“Il pasto nudo” (Can. 1991) di David Cronenberg

Dal romanzo di William Burroughs

Pasto 7(marino demata) Il Pasto nudo / Naked Lunch è innanzitutto il celebre romanzo di William Burroughs, uno dei romanzi più noti, provocatori e sconvolgenti dell’intero secolo XX. Nello scrivere questo libro, l’Autore fu sostenuto dai suoi amici scrittori della celebre Beat generation, da Jack Kerouac, Neal Cassady e Allen Ginsberg, e fu incoraggiato anche da altri scrittori come Paul e Jane Bowles. Il libro di Burroughs appare al lettore, in molti punti, come una raccolta di frasi scollegate e prive di un reale senso logico. Occorre sollevarsi fino a dare uno sguardo di insieme al testo per rintracciare un filo conduttore, costituito dal tema del controllo delle menti da parte del Potere e della lotta dell’uomo per sfuggire a tale Potere.
Molti hanno pensato di farne una trasposizione cinematografica, ma la l’impresa è, alla fine, sempre apparsa impossibile o comunque di difficilissima realizzazione. Solo un’altra grande personalità, il genio visionario di David Cronenberg, sostenuto da un produttore illuminato come l’inglese Jeremy Thomas, che lavorerà ancora col regista canadese per Crash e che aveva portato, quattro anni prima, PASTO 1all’Oscar Bertolucci con L’ultimo imperatore, poteva cimentarsi col capolavoro di Burroughs.
Thomas aveva conosciuto Cronenberg al Festival di Toronto del 1981. Passarono insieme una serata al bar e Cronenberg gli parlò del progetto della trasposizione cinematografica de Il pasto nudo. Thomas rimase folgorato dalle parole del regista: conosceva il libro e capì che nessun altro regista avrebbe potuto costruirne un film. Perché Cronenberg ha una grande immaginazione e qui si trattava penetrare con l’immaginazione all’interno di un’altra immaginazione. Thomas acquistò i diritti del libro, ma attese quasi dieci anni prima che Cronenberg si decidesse a scrivere la sceneggiatura. Nel corso di questi dieci anni di attesa, Thomas fece un viaggio con Cronenberg e con Burroughs a Tangeri, per rendersi conto dell’atmosfera e per scegliere le location dove girare il film (in realtà, poi, il film, a causa della guerra del golfo, fu girato interamente a Toronto, dove furono riscostruiti i vicoli della kasbah). Gli intrecci cinematografici sono tanti ed entusiasmanti: a Tangeri la nostra comitiva si incontrò con lo scrittore Paul Bawles, col quale Thomas si sarebbe rivisto pochi mesi dopo assieme a Bertolucci per la produzione del Tè nel deserto.
Il film di Cronenberg si presenta con molta più linearità e meno frammentazione rispetto al libro. Pasto 4Questo consente allo spettatore di potersi concentrare sugli aspetti visionari, sugli effetti delle droghe, sui mostri della mente. Dalle mani di Cronenberg viene fuori un film pienamente comprensibile, pur mantenendo del libro l’aspetto inquietante e ossessivo. Inoltre, la narrazione del film non segue esclusivamente i passaggi del libro, ma viene integrata da alcuni elementi della vita stessa di Burroughs e di altre opere di quest’ultimo.
Prima dell’inizio, leggiamo sullo schermo due didascalie molto significative. La prima è di Hassan I Sabbah: “ Niente è vero, tutto è permesso”. La seconda è proprio di Burroughs: “Imbroglioni di tutto il mondo, l’unico allocco che non potete imbrogliare è l’allocco dentro di voi.” L’inizio del film vede il protagonista, William Lee (Peter Weller) che, pur essendo uno scrittore, fa il mestiere di sterminatore di insetti, e non riesce a completare il suo lavoro perché il suo spruzzatore a mano ha poca quantità di veleno. La spiegazione è che sua moglie (Judy Davis) utilizza la polverina come stupefacente, iniettandosi le dosi nel seno. Successivamente Lee viene arrestato per possesso di stupefacenti, e apprende, in stato di allucinazione, che la moglie è un’agente segrete che deve essere eliminata, e riesce a fuggire dal commissariato. Trova la moglie in compagnia dei suoi migliori amici, Hank e Martin che in realtà rappresentano i due migliori amici di Burroughs, Ginsberg e Kerouac, che gli consigliano di fuggire all’estero. La meta sarà Tangeri, dove lo attendono nuove imprevedibili avventure con strani personaggi.
Nel film, come si diceva, si innestano alcuni episodi della vita di Burroughs. Uno dei più importanti è PaSTO 8costituito dall’uccisione della propria moglie da parte di William Lee. Questi la invita a giocare a Guglielmo Tell e a mettersi un bicchiere sul capo, che Lee dovrebbe colpire con la sua pistola. Ma Lee sbaglia la mira e il proiettile entra nella fronte della donna. Un episodio simile è accaduto nella vita reale di Burroughs, che uccise la seconda moglie proprio giocando a Guglielmo Tell. La coppia si trovava in Messico e l’episodio fu archiviato dalla magistratura come un incidente. Lo scrittore non fu mai incriminato per uxoricidio e se la cavò con soli tredici giorni di carcere. Nessun saprà mai se l’uccisione sia stata intenzionale o un semplice sfortunato incidente.
A tale proposito va detto che Burroughs non ha mai fatto mistero della sua omosessualità, pur essendosi sposato due volte: la prima con una donna croata, a cui era affezionato, ma solo per farle ottenere il permesso di vivere negli Stati Uniti. Dalla seconda moglie, uccisa dalla sua pistola, ebbe anche un figlio.
In realtà la droga e l’omosessualità sono due dei pilastri della tormentata esistenza dello scrittore e sono ampiamente presenti nel romanzo. Ma Cronenberg conferisce a questi due elementi uno spazio più limitato rispetto al romanzo, così come anche al potere totalitario che il personaggio di William Lee combatte all’interno del romanzo. Tutto questo col pieno consenso di Burroughs, spesso presente e alle riprese sul set.
E tuttavia l’intera seconda parte del film, ambientata a Tangeri (dove effettivamente Burroughs Pasto 6
riparò dopo la morte della moglie), è ricca di colpi di scena, di personaggi legati allo spionaggio, ma anche di momenti di allucinazione per effetto della droga, che comportano macchine da scrivere che diventano mostri parlanti, o insetti mostruosi. A questo proposito va ricordato che l’epoca in cui fu girato il film, il 1991, non aveva ancora conosciuta la possibilità di realizzare effetti speciali in digitale e pertanto i mostri che si vedono sono ovviamente realizzati nel modo tradizionale da uno dei tecnici di maggiore talento nel campo: Chris Walas.
Eppure il protagonista, William Lee, malgrado il soggiorno avventuroso di Tangeri, i lunghi stati allucinativi per effetto della droga, e le sue vicissitudini con le macchine da scrivere, riesce a scrivere pagine su pagine del suo libro, che saranno riordinate con l’aiuto dei suoi due amici fedeli, Hank e Martin. Proprio come accadde nella vita reale allorché Burroughs grazie a Kerouac e Ginsberg, rimise insieme le pagine del suo libro, dal quale ne era come ossessionato. E, come afferma Thomas, “è uno dei film migliori che parla dello scrivere, dell’ossessione dello scrivere”. E nel film, al libro ritrovato verrà dato il titolo de “Il pasto nudo”…