“Sete” ” (Sv. 1949) di Ingmar Bergman

“Scene di un matrimonio” in bianco e nero

(marino demata) Sete (1949) di Ingmar Bergaman, viene di solito inserito tra i film giovanili, le prime opere del grande regista e, tuttavia, è un film, forse sottovalutato, col quale invece l’Autore dà una decisa accelerata alla sua formazione cinematografica. Il film è la riduzione cinematografica, genialmente ripensata da Bergman, di alcune novelle di Birgit Tengroth, della quali rimase affascinato, a tal punto da offrire all’autrice la parte di uno dei personaggi femminili del film, Viola.
Due sono gli aspetti che mi hanno particolarmente colpito di questo film: una attenta esplorazione dell’universo femminile, le cui problematiche affascinano particolarmente il poco più che trentenne regista, e la presenza del dramma del dopo guerra, che irrompe ad un certo punto nel corso della narrazione, spaccandola in certo senso in due parti. Cominciando ad esaminare quest’ultimo aspetto, val la pena di ricordare che la guerra doveva venir vista da Bergman con curiosità e terrore, anche perché, va ricordato, la Svezia non ha conosciuto la Seconda guerra mondiale e i due termini che abbiamo usato (curiosità e terrore) mi sembrano realmente i più appropriati. Nel film il tragico dopoguerra nella Germania sconfitta e con gran parte della popolazione allo sbando, non solo è Sete3 (2)
presente con le immagini di distruzione che appaiono dal finestrino del treno, ma fa irruzione drammaticamente con una folla affamata che urla grida incomprensibili all’indirizzo dei viaggiatori dello stesso treno, dove si trovano i due protagonisti del film.
La folla, sotto i finestrini del treno fermo ad una stazione lungo un viaggio attraverso la Germania e verso la Svezia, chiede qualcosa da mangiare. I due protagonisti del film si affrettano a dare alla folla del cibo che avevano acquistato per il viaggio, subito imitati da altri viaggiatori. È una scena di intensa drammaticità, che ci parla di orrore e di sopravvivenza. Non sappiamo se le intenzioni di Bergman fossero queste, ma indubbiamente questa scena, un po’ trascurata da molti critici, sembra voler in qualche modo ridimensionare i drammi tutto sommato piccolo-borghesi dei due protagonisti, rispetto all’immane tragedia della guerra e del dopoguerra, soprattutto per i popoli delle nazioni sconfitte,
E allora veniamo a questi ultimi. I due protagonisti, marito e moglie, Bertil e Ruth, vivono in un appartamento angusto e buio. Le loro vite sono silenziose. Non sono una coppia: son due solitudini che si confrontano e spesso si lacerano, per poi riunirsi ancora in un andamento circolare. La “sete” del titolo è la metafora del desiderio di amore mai appagato. Entrambi vorrebbero di più dalla loro unione, ma non riescono a darselo. E ogni tentativo di “dissetarsi” si risolve in una ulteriore sete.
Stanchi di una vita senza slanci vitali, decidono di intraprendere un viaggio per ricostruire, in un ambiente diverso, il loro rapporto. In realtà sono passati dall’appartamento angusto ad un vagone ferroviario ugualmente angusto. Metafore, naturalmente della loro vita di coppia. Bergman ce li mostra al ritorno dall’Italia. I due si emozionano solo allorquando ricordano alcune tappe del loro viaggio, in particolare Siracusa, alla vista di alcune monete antiche che hanno portato con loro in un fazzoletto. Ma, a parte qualche episodio come questo, il viaggio di ritorno attraverso la Germania è un continuo susseguirsi di recriminazioni reciproche.
Pur essendo ancora giovani, Ruth e Bertil hanno un passato tormentato alle loro spalle. La prima era una ballerina alla scuola di danza classica: una attività per molti versi entusiasmante che viene bruscamente troncata da un incidente che le impedisce di proseguire. In più si fidanza con un uomo, che crede celibe, e che invece scoprirà essere sposato con tre figli. Accortasi di essere incinta, sarà da lui costretta ad abortire e l’operazione avrà un terribile strascico, perché Ruth non potrà mai più avere figli.
Anche Bertil viene da un recente passato doloroso, per aver troncato un rapporto con una donna sposata, Viola, entrata in una grave forma di depressione alla morte del marito. La sotto trama che riguarda Viola è parimenti dolorosamente tragica. La donna si rivolge ad uno psichiatra, che però dimostra scarsissimo senso professionale, cercando di divenire suo amante. Viola fugge e incontra una sua vecchia amica che non rivedeva da tempo, e che la invita a cena a casa sua. Ma anche questo incontro si risolve disastrosamente perché l’amica cerca di trascinarla in un rapporto omosessuale che Viola rifugge con decisione.
Sete (2)Da queste storie emerge la nascita di quell’interesse di Bergman per l’universo femminile e le sue problematiche, che ritroveremo in tanti suoi capolavori successivi.
Un altro elemento di questo film, che sarà ulteriormente sviluppato e, a volte, descritto attraverso immagini, è il sogno, che in questo caso viene semplicemente raccontato. Bertil racconta a Ruth: ““Stavo sognando. No, ero come ipnotizzato: nella mia testa immaginavo che ti avrei ucciso. Non dici niente? Volevo ucciderti!” E Ruth, di rimando, dice “Saresti stato solo e indipendente”. E Bertil: “Ma io non voglio essere solo e indipendente! È molto peggio del nostro inferno. Almeno noi ci apparteniamo.”
Non sarà sfuggito allo spettatore che lo scioglimento degli intricati nodi interpersonali di questa storia è affidata ad un sogno. Anche questo tema, il sogno risolutore, dunque sarà uno dei cardini del suo cinema: si pensi ad uno dei suoi grandi capolavori, Il posto delle fragole. In Sete il sogno fa capire a Bertil che se l’alternativa ad un rapporto conflittuale e agitato è quello dell’uccisione della donna, tanto vale invece restare insieme, sia pure nella mediocrità, ma cercare di volersi bene e valorizzare le cose che uniscono.
Sete è un film molto interessante non solo perché ci mostra un regista sempre più padrone dei mezzi tecnici che utilizza con sempre maggiore disinvoltura, ma anche per il più approfondito – rispetto ai pochi film precedenti – lavoro di scavo nell’intimo dei propri personaggi. Il film ha indubbiamente dei difetti: le due o tre sotto trame sono vere e proprie divagazioni che non si incardinano bene nella trama principale e questo è forse il suo vero limite. Inoltre, l’epilogo del tentativo di rapporto lesbico nei confronti di Viola da parte della sua amica appare quasi incomprensibile a causa degli atroci tagli che la censura ha inferto a questo film.
Bergman, nel corso della sua lunga carriera, continuerà ad interessarsi ai problemi della coppia, dagli errori di linguaggio a quelli di comportamento, a quelli che ciascuno si porta dietro dal proprio passato. In Sete già abbiamo uno spaccato molto interessante, che sembra proprio preludere ai capolavori successivi: una sorta di Scene da un matrimonio in bianco e nero.