“La morte e la fanciulla” (Usa 1994) di Roman Polanski

Un triangolo dialettico di alto livello

Morte 8(marino demata) Adattato dall’opera teatrale di Ariel Dorfman, il film La morte e la fanciulla prende il titolo dal quartetto d’archi, scritto da Franz Schubert nel 1824, la cui esecuzione in teatro apre e chiude il film, ma che ha anche in valore significativo all’interno della storia narrata nel film. La scena iniziale è degna di un thriller mozzafiato e all’altezza del miglior Polanski. Ci troviamo in una casa isolata situata in un paesaggio semideserto, non lontano da una scogliera con un faro. La notte è buia e tempestosa. Lo spettatore scorge all’interno della casa solo una donna, il cui nome è Paulina (Sigourney Weaver), che aspetta qualcuno. Suo marito è in notevole ritardo. Prima che vengano anche a mancare la luce elettrica e il telefono e che accenda le candele, la donna sente un comunicato per radio che la innervosisce ulteriormente. Poi taglia un pezzo del pollo che aveva preparato per la cena e, con un bicchiere di vino, si rifugia in un angusto sottoscala.
Il rumore di un’auto, che Paulina riconosce non essere quella del marito, le fanno crescere l’agitazione, al punto che spegne tutte le candele e prende una pistola. Dall’inizio della scena di solitudine, in uno scenario da incubo, sono trascorsi circa quattro lunghi ed angoscianti minuti, che hanno fatto nascere una sicura agitazione nello spettatore. L’auto appartiene al Dr. Roberto Miranda (Ben Kingsley) che, a causa della tempesta, ha dato un passaggio al marito di Paulina, Gerardo Escobar (Stuart Wilson), che aveva a propria auto in panne.
Morte1Siamo nell’America del sud, ma non è determinato esattamente il Paese nel quale ci troviamo (Cile? Argentina?) Quando però, non vista, Paulina sente la voce del guidatore, invitato dal marito a prendere un whisky in salotto, la riconosce come appartenente al suo principale torturatore durante gli anni della dittatura appena conclusa. Miranda ed Escobar si ubriacano e il primo si arrangia a dormire sul divano. Con grande destrezza Paulina stordisce Miranda col calcio della pistola e lo lega su una sedia. Inizia a questo punto una spettacolare partita a tre con i giocatori che hanno tre diversi obiettivi: Paulina vuole ottenere la confessione di Miranda per i crimini commessi sul suo corpo durante gli interrogatori, Miranda vuole dimostrare la sua innocenza ed Escobar non sa a chi credere e vorrebbe che il caso fosse giudicato dalla magistratura. Si apre così il vero film, con questo scontro triangolare di tipo dialettico, intramezzato anche da momenti di rabbiosa violenza da parte di Paulina.
Il merito di Polanski è quello di giocare con questo triangolo e, assecondato dai tre attori in stato di Morte5grazia, di non far capire, se non alla fine, quale sia la verità e quale la soluzione. Lo spettatore resta in bilico tra le tesi di ognuno dei contendenti, godendosi la contesa tra i tre, che vengono di volta in colta inquadrati in primo piano, oppure raccolti in significative panoramiche del soggiorno della casa dove si svolge l’azione.
È un film da camera dove il regista utilizza ogni spazio, ma anche ogni tempo e quindi ogni secondo disponibile per creare un’atmosfera da horror psicologico. Le ragioni dei tre contendenti sono equamente distribuite: la storia che Paulina rinfaccia a Miranda è terribile e purtroppo anche molto usuale nei Paesi governati dalle dittature. Stuprata 14 volte, sottoposta a torture con la corrente elettrica e ad ogni tipo di orrore, in gran parte tenuto nascosto al marito, vive il momento magico da lei tanto atteso: vedere in faccia il suo torturatore di cui riconosce solo la voce e l’odore, essendo sempre stata bendata nei momenti delle torture. Miranda professa la sua innocenza e Escobar oscilla continuamente senza sapere a chi credere.
Bisogna dire che Polanski è bravissimo a creare simili situazioni di reciproca carneficina. Ritornerà Morte3a un tipo di svolgimento simile in un altro film da camera, Carnage del 2011., allorché saranno quattro le persone, due coppie, che si sbraneranno in un’aspra dialettica in cui ognuno ha da rinfacciare qualcosa all’altro nel chiuso del salotto di un appartamento di Brooklyn.
In La morte e la fanciulla, a parte la straordinaria regia di Polanski, in qualche modo agevolata anche da una bellissima sceneggiatura dello stesso autore della pièce teatrale, Ariel Dorfman, vanno citati i tre attori, tra i quali su staglia la superba interpretazione di Sigourney Weaver, che qui dimostra di essere un’attrice da Oscar. Peccato che solo raramente ha avuto occasioni, come questa, di tirare fuori il suo grande talento.
Chi non ha mai visto questo film, si affretti a rintracciarlo da qualche parte: se non c’è nei cataloghi delle varie piattaforme, è probabilmente ancora disponibile qualche copia DVD nei depositi di Amazon.

3 risposte a "“La morte e la fanciulla” (Usa 1994) di Roman Polanski"

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