“Fracture” (Usa 2007) di Gregory Hoblit

Tutti hanno qualche frattura nascosta

(marino demata) Il primo mistero di fronte al quale ci si trova, avvicinandosi a questo film, è il seguente: come mai questo film al quale negli USA, dove è stato prodotto girato e distribuito col titolo Fracture, arrivato in Italia diventa Il caso Thomas Crawford? Il secondo mistero è: chi è Thomas Crawford, visto che il personaggio Crawford (Anthony Hopkins) si chiama Ted? Dico, senza tema di smentita, che questi misteri italiani sono, per lo spettatore che si interessa del cinema in generale, più insolubili di quelli cui assisterà all’interno del film.
fracture-9Chiariamo, dunque: regista e produttori hanno chiamato questo film Fracture. Perché? Semplicemente perché Thomas Crawford (Ted) è convinto che in ogni persona e in ogni situazione ci sia una frattura, cioè un punto debole. Basandosi su questa convinzione Crawford scopre di essere tradito dalla moglie, che è molto felice di rivedere una volta alla settimana, stesso orario, stesso luogo, il suo amante, di professione tenente di polizia.
Avendo acquisito tutte le prove di tale “frattura”, Crawford, ricco costruttore di aerei, si reca a casa dal lavoro e incontra la moglie, alla quale chiede di abbracciarlo (“con un abbracci andrebbe tutto meglio”). Poi le dice “ti amo”, ma la risposta della moglie non è “anche io”, ma un gelido “lo so!”. A questo punto Crowford prende una pistola da un cassetto e spara sul volto della moglie lasciandola in fin di vita.
Qui inizia il giallo vero e proprio, che, come vedremo, si trasformerà presto in un giallo giudiziario. Evitando accuratamente, come costume di questo Blog, di entrare in zona spoiler e di disseminare la recensione di indizi, anche perché sappiamo subito chi è l’assassino (il nodo del giallo non questo!), mi limiterò alla esposizione di alcuni fatti presenti nelle prime scene e ad esaminare alcuni punti deboli del film, che non mi hanno impedito di apprezzarlo molto positivamente.
Dunque il colpo di pistola che ha messo la moglie in fin di vita è stato sentito all’esterno. Interviene una pattuglia della polizia, capeggiata dal tenente Nunally (Billy Burke), che entra da solo in casa ad incontrare Crawford. Guarda caso, Nunally è proprio l’amate della moglie. E questo è il primo punto debole del film. È mai possibile che sia proprio lui, tra le migliaia di poliziotti a Los Angeles, ad intervenire sula scena del delitto?
Nunally non sapeva che la casa dove si è consumato il tentato omicidio fosse proprio quella della sua amante, che si trovava ora lì per terra. Questo perché i due amanti avevano deciso di non rivelare reciprocamente niente delle proprie vite private. Allora Nunally rimane pietrificato quando si accorge che è la sua amate ad essere stata colpita, e chiede di poter assistere all’interrogatorio del colpevole, che, senza alcuna difficoltà, confessa il crimine.
Sembra un caso semplice, ma non sarà così perché Crawford sa il fatto suo e ha studiato bene tutte le mosse da portare avanti in sede giudiziaria. Suo avversario è il giovane procuratore distrettuale Willy Beachum (Ryan Gosling), avvocato di spicco con una media del 97% dei casi vinti con la condanna degli incriminati. Tra l’altro, questo è l’ultimo caso come procuratore distrettuale, perchéFrACture2 lo attende un lavoro più prestigioso e meglio remunerato in una delle migliori società di avvocati di Los Angeles. Per Willy quest’ultimo processo da procuratore generale sembra di estrema facilità ed un’occasione per migliorare ancora le sue statistiche e la sua considerazione presso i nuovi capi.
Willy comprenderà presto che ci sono molti ostacoli alla realizzazione di un’altra facile vittoria: la presenza di Nunally all’interrogatorio, malgrado il suo interesse personale nell’intera faccenda, il non ritrovamento dell’arma del delitto, e tante altre cose che lo spettatore scoprirà da sé.
Quello che possiamo rilevare, a questo punto, è che il pubblico assisterà ad un gioco trai gatto e topo, che riguarda i due protagonisti del film. È chiaro che lo spettatore dovrebbe stare dalla parte della giustizia, e cioè di Willy, ma non sarà così, e questa è un’altra particolarità di questo film. In realtà, soprattutto per la bravura di Anthony Hopkins e per il suo raffinato gioco, molti in cuor loro parteggeranno per quest’ultimo. C’è da dire che l’ex Hannibal Lecter de Il silenzio degli innocenti è capace qui di dar evita ad un personaggio a tutto tondo, capace di scoprire le “fratture” dei suoi nemici e di farsi beffa (e giustizia) di loro. Al contrario Ryan Gosling non sembra offrire qui la sua migliore interpretazione e decisamente risulta molto debole rispetto al giganteggiare di Hopkins. Aggiungiamo che la parte che gli è stata assegnata non è proprio quella capace di attirare grandissime simpatie: sa delle sue statistiche e di essere molto bravo. Questo gli consente una immagine da saccente con molte sottolineature di autoreferenzialità, che sono appena attutite solo quando il suo Willy capirà che il caso è difficile molto più di quanto sembrasse e che è arrivato il tempo d mettersi a studiare la precedente giurisprudenza di casi simili per poter sbrogliare la matassa.
Sono lontani i tempi della netta divisione trai buoni e i cattivi, allorché i primi erano sempre simpatici e i secondi antipatici. Per fortuna anche nel cinema, oltre che nella realtà, le cose stanno diversamente. Da Bonny e Clyde in poi i cattivi, i banditi, i colpevoli di qualche illegalità possono anche essere amati dal pubblico. L’amore per il gangster è stato sdoganato negli anni ’70, Ora, nel caso di Crawford, non si tratta di amore vero e proprio, ma di ammirazione sicuramente sì, per le sue indubbie capacità, per sapere fin dall’inizio il fatto suo, per prendersi gioco del suo giovanissimo e titolatissimo (e un po’ saccente) avversario.
Fracture, dunque, è un film molto godibile, malgrado alcune “scivolate”. Ne abbiamo citata una, ma il lettore/spettatore sicuramente ne troverà qualche altra che ora non riveliamo. Hoblit non è un regista molto prolifico: nel suo “score” contiamo appena sei lungometraggi. Ha in realtà dedicato molto tempo e impegno – evidentemente ben remunerato – nella produzione e nella regia di numerose serie TV. Tra i film, oltre a quello che sto qui commentando, va ricordato soprattutto il suo ottimo esordio con Schegge di paura del 1996, con un cast veramente stellare, da Richard Gere a Edward Norton, a Laurea Linney a Frances McDormand.