“Okja” (Korea 2017) di Bong Joon-ho.

Una favola ecologista a sfondo anti-capitalista

(marino demata) La nuova Presidente (Tilda Swinton) della multinazionale del cibo, la Mirando, con sede in new York, annuncia che la sua compagnia ha fatto una grande scoperta che libererà definitivamente il mondo dalla fame: una nuova razza di super maiale gigantesco, delle proporzioni e delle sembianze di un rinoceronte. Per mostrare un certo (falso) amore per la natura, la Mirando decide di inviare i primi 26 esemplari in altrettanti Paesi del mondo. Dopo dieci anni, una commissione guidata da un veterinario molto famoso in TV, Wilcox (Jake Gyllenhaal), viaggia per i 26 allevamenti sparsi nel mondo per trovare l’esemplare meglio allevato da premiare in una grande cerimonia per le strade di New York. L’ultimo esemplare da visitare è in Corea: si tratta di Okja, un gigantesco maiale allevato con grande amore e passione da Mija (Seo-Hyun Ahn), a tal punto che i due riescono a vivere in simbiosi, a comunicare reciprocamente in qualche modo, aOkJA 2
coltivare un sincero e disinteressato amore. Al punto che, per Mija, Okja è diventato lo scopo principale, se non l’unico della propria vita.
Ma l’arrivo di Wilcox e la comunicazione che Okja è la vincitrice del premio per il maiale meglio allevato significano che questi dovrà essere portato a New York per la attesa grande sfilata. La missione di Wilcox di portare Okja a Seul perché poi si imbarchi su un aereo per gli Stati Uniti sembra avere successo grazie alla complicità del nonno di Mija che distrae la ragazza, allontanandola per un po’ di tempo da Okja. Ma ci sono due ostacoli che rendono difficile la missione di Walcox: la caparbietà di Mija, che riesce ad arrivare a Seul in tempo, e l’intervento della Fonte di Liberazione Animale, con un manipolo di attivisti ben addestrati e decisi a far fallire l’operazione e a denunciare al mondo che i giganteschi animali non sono altro che prodotti OGM creati in laboratorio, che promettono lauti guadagni alla multinazionale capitalista alle prese, ancora una volta, con lo sfruttamento della natura e del regno animale. Si crea così una solida alleanza tra la piccola Mija e il gruppo ecologista pronto a qualunque azione di guerriglia dimostrativa anticapitalista.
L’intervento in scena del gruppo ecologista e animalista conferisce una svolta al film, che di colpo diviene più dinamico, ricco di colpi di scena, soprattutto per la dialettica triangolare tra la Mirando, che vuole celebrare il suo trionfo propagandistico, Mija, che altro scopo non ha che riportare Okja nella sua terra in Corea, e il gruppo del Fronte di Liberazione Animale, che vuole compiere un’ azione dimostrativa contro le gravi alterazioni genetiche e contro le multinazionali del cibo.
Sembra evidente che il  regista  crea una favola ecologica, capace di essere seguita con piacere e interesse dal pubblico, col preciso scopo di denunciare la manipolazione delle specie animali e il cinico sfruttamento di esse da parte del capitalismo delle multinazionali. Bong prende una chiara posizione politica in merito, mentre il pubblico si innamora della dolce vietnamita Mija e del suo gigantesco compagno. Si tratta, da parte di Bong, di una netta scelta di campo non nuova, se ricordiamo il suo film precedente, Snowpiercer, cioè il treno che fende le nevi e che gira continuamente, senza fermarsi mai, in un itinerario che include l’intero pianeta. Tutto questo perché il pianeta è come distrutto, e una nuova glaciazione ne rende quasi impossibile la sopravvivenza. Tutti i sopravvissuti sono in quel treno e gli scompartimenti sono rigidamente divisi okja-july18-01-lead-620x413
in tre settori: alla testa del treno i vagoni con i ricchi e gli sfruttatori, al centro gli impiegati e la classe media, in coda i proletari, gli sfruttati e nullatenenti. Nessuna possibilità, per questi ultimi, di cambiare vagone o di passare più avanti nel treno. La coda del treno è rigidamente sorvegliata da poliziotti armati e pronti a tutto. Quel treno era, trasparentemente, la metafora dell’intera società dei nostri tempi. Attraverso Okja,  Bong inserisce, rispetto a Snowpiercer anche il tema dello sfruttamento della natura e del mondo animale, per offrire un quadro ancora più completo della situazione.
Snowpierce è stata la prima importante coproduzione Europea e Asiatica: da un budget costosissimo è venuto fuori un film distopico ambientato nel 2031, che costituisce, proprio per la brevità del tempo tra la data del film (2013) e il periodo nel quale è ambientato, un monito a non andare ulteriormente avanti con la distruzione del nostro pianeta, pderchè le conseguenze sono molto rapide.
Dunque, i punti di contatto fra i due film non mancano e soprattutto la vis polemica di Bong verso i responsabili delle profonde alterazioni della natura in nome del dio danaro. Notiamo però che le modalità di narrazione di Okja sono meno tese e drammatiche di Snowpiercer e sicuramente i momenti di leggerezza sono più frequenti, anche se in Okja non mancano, soprattutto nella parte finale, momenti drammatici e anche toccanti per il pubblico.
Entrambi i film hanno come protagonista la bravissima Tilda Swinton, che in Okja partecipa anche alla produzione. Quest’ultima si è dichiarata del tutto d’accordo con l’ispirazione ecologica e animalista del film, e sollecita l’intensificarsi delle lotte contro le artificiose mutazioni genetiche e contro ogni alterazione della natura da parte dell’uomo.  Preso da questo polemico angolo visuale, il film non tradisce il suo scopo. Tuttavia fa bene Bong a non fare di Okja esclusivamente un film di polemica politica, come era invece, in gran parte, Snowpiercer, dando invece una grande spazio al rapporto di amore tra Mija, la bravissima attrice coreana Seo-Hyun Ahn, e il gigantesco animale transgenico: esso  ci riserva scene molto tenere e toccanti e, contemporaneamente, ci offre un paradigma su quello che dovrebbe essere il rispetto, da parte dell’uomo, di tutti gli altri esseri viventi che popolano il nostro martoriato pianeta. Il cinema è giusto che abbia, di questi tempi soprattutto, questa funzione e queste caratteristiche, anche attraverso una favola ecologica come Okja.