo perso un altro sogno. E già sono pochi). Ma il pubblico dell’epoca (ed anche noi oggi), non ha il tempo di riflettere, ed ecco che il professore cita Goethe, per rafforzare il tema che il film racconterà: “Come bramo lanciarmi nello spazio senza fine e galleggiare al di sopra dell’orrendo abisso”. E con queste parole – aggiunge il professore – il poeta tedesco Goethe espresse il desiderio di volare che ha l’uomo.
Uno stacco ci conduce nel vivo del film. Ma, saltuariamente, Altman ci ricondurrà dal professore, che, di volta in volta, si dilungherà sulle caratteristiche degli uccelli, finendo, ad ogni sequenza in cui compare, per somigliare stranamente a sua volta ad un uccello!
Naturalmente, questa che abbiamo citata non è l’unica bizzarria del film alla quale si abbandona il nostro regista. Brewster McCloud (Bud Cort) vive illegalmente in un locale sotto l’Houston Anche 5Astrodome, e, proprio come anticipato dal professore, ha come suo sogno quello di realizzare il mito di Icaro e di riuscire a volare come un uccello. Studia la fisiologia dei pennuti, ruba una Nikon per prendere grandi foto delle ali, e a sua volta si butta a capofitto nella costruzione delle complesse ali che dovranno sollevarlo verso il cielo.
Non trascura il suo fisico e la sua resistenza, allenando continuamente il suo corpo alla fatica.
Brewster non è interessato alle donne. Eppure, sono ber tre le ragazze che ambiscono alle sue prestazioni. Una, in particolare , Hope, fa continuamente visita alla camera nascosta di Brewster, accontentandosi di vederlo in mutande fare ginnastica; la qual cosa puntualmente le provoca un prolungato orgasmo. Suzanne (Shelley Duvall, scoperta da Altman ad una festa, al suo esordio cinematografico), che invece riesce a portarselo a letto (e sarà per lui la prima volta). E infine Louise (Sally Kellerman), una sorta di angelo custode, che interviene puntualmente quando Brewster si trova in difficoltà.
Gli attori che abbiamo citato sono tipiche icone degli anni ’60 – ’70. Accanto ad essi dobbiamo anche7ricordane altri, perché quasi tutti i film di Altman si caratterizzano per il numero dei personaggi e quindi degli attori . sempre di primo livello – prescelti. I suoi, fin dall’inizio della sua carriera, cioè alla fine degli anni ’60 sono quasi sempre film corali e lo saranno anche in età matura: basti ricordare I protagonisti e America oggi.
In questo film ne citiamo ancora due, Stacy Keach, vecchio malandato su una sedia a rotelle, che anche11addebita affitti spropositati ai vecchietti che abitano nelle sue proprietà, e Michael Murphy, attore molto utilizzato anche da Woody Allen, che interpreta un detective che viene dalla California per indagare su una serie di omicidi, che stranamente avvengono tutti in circostanze che vedono la presenza di Brewster. Il pubblico è legittimato a chiedersi se l’autore degli omicidi sia lo stesso Brewster o il suo angelo custode, Louise. La caratteristica che accomuna tutti gli omicidi è che le vittime vengono trovate tutte con degli escrementi di uccello sul volto.
Ma è difficile, se non impossibile, rendere conto al lettore che non abbia già visto il film, delle tantissime divagazioni trasversali, in parte funzionali alla storia narrata, e alle illuminanti battute che si susseguono in un ritmo frenetico. Qui siamo al cinema d’ autore puro, dove abbondano battute ironie, doppi sensi, giochi di parole (che solo la versione originale sottotitolata può farci comprendere al meglio). È un film certamente più da (ri)vedere che da raccontare. Lo spettatore sarà, in molte circostanze, in preda ad irrefrenabili risate durante il lungo inseguimento tra tre auto, quella di Brewster, un’auto della polizia a sirene spiegate e quella dell’investigatore californiano. Peranche6
non parlare dell’auto dell’angelo custode, la cui targa personalizziate “di vanità”, come si dice, fa esplicito riferimento agli escrementi degli uccelli (BRD SHT) e che interviene tutte le volte che sia necessario per depistare gli inseguitori.
Altman non si è mai curato di seguire un genere cinematografico standard, e pertanto i suoi film non sono etichettabili, per la collera dei produttori hollywoodiani che non hanno mai del tutto accettato le libertà e le novità, introdotte dal regista, col quale hanno litigato spesso e volentieri. È pertanto inutile riconoscere ed etichettare, in questo film, i momenti di thriller, quelli del comico spinto, della drammaticità, ecc. Altman si prende gioco dei cosiddetti “generi”, e se non lo fa volontariamente, i suoi film risultano essere, in ogni caso, senza etichette. In questo Altman, in un momento di grande innovazione e sperimentazione, rappresenta lo spirito di un’epoca, che ha voluto voltare pagina con tutti gli stereotipi precedenti. Ad esattamente 50 anni da “Anche gli uccelli uccidono”, il cinema ha probabilmente guadagnato in razionalità e in spettacolarità, ma oggi forse ci sarebbe bisogno di un Altman, perchè ci manca tanto la imprevedibilità, la naturalezza, e, in una parola, l’innovazione. Ancora una volta necessaria.  Come ai tempi di Brewster McCloud.